martedì 23 settembre 2014

V∴I∴T∴R∴I∴O∴L∴


VITRIOL

ED IL TEMA DELLA DISCESA AGLI INFERI.

Il tema della discesa negli inferi, o più esattamente della catabasi, non è certamente una novità: innumerevoli sono gli esempi nelle varie culture fin dall'antichità più remota. Basti ricordare Ercole, Polluce, Orfeo per i greci, la babilonese Inanna, l'eroe ittita Kessi, Xolotl in Messico, Enea per i latini e Dante nella letteratura italiana. Lo stesso Gesù sarebbe morto per poi risorgere, quindi è ben chiaro come la possibilità di scendere nel regno dei morti per poi fare ritorno a quello dei vivi sia espressione di un ancestrale bisogno degli esseri umani. Naturalmente, i vari miti e racconti danno adito ad interpretazioni verosimilmente diverse, ma allo stesso tempo sono sempre riconducibili ad un processo trasformativo catartico dell’Io-anima o all’idea della vita eterna con la conseguente sconfitta della morte.




La Catabasi1
Il viaggio nell’Ade inizia solitamente in luo- ghi poco accessibili2, porte celate alla vista dei mortali che, una volta aperte, conducono in un’altra dimensione, caratterizzata sovente dalla immobilità temporale; un luogo ineffa- bile per l’essere umano ancorato alla vita, di conseguenza, alla dimensione temporale, uno spazio al di là dell’esperienza, del conoscibi- le, governato da potenze superiori che regola- no la “vita dopo la morte”. Solo coloro che possiedono caratteristiche non comuni sono in grado di oltrepassare la furia di Cerbero, custode imperturbabile e feroce di quelle Porte, e ritornando sui propri passi, uscire nel mondo dei vivi. Basti ricordare le parole che la Sibilla Cumana rivolge ad Enea3:
Enea, germe del cielo, 190 lo scender ne l’Averno è cosa agevole
ché notte e dí ne sta l’entrata aperta;
ma tornar poscia a riveder le stelle,

qui la fatica e qui l’opra consiste.
Questo a pochi è concesso, ed a quei pochi 195 ch’a Dio son cari, o per uman valore
se ne poggiano al cielo. A questi è dato
come a’ celesti.

Lo stesso Ercole, eroe e semi-dio, prima di poter scendere nel mondo di Plutone, dovette purificarsi ed essere iniziato ai Misteri Eleusini:
“La dodicesima fatica fu la cattura di Cerbero, nell’Ade. Cerbero aveva tre teste canine, coda di ser- pente ed il dorso irto di teste di serpenti.
Per poter accedere all’Ade Eracle si recò ad Eleusi dove Eumolpo lo purificò per l’uccisione dei Centauri e lo iniziò ai misteri.
Nell’Ade Eracle incontrò le ombre di Meleagro e della Gorgone Medusa, liberò Teseo ma non riuscì a liberare Piritoo; fece rotolare via la roccia che teneva prigioniero Ascalafo.
Ottenne Cerbero da Plutone a condizione che lo cat- turasse senza fare uso di armi, lo mostrò ad Euristeo e lo riportò nell’Ade.”
[Apollodoro (Pseudo),

Biblioteca, Libro II, 5.1-5.12]
Tutti questi episodi, narrati così a lungo, sot- tendono una lezione di vita; dagli insegna- menti morali ivi contenuti possiamo percepi- re come i grandi autori classici fossero giunti ad una concezione dell’esistenza umana che tenesse conto dell’essenza del vivere, essendo riusciti a scremare tutta la futilità e la superfi- cialità dei valori materiali... Nei testi vengo- no quindi sapientemente dosati tutti gli ingredienti utili alla ricetta di una vita consi- stente e felice. Naturalmente questi antichi precetti, molto spesso artatamente travisati nel corso della storia dalle varie religioni che intendevano solamente avere il controllo sulla popolazione, stanno alla base di tutti i libri sacri che – più o meno esotericamente - indicano un codice spirituale e comportamen- tale che indica la retta via da seguire per il miglioramento della propria condizione. E’ fondamentale comprendere come tale condi- zione non è direttamente collegata alla vita sociale, né tantomeno con la proprietà di beni materiali, ma si rivolge precipuamente alla sfera interiore: conoscenza, controllo e potere, se equamente esercitati sul proprio io posso- no renderlo inattaccabile dall’esterno... fato, fortuna ed opportunità saranno quindi rele- gati ad un ruolo di secondo piano ed il nostro Io sarà sempre consapevole. Lo stato delle cose assumerà una valenza molto diversa e mai, durante la propria vita, accadrà di sentirsi perduti, soli, inadeguati: colui che percorrerà questa strada comincierà via via a sentirsi come invulnerabile, la propria coscienza, infatti, non porterà più nessun attacco a chi possederà la conoscenza e la consapevolezza del giusto. Raggiunto un siffatto traguardo, le cose per cui i più combattono, disperdendo preziose energie, ci parranno tanto superflue da non esser neppure considerate.
Veniamo adesso ai fattori necessari ad intra- prendere con successo la catabasi.
Lo Psicopompo
Lo psicopompo è la figura che svolge la fun-


zione di accompagnare le anime dei morti nell’al di là. Un esempio classico è quello di Caronte, ovvero il traghettatore di anime attraverso l’Acheronte4, un essere sopranna- turale, demoniaco, che doma le acque putride del fiume infernale... Ecco come Dante lo descrive:
E tu che se’ costì, anima viva,
pàrtiti da cotesti che son morti”.
Ma poi che vide ch’io non mi partiva, 90

disse: “Per altra via, per altri porti
verrai a piaggia, non qui, per passare:
più lieve legno convien che ti porti”. 93

E ‘l duca lui: “Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare”. 96

Quinci fuor quete le lanose gote
al nocchier de la livida palude,
che ‘ntorno a li occhi avea di fiamme rote. 99
Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo, gridando: “Guai a voi, anime prave!

Non isperate mai veder lo cielo:
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo.
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Il Trionfo della Morte (1562).
Peter Bruegel Il Vecchio. Museo del Prado.


e poi ancora:
Caron dimonio, con occhi di bragia loro accennando, tutte le raccoglie; batte col remo qualunque s’adagia.
111
ten vai sí baldanzoso; e di costinci 570 di’ chi sei, quel che cerchi, e perché vieni:
ché notte solamente e sonno ed ombre
han qui ricetto, e non le genti vive,

cui di varcare al mio legno non lece.
E s’Ercole e Tesèo e Piritòo 575 già v’accettai, scorno e dolore n’ebbi;
ché l’un d’essi il tartarëo custode
incatenovvi, e, di sotto anco al seggio
del proprio re, tremante a l’aura il trasse;
e gli altri alfin dal maritale albergo 580 rapir di Dite la regina osaro».

«Nulla di queste insidie - gli rispose
la profetessa - a macchinar si viene.
Stanne sicuro; e quest’arme a difesa
si portan solamente, e non ad onta. 585 Spaventi il can trifauce a suo diletto

le pallid’ombre; eternamente latri
ne l’antro suo; col suo marito e zio
si stia casta Prosèrpina mai sempre,
ché di nulla cen cale. Enea troiano 590 è questi, di pietà famoso e d’armi,

che per disio del padre infino al fondo
de l’Èrebo discende; e se l’esempio
di tanta carità non ti commove,
questo almen riconosci». E, fuor del seno 595 d’oro il tronco traendo, altro non disse.

Ei, rimirando il venerabil dono
de la verga fatal, già di gran tempo
non veduto da lui, l’orgoglio e l’ira
tosto depose, e la sua negra cimba 600 a lor rivolse, e ne la ripa stette.

E poi, poco oltre, oltrepassano anche Cerbero:
Giunti che furo, il gran Cèrbero udiro
abbaiar con tre gole, e ‘l buio regno
intonar tutto; indi in un antro immenso
sel vider pria giacer disteso avanti, 615 poi sorger, digrignar, ràbido farsi,

con tre colli arruffarsi, e mille serpi
squassarsi intorno. Allor la saggia maga,
tratta di mèle e d’incantate biade
una tal soporifera mistura, 620 la gittò dentro a le bramose canne.
Egli ingordo, famelico e rabbioso
tre bocche aprendo, per tre gole al ventre trangugiando mandolla, e con sei lumi
Analizzando bene l’etimologia del vocabolo psicopompo5, sembra più opportuno, almeno nella Commedia dantesca, attribuire questo ruolo a Virgilio prima ed a Beatrice e San Bernardo poi: sono i tre che condurranno l’autore attraverso la sua singolare visione del mondo dopo la vita, un’allegoria che sarà capace di influenzare gran parte della cultura occidentale nei secoli a venire.
Tali argomentazioni possono sicuramente riferirsi anche all’Eneide5, in cui l’eroe, Enea appunto, condotto dalla la Sibilla Cumana6, sacerdotessa di Apollo, visita nei Campi Elisi i propri antenati, incontrando anche l’anziano padre Anchise, da poco deceduto; anche in questa occasione ritroviamo prima la figura di Caronte e poi quella di Cerbero:
Quinci preser la via là ‘ve si varca
il tartareo Acheronte. Un fiume è questo
fangoso e torbo, e fa gorgo e vorago,
che bolle e frange, e col suo negro loto 440 si devolve in Cocito. È guardiano
e passeggiero a questa riva imposto
Caron demonio spaventoso e sozzo,
a cui lunga dal mento incolta ed irta
pende canuta barba. Ha gli occhi accesi 445 come di bragia. Ha con un groppo al collo
appeso un lordo ammanto; e con un palo,
che gli fa remo, e con la vela regge
l’affumicato legno, onde tragitta
su l’altra riva ognor la gente morta. 450 Vecchio è d’aspetto e d’anni; ma di forze,
come dio, vigoroso e verde è sempre.

Poco dopo, in un bellissimo passo, Caronte esprime il suo rifiuto a traghettare i vivi verso l’Ade, allora la Sibilla gli presenta l’eroe Enea, poi senza indugio mostra a Caronte il ramo d’oro, chiave d’accesso al mondo infernale.
«Olà, ferma costí, - disse gridando -
qual che tu sei, ch’al nostro fiume armato
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chiusi dal sonno, anzi col corpo tutto 625 giacque ne l’antro abbandonato e vinto.
Avendo perciò compreso cosa sia uno psico- pompo, è giunto il momento di chiederci chi o quale potrebbe essere il nostro accompa- gnatore nel simbolico viaggio alla riscoperta di noi stessi... ed è qui che dobbiamo ben scegliere: sarà proprio lo psicopompo a dover assolvere il compito di indicarci la rotta da mantenere. In questo senso è difficile poter fornire una risposta univoca che possa soddi- sfare universalmente ciascun uomo, ognuno dovrà scoprirlo pian piano nel corso della propria progressione spirituale; ciò che vi posso riportare è la mia personale esperienza, fatta di molteplici figure, di volta in volta ritenute più adatte al tipo di percorso.
Sono stato accettato giovanissimo in una Loggia massonica ed è qui che sono incappa- to – neppure tanto casualmente – in alcune menti che ho intuito di dover seguire, attra- verso il loro esempio ed insegnamento ho cominciato a comprendere l’importanza di un affinamento personale che fin da subito ha manifestato una serie di benefìci nel rapporto con me stesso. La via del successo e del pote- re mi avevano non poco affascinato, rendendo i miei sensi incuranti di ciò che veramente mi interessava: la senzazione di disagio – magari non troppo percepibile all’esterno – era note- vole, la strada che stavo percorrendo mi avrebbe condotto là dove non avrei mai volu- to giungere. E’ ciò che intendevo dire prima con l’affermazione di estrema singolarità della via interiore: il primo passo da compie- re è comprendere ciò che ci è veramente gra- dito anche se non dovesse combaciare con le aspirazioni altrui o con l’immagine di sé che si vuol proiettare nella società.
Indicatami la strada iniziale, ho cominciato ad esplorare tutte le possibilità attraverso il “secreto” dei Maestri: da Socrate a Popper, da Platone a Kerouac, passando per Stevenson, Asimov e molti altri insieme a numerosi saggi su vita ed opere dei grandi personaggi. Tutto questo mi ha guidato sino ad oggi, magari per alcuni non è un gran ché, ma è ciò che mi serviva per essere felice con la fami- glia, gli amici e, soprattutto me stesso...
Sopra:
Yama, Il signore della Morte.
Iconografia buddhista tibetana (XVII-XVIII sec.).The Metropolitan Museum of Art.
Sotto:
Il sonno della ragione genera mostri (1797). Francisco Goya. Acquaforte, 21,6 cm × 15,2 cm. Biblioteca Nacional de España, Madrid

Psicopompi e Guardiani Infernali nell’iniziazione
Volendo approfondire l’argomento dal punto di vista iniziatico-simbolico, potremmo individuare due livelli fondamentali su cui concentrare la riflessione: il primo interiore ed il secondo este- riore. Voglio introdurre questo elemento che non mi sembra affatto banale e la cui comprensione è basilare se si vuole intendere pienamente il signi- ficato di “iniziazione” e
della relativa morte pro-
fana e rinascita a nuova
vita.
Come ho affermato più
volte, intendo il percorso
iniziatico come esclusivo
per ciascun individuo,
pertanto non posso che
ritenere che vi sia un fat-
tore personale responsa-
bile, seppur solamente in
parte, di questa palinge-
nesi. Ecco che allora ho
creduto di dover distin-
guere fra sfera pretta-
mente interiore ed este-
riore, non solamente nel-
l’aspetto che sottiene gli
effetti, ma anche – e
soprattutto – in quello
che attiene le cause...
La ricerca introspettiva
a tal riguardo, mi ha con-
dotto ad una personale
teoria proprio sui fattori
o cause che possano
seriamente portare a
compimento il processo
iniziatico: non avendo
certezze assolute o
dogmi e dovendo avviare
il processo di armonizzazione interna che consta di un’iniziale lotta fra forze opposte, dobbiamo individuare ed interpretare simbolicamente, ovve- ro trasporre, queste energie contrapposte nelle realtà allegorico-esoteriche individuabili nei metodi tramandatici da questa ricca tradizione. Il primo passo consta nella materializzazione inte- riore dello psicopompo, allora pensando alle qua- lità capaci di condurci alla rinascita, mi sovvengo- no sapienza ed intelligenza che secondo la tradi- zione cabalistica ebraica sono capaci di sviluppa- re la bellezza... riflettendo la figura dantesca di
Virgilio ed anche quella virgiliana della Sibilla incarnano certamente le qualità della saggezza e dell’intelligenza: il primo grande Maestro e la seconda capace di risolvere qualsiasi enigma umano, tanto da poter guidare le azioni per il suc- cesso dell’impresa, andando avanti in Dante a Virgilio si sostituisce Beatrice che per l’autore è
bellezza assoluta...
In ultima analisi serve solo l’aggiunta della virtude, l’antica forza, ben rappresentata da Eracle: l’eroe, dopo il noviziato, decide di riti- rarsi in meditazione per decidere cosa fare della propria vita; dopo qual- che tempo si trova di fronte due figure fem- minili: la “Mollezza” che gli propone una vita facile, priva di diffi- coltà e la “Virtù” che invece gli presenta un cammino pieno di osta- coli che però potrà con- durlo alla “Gloria”, naturalmente tutti conosciamo il risultato di tale scelta che obbli- gherà Eracle alle Fatiche. Il fatto da sot- tolineare non è quello della ben nota forza fisica del semidio, ma bensì della estrema volizione, ben più rara. A tutto ciò si contrap- pongono le infime,

quanto temibili, potenze (Cerbero) che spesso sono radicate in noi, sio a lambire la nostra stes- sa essenza... mi riferisco ai vizi e pregiudizi, indotti in parte geneticamente ed in parte cultu- ralmente dalla società in cui viviamo e cresciamo. Concludendo, sul piano interiore, con volizione dobbiamo farci condurre dalla sapienza verso la bellezza, o armonia, che sarà poi capace di elevar- ci sino ai piani più elevati, o se volete più sottili, relegando i vizi ed i pregiudizi “in oscure e pro- fonde prigioni”, in modo da non esserne influen- zati in alcun modo.

Morte ed iniziazione
Il concetto di morte può assumere vari signi- ficati: dalla fine di tutto, quale ultimo atto dell’esistenza senza alcuna possibilità di pro- roga, a semplice trasmutazione, attraverso la migrazione dell’anima, sino alla rinascita a nuova vita, una vita spirituale che si protrae all’eternità...
Certamente riguardo alla morte sappiamo ben poco, rappresentazione più alta dell’ineffabile risposta alla domanda “dove andiamo?” che ricorre nella mente umana, sin dal suo “ini- tium”. Non so, se fra le innumerevoli teorie a riguardo, qualcuno abbia colto nel segno, quello che so, è che numerose e complesse strutture ideologiche che stanno alla base di vere e proprie dotrine, sono costruite su que- sta fatidica risposta...
Un tempo esisteva la morte e basta, poi con lo sviluppo culturale delle società, susseguitesi nel corso della storia umana, si è tentato di trovare una risposta più o meno plausibile all’incertezza su ciò che sia dopo la morte... Filosofi, scienziati, religiosi, ciascuno ha ipo- tizzato una propria specifica visione dell’al di là, adducendo le motivazioni più disparate, (in)utile avallo a ciò che l’essere umano, spi- rito, anima o corpo che sia, non può conosce- re direttamente. All’uopo, rispettivamente secondo l’inclinazione di ognuno, si sono creati dogmi, ovvero precetti dettati diretta- mente dalla divinità tramite i propri rappre- sentanti viventi nel nostro pianeta, oppure teorie scientifiche, o pseudo tali, difficilmente dimostrabili e sperimentabili, sino ai costrutti logico-filosofici, per terminare con la strada mediana -a noi più congeniale- del ragiona- mento scientifico integrato dall’imprescindi- bile fattore spirituale, vera ricchezza dell’uo- mo. Così si è giunti alla via iniziatica masso- nica che ha compreso e voluto sommare al puro razionalismo la capacità squisitamente umana dell’intuizione trascendente, unico mezzo possibile per compiere l’ultimo e più importante passo verso l’ineffabilità dell’Essere Supremo.
Per tale concezione, i concetti di morte e rina- scita sono affrontati più volte durante il per- corso iniziatico, assumendo via via significati diversi.
Il VITRIOL, acronimo di Visita Interiorae Terrae Rectificando Inveniens Occultam Lapidem, non è altro che l’iniziale trasposizione massonica della rinascita a nuova vita dopo la morte: il primo simbolico viaggio dell’iniziato si svol- ge all’insegna dell’elemento “terra”, colui che è stato scelto per intraprendere la nuova via deve meditare sulla propria vita da profano, tirare le somme della propria esistenza lasciando un testamento, ultimo atto della vita passata, quale espressione di intenti futuri. Al contempo, durante la permanenza nel Gabinetto di riflessione, deve raggiungere la concentrazione necessaria ad una medita- zione talmente profonda (Visita Interiorae Terrae) da fargli scorgere la scintilla divina (Inveniens Occultam Lapidem) che ha sempre risieduto, seppur a sua insaputa, nel suo «Io» più intimo.
La pietra filosofale, capace di trasformare la materia vile (piombo) in materia nobile (oro), è rimasta celata in profondità e può essere scoperta intraprendendo la “giusta via”, ovve- ro la strada retta della virtù (rectificando). Quindi lo scopo ultimo del VITRIOL sono catarsi ed introspezione per rigenarsi in un uomo nuovo come la fenice che risorge dalle proprie ceneri.
Dopo il primo elemento, il recipiendario, ovvero colui che aspira ad essere iniziato, dovrà superare alcune prove caratterizzate dagli altri elementi: acqua, aria ed infine fuoco. In questo senso basti pensare al per- corso dantesco attraverso i tre regni ultrater- reni - mi riferisco ad Inferno, Purgatorio e Paradiso - che non poteva che culminare con il contatto diretto con l’emanazione divina, la
Luce...
Ecco, quindi, riaffacciarsi la funzione sincreti- stica massonica che è riuscita –sempre allego- ricamente- a traspondere la simbologia esote- rica classica in un piano più consono alla cul- tura moderna e contemporanea, rendendo i concetti talmente universali da esser compresi anche senza la profonda conoscenza dei clas- sici egizi, greci e romani: il richiamo a virtù eroiche o divine, leggibile nei passi citati pre- cedentemente, si trasformano in virtù umane ed in particolare quelle caratterizzanti il Libero Pensiero, sorgente indispensabile a
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chiunque intenda dissetare il proprio spirito prima si accinga a percorrere la via iniziatico- spirituale per il proprio perfezionamento. Tali numerose virtù, debbono essere infatti fonda- te sulla temperante volontà individuale e sulla consapevolezza di una costante opera utile al superamento di numerosi ostacoli, tradotti in allegoriche prove, proprio come doveva accadere in passato (Eneide, libro VI):
l loco tutto in mezzo
è da selve intricato, e da negre acque
de l’infernal Cocíto intorno è cinto.
Ma se tanto disio, se tanto amore
t’invoglia di veder due volte Stige
e due volte l’abisso, e soffrir osi
un cosí grave affanno, odi che prima
oprar convienti. È ne la selva opaca,
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tra valli oscure e dense ombre riposto
e ne l’arbore stesso un lento ramo
con foglie d’oro, il cui tronco è sacrato
a Giuno inferna: e chi seco divelto
questo non porta, ne’ secreti regni 210 penetrar di Plutone unqua non pote.
Ciò la bella Prosèrpina comanda,
che per suo dono il chiede; e svèlto l’uno,
tosto l’altro risorge, e parimente
ha la sua verga e le sue chiome d’oro. 215 Entra nel bosco, e con le luci in alto
lo cerca, il trova, e di tua man lo sterpa; ch’agevolmente sterperassi, quando
lo ti consenta il fato. In altra guisa
né con man, né con ferro, né con altra
umana forza mai fia che si schianti,
o che si tronchi.

Come Enea doveva essere in grado di spezza- re il ramo d’oro, così gli iniziati sono chiamati a scovare la pietra celata (Occultam Lapidem), ovvero alla purificazione e conoscenza inte- riore atta a cogliere gli insagnamenti metodo- logici utili alla prosecuzione del proprio cam- mino sulla scala che conduce alla perfezione. Abbiamo quindi individuato nuovamente i parametri necessari per essere chiamati ad un tale lavoro e quelli successivi necessari a rive- der le stelle...
Esiste poi un livello superiore, cui si rende necessaria un’altra allegorica morte, ovvero
l’mpersonificazione nella morte del maestro come esperienza profonda della tradegia umana legata al lato piu oscuro della propria anima. Provare su se stessi il male profondo del tradimento e dei vizi per comprenderne appieno l’esperienza in modo da non esserne attratti, evitando cosi di caderne in trappola. Tema questo che abbiamo trattato nel numero di gennaio, a cui rimando per completezza7...
NOTE
1 Catàbasi (dal greco κατάβασις “scendere”, di κατα- “giù”

e βαίνω “andare”) significa “discesa nell’Ade”.
2 Ecco la descrizione dell’ingresso all’Ade fatta da Virgilio nell’Eneide (libro VI) nella traduzione di Annibal Caro (XVI sec.):
Era un’atra spelonca, la cui bocca 350 fin dal baratro aperta, ampia vorago
facea di rozza e di scheggiosa roccia.
Da negro lago era difesa intorno,

e da selve ricinta annose e folte.
Uscia de la sua bocca a l’aura un fiato 355 anzi una peste, a cui volar di sopra
con la vita agli uccelli era interdetto;
onde da’ Greci poi si disse Averno.

3 Ibidem
4 Testo tradotto tratto dal sito: http://www.sunelweb.net/modules/freecontent/index.php?id= 594
5 Acheronte, Stige, Cogito sono alcuni dei fiumi o specchi d’ac- qua infernali che delimitano il regno di Ade e che quindi è necessario attraversare per giungervi.
6 che deriva dal greco ψυχοπομπóς, composta da psyche (anima) e pompós (colui che conduce).
7 Op.cit.
8 A cui Enea stesso chiede di accompagnarlo (ibidem): Or sol ti chieggio 160 (poscia che qui si dice esser l’intrata
de’ regni inferni, e d’Acheronte il lago)

che per te quinci nel cospetto io venga
del mio diletto padre; e tu la porta,
tu ‘l sentier me ne mostra, e tu mi guida. 165

9 G. Galassi. La Leggenda di Hiram. Secreta Magazine n.1, 2010: pagg.6-15.
Bibliografia
- G. Galassi. La Leggenda di Hiram. Secreta Magazine n.1, 2010. Ed. Olimpia.
- Eneide. Publio Virgilio Marone. Traduzione di Annibal Caro (XVI secolo). Fonte:
http://it.wik- isource.org/wiki/Eneide
-Divina Commedia. Dante Alighieri. XIV secolo. Fonte: http://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia
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Sopra:
Caronte. Illustrazione di Gustave Doré della Divina Commedia (Inferno, canto III).
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