domenica 26 ottobre 2014

IL SILENZIO. I SUOI DIVERSI TIPI, LA NECESSITA' DI COMINCIARE CON ESSO IN ALCHIMIA. TRAMITE IL SILENZIO SI PURIFICA LA MATERIA INTERIORE E MENTALE, PER PASSARE ALLA MATERIA DEL CORPO ASTRALE.

IL SILENZIO. I SUOI DIVERSI TIPI, LA NECESSITA' DI COMINCIARE CON ESSO IN ALCHIMIA. TRAMITE IL SILENZIO SI PURIFICA LA MATERIA INTERIORE E MENTALE, PER PASSARE ALLA MATERIA DEL CORPO ASTRALE.


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Non andare avanti e indietro...ti prego...rimani qui con me...rimani quieto e silente...presente...mentre ti guardo e m i guardi negli occhi! RIMANI QUI...NON C'E' ALTRO DA FARE, NE DA CERCARE, NE DA PENSARE, NE DA PERSEGUIRE...E TI PROMETTO CHE TI MOSTRERO' L'ETERNITA'!
Riccardo Villanova

Qui parleremo del silenzio e la sua necessita' pratica poiche' senza di esso ogni cosa è rumore e con esso invece ecco che si passa da un livello ad un altro livello. Il silenzio in Arte Alchemica non è sforzato ma trovato con la creazione di una particolare medicina che porta la persona ad un equilibrio talmente profondo che non è piu' possibile per essa avere sbandamenti. E quindi non avendo l'anima delle disuguaglianze ecco che viene portata naturalmente al silenzio, che  è natura NATURALE dell'uomo.
Un giorno, di molti anni fa, ero nel mio paese di origine e tornavo dal mare alla cittadina con la mia auto. Decisi di prendere una via conosciuta come la strada del serpente. E' una vecchia strada dove i campi sono ancora disposti come erano nel 1700-1800. Quindi con muretti a secco e immagini mozzafiato. Mi fermai. Spensi il motore. Erano circa le 17. Immediatamente le mie orecchie furono invase da un silenzio innaturale...innaturale per il fatto che non lo avevo mai " sentito".
Intendo dire che non sentivo letteralmente nulla! Nessun rumore umano, nessun rumore animale, nessun vento nulla di nulla....ne fui invaso e mi spaventai profondamente e venne il TIMOR PANICO  che prendeva i pastori nelle forre profonde e nei boschi oscuri e desolati dell'  antichita' e che appunto chiamavano PAN. Era un silenzio ASSOLUTO. Nessun rumore da nessuna parte. Lo ricordo ancora oggi dopo molti anni, e mi mossi verso l'auto per andare via. Non era " naturale" ...questa assenza di rumore. Poi nei giorni seguenti, ripensandoci mi accorsi che era stata paura dell'ASSOLUTO poiche' l'ASSOLUTO rumore non ha. Il non percepire rumori con l'orecchio fisico avrebbe portato alla percezione del suono DIVINO, che prima di manifestarsi PORTA PANICO alle cellule umane poiche' il suono DIVINO E' COME TROMBA CHE TI PORTA AL GIUDIZIO UNIVERSALE PERSONALE.
Ma il silenzio è la natura normale dell'uomo e la natura divina in lui. Quindi analizziamo i diversi tipi di silenzio e la via che essi tracciano, per LA PURIFICAZIONE DELLA MATERIA MENTALE LUNARE E MERCURIALE.
Senza il silenzio dell'anima e della mente, non sara' possibile assolutamente portare alla perfezione estrema la materia ed essa ne sara' sempre influenzata sottilmente segnandosi dei " rumori" e dei pensieri che nella materia mentale si agitano.
In Alchimia fa parte della Scienza delle Bilance.

DEI VARI TIPI DI SILENZIO


1. Sulla pratica del silenzio si possono proporre varie distinzioni. Si puo' opporre, silenzio interiore e esteriore , oppure silenzio sapienziale (o morale) e silenzio mistico (il primo è disciplina ed ascesi, il secondo è assimilazione con la divinità). Ma vorrei cominciare distinguendo tra il silenzio come assenza o privazione della parola e il silenzio come comunicazione con un mondo altro, rispetto a quello della parola. Bisogna comprendere la distinzione tra "tacere" e silère" in latino, in cui si sostiene che la differenza che caratterizza sileo e taceo, l’uno di fronte all’altro, sia da vedere nell’opposizione (valore positivo-valore negativo), tra la coscienza del silenzio come realtà in atto o che si crea (sileo=positivo) e la constatazione del silenzio cioè assenza di qualcosa che da esso è negata (taceo=negativo).
Potremmo dire così, avvicinandoci al tema nostro: "tacere", è zittire o zittirsi, arrestarsi muti dinanzi alla realtà divina, mentre "silere" è entrare nella divinità divenendo partecipi della sua ineffabile realtà (aspetto positivo).
2. A questa distinzione un’altra può essere accostata, che oppone due tipi di silenzio, quello che prepara l’avvenimento della rivelazione o della profezia, e quello mistico-filosofico (come in Plotino ), in cui il silenzio avvicina e assimila a Dio. Incrociando questa distinzione con quella precedente, ne deriva uno schema, cui avremo sia "tacere" e sia "silére", l’uno e l’altro sia di carattere profetico sia di carattere filosofico-religioso. E cioè il silenzio di fronte alla Realtà ultima, sia esso all’interno o sia all’infuori della rivelazione, contiene sia un aspetto negativo, il tacere, sia uno positivo, l’aver parte a questa indicibile Realtà.


3. La Bibbia ebraica e cristiana conosce l’aspetto sapienziale (Qo. 3, 7, "un tempo per tacere e un tempo per parlare", uso la versione CEI), ascetico, disciplinare (il saggio tace! Prov. 17, 28: "Anche lo stolto, se tace, passa per saggio").
Ma evidentemente l’elemento più specifico nella rivelazione biblica è il silenzio come tacere di fronte a Dio di ogni potenza umana.
Sof. 1, 7. "Silenzio alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signore è vicino". Ab. 2, 20: "Il Signore risiede nel suo santo tempio. Taccia davanti a lui tutta la terra", Zac. 2,27: "Taccia ogni carne dinanzi a Dio.

Il "tacere" come avvicinarsi alla realtà divina è soprattutto il silenzio dell’ascolto, è una invocazione affinché Dio parli. Perché Dio parla, parla alla comunità nella rivelazione profetica, e parla al credente nella sua solitudine. "Parla Signore, il tuo servo ti ascolta" (1 Sam. 3, 10). "Non rimanere in silenzio" è l’invocazione del salmo:
A te grido Signore, non restare in silenzio, mio Dio, perché se tu non mi parli, sarei come scende nella fossa" (S. 28, 1, cfr, anche 35, 22; 83, 1).
Nella Bibbia dunque il silenzio è anzitutto un tacere. E tuttavia nella pietà dei Salmi, nelle esperienze dei profeti, ancor più nella comunione con il Messia, nel dimorare in lui si intravvede una unione che va oltre ogni dire.
Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (1 Cor. 2, 9).

4. Il tema del silenzio mistico, preparato dal tacere come esercizio ascetico assumerà grande importanza nella tradizione spirituale cristiana, ed esso sempre presnete in ogni scuola sapienziale diventa necessita' in alchimia in quanto modo di pulire la materia stessa prima dell'uso. In alchimia viene denominata SOLUTIO. La soluzione, prima della putrefatio, e che viene raramente nominata, come opera PRELIMINARE...forse perche' data per scontata?
Immaginate la vostra materia che voi prendete e mettete a bagno nell'acqua e in soluzioni che ne traggono fuori la sporcizia preliminare e grossa. Essa operazione o SOLUTIO o SOLUZIONE, ha la facolta' di aprire preliminarmente la materia prima di farla putrefare, poiche la putrefafione NON DEVE ESSERE COME QUELLA DELLA MORTE COMUNE E DELLA NATURA CHE NULLA LASCIA NELLA MATERIA STESSA MA SOLO UN CORPO MORTO, BENSI' UNA PUTREFAZIONE PARTICOLARE CHE LASCIA SEMPRE IL SOTTILE INSIEME ALLO SPESSO POICHE' ESSO ( IL SOTTILE) DEVE ESSERE RIUTILIZZATO E RIUNITO ALLO SPESSO PER FARLO RIVIVERE COME UNIONE SUPERIORE DI ELEMENTI.
Ma questi particolari si vedono e si capiscono solo OPERANDO NON DISQUISENDO.
Una sorta di sintesi tra silère e tacere si trova per esempio nella Confessioni , con l’estasi a due di Agostino e Monica, Conf. IX, 10. Qui "silere" e "tacere" sono in stretta continuità: "si… ipsa sibi anima sileat… si iam taceant…et loquatur ipse", dove sembra suggerirsi un vero itinerario mistico.
Molto più tardi, questo vien ben delineato da Miguel de Molinos (1628-1696):

Tre modi vi sono di silenzio.
Il primo è di parole, il secondo di desideri, e il terzo di pensieri.
Il primo è perfetto, più perfetto è il secondo, e perfettissimo il terzo.
Nel primo, di parole, si raggiunge la virtù.
Nel secondo, di desideri, si ottiene la quiete.
Nel terzo, di pensieri, il raccoglimento interiore.
Non parlando, non desiderando e non pensando,
si arriva al vero silenzio interiore.
In esso Dio parla con l'anima, si comunica.
Le insegna nel suo più intimo la più perfetta e alta sapienza.

In Alchimia questo lo vediamo nella SOLUTIO, PUTREFACTIO, CALCINATIO.....

Se per esempio ci avviciniamo alla pratica del silenzio quacchero, sempre per rimanere nell'alveo cristiano e non parlare , SEMPRE, di oriente ( vi ricordo che OGNI MISTERO DELLA GRANDE E COMPLETA ALCHIMIA FU TRASFUSO E NASCOSTO NEI MISTERI CRISTIANI...PER NECESSITA'...DICIAMO...O SOPRAVVIVENZA...) Non si può pensare che la pratica silenziosa quacchera sia priva di precedenti storici. Essa tuttavia merita speciale attenzione sia perché con il silenzio collettivo rinnova in maniera originale un modello di comunità profetica quale si può intravvedere dalla descrizione di Paolo, 1 Cor 14; sia perché raccoglie con pari originalità impulsi appartenenti a quello che Rufus M. Jones, storico del quaccherismo, chiamava "riformatori spirituali".
Sullo sfondo c’è il silenzio dell'attesa profetica. "Ogni carne deve tacere dinanzi a Dio " (Zac. 2, 13).  E IN QUESTO TERMINE POSSIAMO VEDERE CHE LA PAROLA CARNE INDICA LA MATERIA IN SE....
Allora, come avvenne a Elia, egli si manifesterà come qol demamah, "voce del silenzio" (1 Re 19, 12).
 Nella comunità raccolta in silenzio, il Maestro viene, il risorto appare, la Luce si manifesta, i profeti prendono la parola (1 Cor 14). Ossia il CORPO MERCURIALE O CRISTO RISORGE DAL CAOS DELLA MATERIA ELEVANDOSI COME L'OSTIA LUMINOSA...
Ma accanto a questo c’è il silenzio contemplativo, mistico: la "stillness" (S. 46, 10 di cui sopra), la "coolness", la quiete, il silenzio sono partecipazione e imitazione degli attributi divini, l'eternità, l'immutabilità, l'infinità. POICHE' SOLO NEL SILENZIO IL TEMPO E' IMMOTO...E L'ETERNITA' E' RAGGIUNTA, NON ESSENDOCI RUMORE ESSO INDICA CHE NON VI E' MOVIMENTO...E QUINDI SENZA MOVIMENTO NON VI E' FRECCIA DEL TEMPO. 
"Cari amici, dimorate nella quiete e nel silenzio della potenza dell'Onnipotente, che mai varia, si altera, cambia, ma preserva su, fuori e al di sopra di tutti i mutevoli culti, religioni, ministeri, chiese, insegnamenti, principati,e potestà"... recitava uN NOSTRO TESTO DEL 1661.
Sullo sfondo, un brano di sapore ellenistico-giudaico della Lettera di Giacomo 1, 17: "Ogni dono perfetto ... discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento". Questo silenzio ha anche risvolti morali e ascetici, per chi cosi' voglia guidarsi, con  il rifiuto del mondo, la stabilità, la "purezza". Ma non è la VIA STRETTISSIMA DELLA ALCHIMIA VERA E COMPLETA CHE ASCETISMO NON CONTEMPLA BENSI' " CURA".


Ciò vale anche per il singolo:
Sii calma e fredda nella mente e nello spirito, distaccata dai tuoi stessi pensieri, e sentirai il principio divino che volge la tua mente al Signore Dio, da cui riceverai quella forza e quel potere da cui la vita proviene, per calmare ogni tempesta e ogni vento [...] Perciò arresta un momento i tuoi pensieri il tuo cercare, desiderare, immaginare e dimora nel principio divino che è in te, così che la mente sia fissa in Dio, ( PRINCIPIO SOLARE) così da giungere a lui; e trovererai forza da lui e troverai che è un aiuto in tempi di travaglio, di bisogno e che è un Dio a tua portata.. ecc.
Un famoso brano, riassume bene l’esigenza del silenzio sotto un profilo che è tanto biblico, quanto filosofico e contemplativo:
Ma quanto meno forme ci sono nella religione, tanto meglio è, perchè Dio è Spirito; quanto più il nostro culto è nella mente, tanto più adeguato è alla natura di Dio; quanto più è silenzioso, tanto più è adeguato alla lingua dello Spirito.
6. Può essere interessante confrontare il silenzio meditativo dei quaccheri con un altro silenzio, quella della meditazione buddhista. Non intendo inoltrarmi nel confronto tra buddhismo e cristianesimo. Non intendo sviluppare il confronto tra i due Maestri, quale per esempio si affaccia nello suggestiva idea: il confronto tra i due "Signori", dei quali il primo "regna dal Legno" (nuovo Adamo sulla Croce, anti tipo dell’albero del Paradiso terrestre, tradizione cristiana e quacchera), il secondo "cura dal Legno" (l’albero sotto il quale il Buddha ricevette l’illuminazione). Non intendo nemmeno seguire l'idea promunlgata da qualcuno, quando vede nella dottrina buddhista qualcosa di simile al Qohelet, "una immensa, drastica e sottile pars purificans, una preparazione negativa attraverso il vuoto...fino al Messaggio pasquale".
NON SI MISCHIANO LE TRADIZIONI E NON SI PRENDONO DELLE IDEE DI UNA TRADIZIONE MALIZIOSAMENTE PER MOSTRARE CHE NON ERA ALTRO...CHE UNA PREPARAZIONE..ALLA TRADIZIONE PREFERITA, COME SPESSO I CRISTIANI  E I MUSULMANI E GLI EBREI FANNO QUANDO PARLANO DI ALTRE RELIGIONI, VOLENDO FAR SEMBRARE CHE TUTTO E' STATO CREATO E FU FATTO PER LA LORO RELIGIONE...( sic!). RICORDO CHE QUI SI PARLA DI ALCHIMIA CHE E' IL " FONDAMENTO" DI TUTTE LE COSE IN QUANTO SCIENZA DELLA TRASMUTAZIONE ETUTTO NEL MONDO TRASMUTA...ANCHE LE RELIGIONI QUINDI IMPOSSIBILE CHE VE NE SIA UNA ETERNA...! CHI VUOLE CAPIRE CAPISCA. GLI ALTRI RIMANGANO LEGATI AL PALO DELLE PROPRIE IDEE.
Quindi, invece di una sorta di integrazione del buddhismo nel cristianesimo, come praeparatio evangelica, o come "teologia negativa", vorrei suggerire un parallelo tra processi meditativi, basandomi sul confronto puntuale di due testi: un passo cruciale di George Fox, e un testo fondamentale per la pratica meditativa buddhista, che chi scrive conosce soprattutto nella modalità vipassana (meditazione della consapevolezza). Anzitutto Fox.
Scrive nel 1653 (la traduzione è letterale):
Dimorando nella luce, non vi sarà occasione di inciampo, perché tutte le cose con la luce sono svelate.
Tu che la ami, ecco chi ti insegna quando cammini fuori: è presente con te nel tuo petto, non hai bisogno di dire: eccola qui, eccola là. E mentre stai nel letto è presente per insegnarti, e per giudicare la tua mente che vaga, che vorrebbe vagare fuori, e i tuoi alti pensieri e immaginazioni, e li assoggetta, giacché seguendo i tuoi pensieri ti perdi ben presto.
Ma dimorando in questa luce, ti svelerà il corpo del peccato, e le tue corruzioni e lo stato di decadenza in cui sei, e la moltitudine del pensieri.
Sta' in quella luce che ti mostra tutto questo, non andare né a destra né a sinistra.
Qui la pazienza si esercita, qui la volontà è sottomessa, qui vedrai la misericordia di Dio manifestarsi nella morte.
Qui vedrai (che cosa significa) bere alle acque di Siloe, che scorrono dolcemente, vedrai compiersi le promesse di Dio, fatte al Seme ( TACCIO....MA CI SI RIFERISCE AL SILENZIO DI MORTE CHE SI DEVE AVERE NELLA LAVORAZIONE DEL SEME METALLORUM), che è Cristo ( MERCURIO PURO). Qui troverai un salvatore, e verrai a conoscere l’elezione, e la riprovazione di quanto è rigettato, e quanto è ammesso.
Colui che può capirmi, e ricevere la mia testimonanza nel suo cuore, il seme immortale nasce (in lui) e la sua volontà rigettata, perché non è lui che vuole né lui che si sforza, ma è Dio che mostra misericordia.
Perché il primo passo verso la pace è di rimanere fermi nella luce che svela le cose che le sono contrarie, per ricevere potere e forza per resistere a quanto di voi la luce svela. Qui la grazia cresce, qui Dio solo è glorificato ed esaltato e la verità sconosciuta al mondo è manifestata, essa che vi trae fuori della prigione e vi vivifica nel tempo, verso quel Dio che è fuori del tempo. 

7. Va notato anzitutto come Fox non si appelli a una divina autorità, ma alla sua esperienza, a qualcosa che ha scoperto da solo: il nuovo sé potrà crescere non appena il vecchio sé è espulso ( SOLUTIO...COME DICEVO PRIMA). Questa è la sua testimonianza.
Poi va notato che qui "chiaramente viene descritto un processo meditativo". Non viene prescritto di pentirsi, ma semplicemente di fermarsi a guardare se stessi. In questo processo la Luce amata, la luce divina non è tanto l’oggetto, quanto il soggetto stesso dell’ atto contemplativo. Infatti la luce c’è già. Quando si cammina è "presente nel petto", non c’è bisogno ci cercarla: "eccola qui, eccola là". Quando si giace, essa invita a non "vagare fuori". Il fatto della presenza precede quindi e fonda l’invito a "dimorare"nella luce, a "stare nella luce", a "stare fermi nella luce". Questo è "il primo passo verso la pace". MOLTI PRATICANTI QUANDO SI ACCOSTANO ALL'ALCHIMIA PRATICA QUESTA LUCE LA VEDONO EMANARE DA SE STESSI E DAGLI STRUMENTI ED EFFONDERSI NEL'LABORATORIO...
In secondo luogo: la meditazione si propone di contemplare nella luce il corpo del peccato , le immaginazioni , la "moltitudinedi pensieri" . Si ricordi la lettera citata sopra: "Arresta un momento i tuoi pensieri, il tuo cercare, desiderare, immaginare". Si tratta di guardare a se stessi, nella "pazienza" stando fermi nella luce, scoprendo nella luce la propria "natura"
In terzo luogo, questo gesto come tale ha in se anche "la forza e il potere" di "fronteggiare , la natura che la luce scopre" e come tale porta a svelarne " il contrario": una "verità sconosciuta al mondo", " che libera dalla prigione e vivifica. SOLUTIO-PUTREFACIO-CALCINATIO-DISTILLATIO.
 Qui  e ora, nella prigione, in punto di morte, si manifestano la misericordia, la salvezza, l’elezione.
8. Tutto il testo è un forte e originale tessuto di riferimenti biblici. Sono bibliche perfino le espressioni "il corpo del peccato, e le tue corruzioni... e la moltitudine del pensieri" che dipende, oltre che da Paolo, da una interessante remiscenza del testo più ellenistico della Bibbia (cattolica), la Sapienza di Salomone 9, 15 "Un corpo corruttibile( LE SPORCIZIE DEI METALLI DA PURIFICARE E LAVORARE " FISICAMENTE")  appesantisce l’anima e la tenda d’argilla grava la mente dai molto pensieri"(cfr. Fedone 81 c).
"Dimorare"(in Dio, in Cristo, nella Parola...) è costante nel Vangelo di Giovanni. Esporsi alla luce dipende di qui: la Luce è venuta al mondo (1, 9) a illuminare ognuno, e "chi fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le opere sono state fatte da Dio" (3. 20s.). Anche il riferimento alle"acque di Siloe" allude a Giovanni, e alla guarigione-illuminazione del cieco nato, che avviene "piscina di Siloe". "Testimonanza" è evidentemente un tema giovannico (e dell’Apocalisse) .
"Camminare, giacere..." allude a Deut. 6, 6 "Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore... ne parlerai quando starai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai"(cfr. 11, 18-21).


E VEDIAMO LA PRATICA DELLA PRESENZA COSTANTE ALLA PROPRIA PRATICA DI LABORATORIO SIA ESTERNO CHE INTERNO PER LA TRASFORMATIO, DELLA MATERIA.
"Eccolo qui, eccolo là" si riferisce a Lc 17, 21: "Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: ‘Eccolo qui, eccolo là’. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi".
IN MEZZO SIGNIFICA PROPRIO IN MEZZO...NEL CENTRO DEL CORPO E QUALE E' IL CENTRO DEL CORPO? IMMAGINATE IL CORPO UMANO IN PIEDI E FATENE IL MEZZO...DOVE CADE?
Il Seme è Cristo (Gal. 3, 16) IL SEME DEI METALLI O MERCURIO IMPURO CHE LAVORATO E FATTO SOFFRIRE PROVA SOLUZIONE, PUTREFAZIONE, CALCINAZIONE E DISTILLAZIONE DIVENTANDO PERFETTO. ( qui si tralasciano le altre operazioni=.
Si  ricorda spesso la parabola del seminatore (Mc 4, Mt 13), è un termine caratteristico, quasi quanto la Luce, per indicare la presenza divina nel praticante, sottolineandone anzi ulteriormente il carattere di immanenza e quindi di utilizzazione essendo IL MERCURIO OVUNQUE E QUINDI POSSIBILE LAVORARLO DA SE.
Al tempo stesso, un forte richiamo alla Lettera ai Romani, e al tema dell’elezione (9, 16: "Non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia") restituisce tutto il processo ad un contesto propriamente soprannaturale, NOTIAMO QUELLO CHE VIENE DETTO IN OGNI TESTO ALCHEMICO CHE LAVORANDO E RIPROVANDO E FACENDO QUALCOSA SI MJUOVE E DA LA GRAZIA. FACENDO FACENDO UN GIORNO E' FATTO! POSSIAMO VEDERE IN CIO' O L'AZIONE DI DIO  SE COSI' CI SI VUOLE CONDURRE OPPURE L'AZIONE DEL PRINCIPIO SUPERIORE DI NOI STESSI CHE SI SOSSTITUISCE ALL'EGO NELLE OPERAZIONI E DA ORO VOLGARE IN OPERA DIVENTIAMO ORO PURO IN AZIONE ED OPERA E SEMBRERA' MIRACOLO, E L'IO INFERIORE RIMANE CONFUSO DI FRONTE ALLA POTENZA DELL'AZIONE NATURALE E DIVINA.

8. L’altro termine del confronto è costituito da una sezione di un sutra molto rilevante nella meditazione di consapevolezza, o vipassana. Si tratta dell’Anâpânâsati sutta, che in forma più breve e più pratica espone la dottrina del Mâhasatipatthânasuttanta ("Il grande discorso sui fondamenti della presenza mentale" ), molto importante nella pratica meditativa theravada, O VERO BUDDHISMO, NON ALTERATO IN MANIERA RELIGIOSA.
E in che modo, monaci, si pratica la consapevolezza dell'inspirare ed espirare affinchè sia di gran frutto e di gran beneficio?
In questo caso, o monaci, un monaco, recatesi nella foresta, ai piedi di un albero o in un alloggio vuoto, si siede a gambe incrociate e con il corpo eretto, suscitando l'attenzione di fronte a sé. Consapevole inspira e consapevole espira.

1. Inspirando a lungo egli sa: sto inspirando lungo;
espirando a lungo egli sa: sto espirando lungo
Inspirando brevemente, egli sa: sto inspirando breve;
espirando brevemente egli sa: sto espirando breve
Si esercita così: pienamente sensibile a tutto il corpo inspiro;
si esercita così: pienamente sensibile a tutto il corpo espiro.
Si esercita così: calamdo il condizionante del corpo inspiro;
si esercita così: calmando il condizionante del corpo espiro
2. Si esercita così: pienamente sensibile al godimento inspiro;
si esercita così: pienamente sensibile al godimento espiro.
Si esercita così: pienamente sensibile all'agio inspiro;
si esercita così: pienamente sensibile all'agio espiro.
Si esercita così: pienamente sensibile ai condizionanti della mente inspiro;
si esercita così: pienamente sensibile ai condizionanti della mente espiro
Si esercita così: calmando i condizionanti della mente inspiro;
si esercita così: calmando i condizionanti della mente espiro
3. Si esercita così: pienamente sensibile alla mente inspiro;
si esercita così: pienamente sensibile alla mente espiro.
Si esercita così: allietando la mente inspiro;
si esercita così: allietando la mente espiro.
Si esercita così: unificando la mente inspiro;
si esercita così: unificando la mente espiro.
Si esercita così: liberando la mente inspiro;
si esercita così: liberando la mente espiro
4. Si esercita così: contemplando l'incertezza inspiro;
si esercita cosi: contemplando l'incertezza espiro.
Si esercita così: contemplando il non-attaccamento inspiro;
si esercita così: contemplando il non-attaccamento espiro.
Si esercita così: contemplando la cessazione inspiro;
si esercita così: contemplando la cessazione espiro.
Si esercita così: contemplando il lasciar andare inspiro;
si esercita così: contemplando il lasciar andare espiro.
Ecco, o monaci, in che modo la consapevolezza dell'inspirare ed espirare, coltivata e perfezionata, è di gran frutto e di gran beneficio.21
C’è bisogno di sottolineare quanto distanza separa i due testi, dal punto di vista linguistico, letterario, storico-religioso?
È invece importante segnalare l’analogia del processo, che il sutra, attraverso le quattro strofe (tetradi) in cui è strutturato, presenta.
Premessa a tutto il discorso, è il carattere sperimentale, pragmatico dell’approccio meditativo.
Rispetto alla tradizione cristiana (tanto più non monastica, come quella del quaccherismo ecc.) c’è qui evidentemente un supporto tecnico e psicologico più consistente: il respiro, la posizione del corpo, la concentrazione e la consapevolezza, l’"esercizio" (sikkhâ) insomma, che abbraccia doversi momenti.
In primo luogo, cominciando con l’assunzione di un atteggiamento stabilità e di silenzio, tutta l’attenzione è volta alla presenza mentale (sati), scegliendo il respiro come oggetto primario. IN ALCHIMIA SI ALLUDE A CIO' QUANDO SI PARLA DEI SOFFIETTI O MANTICI PER ATTIZZARE IL FUOCO E REGOLARLO.
Si passa quindi a un’osservazione consapevole del corpo (dalle sue diverse movenze - camminare, stare, sedere giacere - alle sue parti, alla sua corruttibilità),delle sensazioni (piacevoli, spiacevoli neutre), della mente, con i suoi contenuti di attaccamento, avversione, illususione.
Si affaccia allora la consapevolezza della "incertezza" o impermanenza (anicca ) e dell’inconsistenza dell’ l’io-mio" (anatta): la saggezza, la compassione e il risveglio sono il traguardo.
Il traguardo può essere raggiunto, in sette anni, ma forse anche in un anno, ma forse anche in mezzo mese, ma forse anche in sette giorni: con questa incoraggiamento (allora chissà forse anche meno di una settimana?) si chiude il "Grande discorso sui fondamenti della presenza mentale" (§ 22).
9. Concentrarsi sull’isomorfismo dei due processi, dei due "metodi" non significa affatto cercare di integrarli in un meta-linguaggio comune. Non è questo il risultato perseguito,
Posso invece sperare di aver gettato un poco di luce su un percorso meditativo cristiano (quacchero) mediante il confronto con percorsi di tutt’altra ascendenza storica, e da Possiamo anche domandarci se quel percorso sia un unicum storico, o se invece le considerazioni comparative che ho abbozzato possano estendersi ad altri contesti meditativi e pratici come l'alchimia, nella quale POSSIAMO VEDERE LA BASE ASSOLUTA E TRASFROMATIVA.
 Possiamo anche vedere come possa essere semplificante la distinzione che da cui siamo partiti, tra un "tacere" (negativo) un "silére" (positivo), mentre diviene più evidente che le tradizioni considerate abbracciano ambedue i due poli.
Potremmo soprattutto domandarci - ed è la domanda più importante e urgente - se non si tratti di due linguaggi diversi - da una parte, una Luce, dall’altra, una consapevolezza, da una parte, un’attesa, dall’altra, un "esercizio", da una parte, lo Spirito, dall’altra il respiro - due linguaggi che si protendono verso qualcosa che è al di là di ogni parola. E se allora possano coesistere nella stessa persona...POSSONO E LO SI RITROVA NELLA PRATICA DELLA ALCHIMIA COMPLETA E NON SPEZZETTATA CAPACE DI UNIRE OGNI COSA DAL LINGUAGGIO E OPERA MISTIA A QUELLO DELLA ASSOLUTA PRATICA DI LABORATORIO ESTERNO ED INTERNO.
QUESTA E' SEMPRE ALCHIMIA!