lunedì 19 gennaio 2015

LA FORMULA I.A.O.

LA FORMULA I.A.O.


1. Introduzione
I.A.O. è un potente mantra (parola di potere, o di potenza) legato ai riti di iniziazione, alla magia sessuale e alle pratiche di alchimia sessuale (la differenza fondamentale fra le due ultime operatività è da ricercarsi nella volontà di ottenere effetti magici proiettivi, oppure un’alterazione del livello conoscenziale e coscienziale).
Il pubblico solitamente ignora che I.A.O. è uno dei nomi che gli antichi padri gnostici di origine alessandrina, portatori di una visione non duale, attribuivano al Dio Segreto, il Padre Occulto che precede il Demiurgo (il creatore di questo piano manifestativo). Ancora non molti sono a conoscenza che uno degli innumerevoli nomi di Horus, la divinità solare chiamata a succedere sul Trono del Regno d’Egitto, e generata da Osiride e Iside, era proprio I.A.O., e questo a sancire la catena iniziatica esistente fra gli gnostici alessandrini e i sacerdoti dell’Antico Egitto.
Come insegnano la magia salomonica e cabbalistica, e come ogni orientalista dovrebbe saper bene, racchiuso nel suono vi è la potenza del verbo, e nel verbo la manifestazione intellettiva del divino. Per risonanza, quindi per effetto simpatico, nel vuoto del locus mentale che abbiamo provveduto a edificare durante la fase iniziale della pratica, la vibrazione della parola di potenza plasma il nostro intimo nella forma e nella sostanza delle qualità divine raccolte nel verbo stesso. Se comprendiamo che lo I.A.O. gnostico corrisponde a A.U.M., il suono radice della creazione nella tradizione vedica, e quindi, per traslazione, al mantra AMEN nella tradizione cristiana, non possiamo che rimanere atterriti innanzi alla potenza immaginifica ed evocativa in esso intrinseca, e agli effetti che ciò può comportare nella mente, nel corpo e nell’anima dell’iniziato, adeguatamente pre- posti al suo accoglimento.
Il mantra I.A.O. non è mancato di essere oggetto di attenzio- ne da parte di scuole e chiese esoteriche aventi radici gnostiche. Prenderemo in considerazione quanto insegnato, attorno a que- sto mantra, da parte di Aleister Crowley e da Arnoldo Krumm- Heller, rappresentativi di due realtà esoteriche fra loro contrapposte per finalità ultima dell’iniziato (sia che egli ne sia o meno consapevole), ed effettueremo una rapida incursione nello gnosticismo delle origini e nella cabbala.
2. Aleister Crowley e I.A.O
Inizierò parlando della valenza che Crowley diede a tale «mantra». Crowley sosteneva, e in questo non molto si discostava da alcune scuole gnostiche, che questo mondo è illusorio, e formato da tenebre, dove l’uomo non iniziato si muove brancolante nell’ingannevole ombra. Crowley insiste sulla necessità di trovare la luce magica per «vedere» il vero mondo, e come que- sto obiettivo sia connesso proprio alla formula IAO, e su questo argomentare effettivamente vi è ben poco da eccepire. Tale dettato si innesta poi sulla visione cosmogonica, del Crowley, degli eoni susseguenti, ognuno dei quali governato e rappresentato da una particolare manifestazione divina. Per il magista inglese la misura temporale (eone) appena conclusa era ascrivibile al Dio morente dei cristiani, Gesù, per cui nell’attuale porzione tempo- rale intermedia, fra il vecchio che persiste e il nuovo che anco- ra non esiste, si dovrebbe ufficiare per l’avvento del nuovo eone presieduto da Horus (figlio di Iside e Osiride), di cui ricordiamo che I.A.O. è uno dei molteplici nomi.
In base a tale visione cosmogonica ecco la formula di iniziazione thelemita che viene proposta:
I= ISIDE
A= APOPHIS
O= OSIRIDE

Mors janua vitae - Vita janua mortis
Nelle frasi latine sopra indicate, di corredo al rituale di iniziazione, vi è raccolta la filosofia sottostante:
«La morte è la porta della vita; la vita è la porta della morte.»
Iside rappresenta la natura idilliaca e perfetta, violentata da Apophis il distruttore, e resa e glorificata da Osiride: una dottrina della morte profana e resurrezione esoterica. Mentre a livello di microcosmo uomo, Iside è la condizione di stato dell’uomo stesso, prima dell’iniziazione, Apophis, il divoratore del Sole, rappresenta la corrente magica che si scatena sulla condizione di stato, e Osiride rappresenta l’uomo nuovo, e reintegrato nella sua funzione divina. Il valore cabbalistico della formula di IAO, così come espressa da Crowley era 666, il numero dell’araldo della bestia, quindi di fatto se il sistema delle corrispondenze da lui determinato ha un proprio fondamento l’adepto si inizia ad essere consacrato all’elemento caotico e distruttivo di ogni manifestazione divina, e tale atto dovrebbe simboleggiare, almeno a parole, la nascita di un nuovo equilibrio.
Ma in tale formula vi è una contraddizione in termini. Se è vero, come sostiene Crowley, che l’Eone del Cristo è morente, e che esso deve essere sostituito da quello di Horus, il dio vittorioso, perché attardare l’adepto in un’iniziazione osiriaca, per sua stessa natura mitologica, superata e perdente innanzi a Seth, di cui Apophis è una delle manifestazioni? Ciò non viene detto, lasciando libero il campo a varie supposizioni e interrogativi.
In conclusione, è necessario ricordare che la formula I.A.O. (Iside Apophis Osiride) non è un parto originale di Crowley, ma una traslazione, e uno stravolgimento, nel paradigma thelemita dall’Analisi della parola chiave I.N.R.I.= I.A.O. presente nella Cerimonia di iniziazione dell’Adeptus Minor.
Nella messa gnostica (?!) della Chiesa gnostica cattolica, la formula IAO è legata ad una espressione di potenza e di identificazione nel Dio supremo da parte del sacerdote officiante:
Tratto dal LIBER XV passo 31:
IL SACERDOTE: IO IO IO IAO SABAO KURIE ABRA- SAX KURIE MEITHRAS KURIE FALLE. IO PAN IO PAN PAN IO ISCURON IO ATANATON IO ABROTON IO IAO. CAIRE FALLE CAIRE PAMFAGE CAIRE PANGENETOR. AGIOS AGIOS AGIOS IAO.
3 Il Mantra I.A.O. nella Fraternitas Rosicruciana Antiqua - Arnoldo Krumm-Heller
La F.R.A. di Heller (massone, martinista, rosa+croce) e la linea iniziatica da essa discesa è spesso ignota al grande pubblico incuriosito di cose esoteriche. Vale la pena ricordare, seppur brevemente, che il cuore pulsante di questo ordine magico- sacerdotale, è rappresentato da una Chiesa e da una liturgia gnostica, avente come finalità la reintegrazione dell’Uno, da parte dell’uomo.
Il Maestro Huiracocha (Heller), nella Chiesa Gnostica,  scrive quanto segue:
«Diodoro disse: sappiate che tra tutti gli Dei il più elevato è I.A.O., Ade è l’inverno, Zeus comincia in primavera, Elio in estate e in autunno I.A.O.... I.A.O. è Iovis Pater, è Iuppiter. Iuppiter che i Giudei chiamano senza ragione Jahvéh. I.A.O. offre sostanzioso vino di vita, mentre Iuppiter è uno schiavo del sole».
I. Ignis (fuoco, anima).
A. Aqua (acqua, sostanza).
O. Origo (causa, aria, origine).
Huiracocha dice: "I.A.O. è il nome Dio tra gli Gnostici». Lo spirito divino è simbolizzato dalla vocale O, che è il circolo eterno. La lettera I simboleggia l’Essere interno di ogni uomo, però ambedue si mescolano con la lettera A, come punto d’appoggio. I.A.O. è il potente mantra o parola magica, che si deve cantare quando si  pratica magia sessuale con la sposa sacerdotessa. Il divino Salvatore del mondo, quando praticava con la sacerdotessa nella piramide di Kefren, ( SIC!) cantava insieme a lei il poderoso mantra sacro del fuoco I.N.R.I. Il Signore di ogni adorazione praticò in Egitto con la sua Iside".
All’interno di questa visione magico operativa, il mantra I.A.O. assume valenza rigeneratrice di una precedente condizione di stato perduta, attraverso la pratica di trasmutazione di ciò che è grezzo in nobile. Usciamo da un contesto magico-cerimoniale, fondante su iniziazioni intime, per inserirci in una realtà magica-operativa a due vasi, profondamente legata al simbolismo della fertilità e della rinascita espresso dalla morte in Croce di Gesù Cristo, che donando l’acqua mista al sangue, permette all’uomo di rinascere: transustanziazione.
4. I.A.O. nell’antico gnosticismo
Uscendo dalle divagazioni, non sempre lineari dell’esoterismo moderno, e addentrandoci nell’antico gnosticismo, possiamo vedere come la formula I.A.O. fosse presente in rituali di iniziazione e consacrazione. La differenza fra i primi e i secondi risiede nel ricevimento dell’investitura iniziatica e nel potere di trasmettere l’iniziazione.
Ecco un passo tratto dalla redenzione angelica (pratica attraverso la quale il consacrato diviene cosa unica con il proprio spirito angelico: l’anima incontra lo spirito) di un rituale marcosiano (scuola alessandrina):
«Io sono confermato e redento; io redimo l’anima mia da questo eone, e da tutto ciò che da questo proviene; nel nome di I.A.O., che redense l’anima sua, nella redenzione in Cristo, il vivente.» La risposta della comunità: «Pace a tutti coloro sui quali questo nome riposa.»
La formula di cui sopra può essere letta ponendo l’accento sulla funzione redentrice della potenza IAO, verso le anime degli spiriti inferiori (gli angeli caduti), e quindi come giudice e padre supremo a cui l’iniziato si deve affidare per completare il percorso che lo ha visto allontanarsi (la caduta pneumatica) dalla casa del Padre (che adesso non più conosce), provare dolore (causa lontananza) nel mondo della materia (ad opera del piccolo e cieco Demiurgo: il Dio dell’Antico Testamento), e il ricongiungimento nella camera nuziale celeste.
Nel codice Askew, troviamo ancora la formula I.A.O., attraverso estratti del libro del Salvatore. Ecco il passo:
«Gesù sta di fronte ad un altare e, insieme ai suoi discepoli, si volge ai quattro punti cardinali, invocando tre volte il nome IAO, la cui interpretazione è: I (il Pleroma è andato fuori), A (essi torneranno dentro), O (vi sarà una fine delle fini). Segue una mistica formula dove Gesù invoca il Padre affinché anche sui discepoli discenda la luce.
Proferendo tre volte per ognuno dei punti cardinali la formula IAO, otteniamo il numero 12, indissolubilmente legato alla tradizione solare, incarnata da Gesù in Cristo. Seppur con apparente differenza, in realtà i due passi menzionati indicano identica funzione di IAO come vettore e dispensatore di redenzione. Leggiamo nella citazione dal codice di Askew una valenza di scongiuro, e quindi di dominanza, sulla manifestazione tutta, ma anche riassuntiva di tutto il travaglio spirituale umano, che viene ricondotto ad una crisi interna al Pleroma: suggerendo che la fine dei tempi avverrà con il ritorno dell’ultimo spirito caduto in seno al Pleroma stesso.
5. I.A.O, Cabbala e mitologia greca
La questione aperta è da riferirsi alla possibilità o alla non possibilità che la formula IAO abbia qualche attinenza con la religione ebraica, o la casta sacerdotale giudea. Seguendo un ragionamento assolutamente logico è da escludersi, e questo perché la formula IAO è da sempre legata, oggi come ieri, ad ambienti iniziatici a carattere esoterico, e non afferente alla sfera mesoterica della religione.
Il ceppo gnostico portatore del mantra I.A.O. è inoltre riconducibile a quello alessandrino, legato all’influsso del pensiero platonico e neoplatonico, dove con maggiore attinenza IAO potrebbe ben rappresentare una rilettura del nome del dio Bacco, legato alla conoscenza occulta e al potere creativo, e non per ultimo ai riti di iniziazione neoplatonici.
Ma tale interpretazione ha lo stesso valore di ogni suggerimento volto ad una traslitterazione del Tetragrammaton della Cabbala (YHVH), è quindi assolutamente arbitraria, non provata, e legata all’inflessione del singolo ricercatore. Al più possiamo registrare un’assonanza di IAO con il nome divino attribuito alla sefirah Chochmah, il quale è IAH, e questo può essere un interessante punto di partenza, tutto il rimanente è avvolto nella nebbia.
Anche se è affascinante l’ipotesi che circoli cabbalistici, ambienti gnostici alessandrini e cerchi iniziatici dell’antica Grecia fossero legati da identico riconoscimento di un Dio Occulto al Dio Creatore.

6. Conclusioni e operatività
Per quanto sopra evidenziato, dobbiamo ritenere che la formula tradizionale I.A.O. dal nome del Dio segreto, negli autentici ordini gnostici è la seguente: Fuoco, Acqua, Spirito; in quanto espressiva di redenzione e armonia, e non tanto di violenza caotica impressa sull’iniziato, di cui esso è poi portatore più o meno consapevole. Il significante della formula è:
«L’acqua della vita racchiusa nell’uomo e nella donna, sottoposta alla fiamma dell’Amore Sacro, rigenera lo Spirito degli incorruttibili perfetti: gli gnostici.»
In tale lettura non vi è rottura, non vi è dispersione, non vi è contrapposizione, ma armonia e perfetta identità fra Horus (il restauratore del regno d’Egitto) e il Cristo (il restauratore dell’Uomo Dio), come continuatore della tradizione misterica egizia. A ulteriore suffragio di quanto sopra detto, se analizziamo I.H.S., il monogramma greco/latino del nome di Gesù, notiamo che può essere letto come l’acronimo di Iside, Horus, Seth.
Iside, la madre, è il principio vitale, l’eterno utero metafisico da cui esce ogni vita, fronteggia il principio della distruzione del caos, rappresentato da Seth. Horus, nascosto da Iside alla furia di Seth, fino a quando non diviene forte a sufficienza da affrontarlo, conosce anch’esso la forza distruttiva, sconfiggendo l’insidioso divino parente, per poi restaurare il Regno (edificazione del Tempio intimo come riflesso del Tempio Celeste). Ecco quindi HORUS l’uomo Dio vittorioso su Seth, che ha conosciuto la vita, la morte e la rinascita. Ecco quindi il Cristificato, l’uomo Dio vittorioso su Satana, che ha conosciuto la vita profana, la morte psicologica in Croce, e la rinascita nello Spirito.
Se anche vi può essere una qualche riconduzione ad ambienti cabbalistici della formula I.A.O., si deve ricordare che il rapporto esistente fra essi e la casta sacerdotale giudaica non è equiparabile a quello esistente fra i circoli gnostici e il cattolicesimo. I primi rappresentano una scialuppa di salvataggio di illuminati in un oceano agitato da malevoli correnti perenni, i secondi i custodi della fiamma, di un movimento di redenzione universale momentaneamente cristallizzatosi in forme dogmatiche e sociali nel cristianesimo storico per proteggere la conoscenza che altrimenti sarebbe andata persa per sempre.
In estrema conclusione, nella pratica esoterica a due vasi: la vocale I comporta la vibrazione della ghiandola pineale, connessa all’anima presente in ogni uomo, seppur a livello embrionale. La vocale A pone in vibrazione il veicolo fisico, trasformandolo in un’enorme cassa di risonanza, che per simpatia andrà ad influenzare ogni centro dell’uomo. La O fa vibrare la zona legata al plesso solare, trasmutando l’acqua della vita fino a convertirla in energie cristiche ( comprendere il vero significato di Cristo come l'Unto!)che ascendono vittoriosamente fino al cervello, inseminandolo. Il mantra IAO, intonato dalla sacra coppia, permette il lavoro della spada e della coppa (impersonati dal Dio Toth-Ibis) sulla pietra cubica.

“Iao Sabao Adone” echi ebraici nella magia dell’Africa romana.

L’ebraismo presentava tratti che agli occhi dei greci e dei romani ne facevano una religione misteriosa, con tratti inquietanti. Il fatto che nome di Dio non fosse pronunciabile e fosse vietata la raffigurazione della sua immagine lo facevano apparire come una divinità occulta, misteriosa, caratterizzata da particolari poteri. In particolar modo il divieto di pronunciarne il nome veniva interpretato come conseguenza di un potere particolare insito in esso, analogamente agli onómata barbariká utilizzati nei riti magici.
Tutto ciò contribuì a creare l’idea che gli ebrei fossero potenti maghi. Di certo in tal senso erano concepiti Mosé, forse a seguito della conoscenza dell’episodio biblico della contesa con i maghi del faraone, e Gesù.
L’eco di questa tradizione fu talmente forte che giunse ad influenzare la stessa cultura ebraica introducendovi elementi esoterici che le erano totalmente estranei, la Cabala che raggiunge la sua massima fortuna nella Spagna medioevale nasce in Palestina durante il I d.C. e conserva buona parte della scienza occulta tardoellenistica fusa con influenze neoplatoniche; nello stesso periodo o poco più tardi vennero composti alcuni apocrifi biblici: Sapienza di Salomone e Testamento di Salomone, di spiccata connotazione magica.
L’influenza ebraica è quindi molto forte nella cultura magica romana ed appare diffusa in tutto l’impero ed in modo particolare nelle province romane dove la tradizione magica degli Ebrei sopravvive ancora nel folklore locale.
La maggioranza delle testimonianze presenta semplicemente il nome del Dio ebraico; esse non sono probabilmente opera di ebrei ma attestano semplicemente l’esistenza di una tradizione che vede in questa divinità una potente origine di energia magica. In questi casi non è nemmeno possibile sapere se si avesse una precisa conoscenza della divinità invocata o non si trattasse piuttosto di un nome entrato nell’uso della pratica magica e come tale invocato al di là d’una effettiva conoscenza.
La divinità ebraica appare indicata prevalente nella forma IAO, adattamento greco del nome ebraico Yaweh o SABAW -ebraico Saboath, altro nome della medesima divinità. I due termini possono essere associati fra loro o possono presentare varianti grafiche, probabilmente dovute ad una conoscenza molto superficiale del mondo di riferimento.
In alcuni casi l’ambito culturale ebraico compare evocato in modo più complesso, apparentemente attestante una miglior conoscenza della realtà. E’ il caso della formula IAO ADONAEI, in cui il primo nome indica il Dio degli Ebrei mentre il secondo è probabilmente una deformazione di Adonai, che nelle lingue semitiche significa “Signore” ed appare come frequente attributo nei confronti di numerose divinità cananee. Nel mondo ebraico esso è un altro nome della divinità e come tale compare con una certa frequenza nei rituali magici influenzati dall’ebraismo; non si può escludere il fatto che si tratti di una formula unitaria interpretabile come “Il signore Iahwe”. In un’altra iscrizione una formula di analogo significato è data dall’espressione  a)donai swbawq.
In alcuni esemplari il generico richiamo ad una divinità straniera lascia il posto a precisi riferimenti alla realtà ebraica che attestano una conoscenza diretta dei testi biblici e dei formulari liturgici usati dalle comunità della diaspora – le forme sono esclusivamente in greco. Questo non impone necessariamente l’attribuzione di queste defissioni agli ebrei in quanto non si può escludere che queste conoscenze fossero accessibili anche ai pagani ma attesta con sicurezza il richiamo ad una precisa tradizione decisamente più profondo rispetto alla ripetizione di formulari stereotipati.
Un testo si distingue in tal senso in primo luogo l’autore si rivolge a IAO conoscendo perfettamente la divinità, che viene indicata con precisione come: qeo)n tou= Adraan kai/ to/n Iaw to)n tou= Iakou, qeo)n tou= Israma. Prescindendo da alcune insolite varianti testuali – forse da connettere a specificità locali – appare evidente come la figura divina sia definita nei suoi specifici attributi di Dio di Abramo (Adraan), di Isacco (Iakou per Isakou),  e Dio d’Israele (Israma per Israel).
La tabella presenta inoltre precisi riferimenti a passi biblici come l’espressione  e(/kaston i)da(lletai o(/n e)/xei fo/boj to=u Kuri/ou ricavata tratta direttamente da un passo dei salmi: ulteriore conferma di una conoscenza diretta del testo biblico e non di una semplice ripetizione di nomi probabilmente incompresi.  Detta tabella rappresenta la più esplicita testimonianza di una conoscenza diretta della cultura ebraica nella regione ma anche in altri testi si possono ritrovare tracce analoghe, seppur meno evidenti.
Un’iscrizione presenta una formula ancor oggi non spiegata: BAITMO ARBITTO, per la quale già Bruston proponeva di vedere l’adattamento greco di una formula rituale ebraica; purtroppo sono mancati studi successivi a riguardo. A favore di questa ipotesi gioca un altro elemento presente nella stessa tabella, per l’esattezza l’espressione Iaw Iajdaw ooriw.ahra, che oltre alla tradizionale invocazione al Dio degli Ebrei, presenta un’espressione che pare la traduzione greca di una diffusa formula ebraica: “non vegga la luce” quindi “non possa vincere”.
La forte presenza della tradizione ebraica – unita nel caso a influenze egiziane – caratterizza anche l’unica “gemma magica” ritrovata nella regione. Si tratta di una pietra troncoconica verde, incisa su entrambe le facce. Su quella superiore è raffigurato un leone calpestante un corpo umano, ai lati dell’animale sono due stelle a sei punte. Intorno alle figure è presente un’iscrizione in caratteri greci ILW CABAW ADWNE.
Sul lato posteriore compaiono tre personaggi, quello al centro, di cui è perduta la testa per una scheggiatura della pietra, presenta piedi forcuti e lunga coda arrotolata intorno ad una sfera. Lo affiancano un personaggio con testa di vacca ed uno d’uccello sormontati da una croce. Fra i personaggi erano iscrizioni non più leggibili.  La gemma appartiene a quell’insieme di amuleti magici, spesso influenzati da concezioni gnostiche, molto diffusi in tutto l’impero romano e caratterizzati dalla fusione sincretistica di elementi religiosi diversi.
  Il presente esemplare sembra assommare richiami alle due sfere magiche per eccellenza del mondo antico, quella ebraica e quella egiziana. Le immagini della faccia inferiore possono essere interpretate come una figura di Serapide di tipo serpentiforme affiancato da Iside-Hathor con testa bovina e da Horus.
La facciata superiore può invece spiegarsi alla luce di un’influenza ebraica. L’iscrizione appare traslitterabile come Iao Sabao Adone e traducibile come “Il signore Yahweh Shabat”.



IAO. LA MAGIA SEGRETA 
Uno scritto di MRA .
IAO ha come base magica le tre funzioni dell'essere umano. Il corpo l'anima e lo spirito. Ad ogni lettera corrispondono delle pratiche particolari e dei piccoli riti che servono a svegliare la propria energia addormentata.
Cosa intendiamo per energia? Per energia intendiamo il flusso che è dentro l'essere umano e che viene chiamato Il Fiume Lete. Il fiume dell'oblio. Viene connessa al fiume dell'oblio solamente per un motivo. Il suo risveglio porta l'uomo a dimenticare ogni sua miseria e a vivere spensierato e in contatto con se stesso senza essere condizionato dalle cose che gli sono d'intorno.
si è sempre conosciuto lo IAO per il suo significato gnostico ma è rimasto sconosciuto il suo significato squisitamente pratico. 
I è la nostra volontà che deve essere messa in azione.
A è l'anima o psiche che deve essere l'obbiettivo della volontà.
O è il  metodo da usare.
"I"
Di che volontà stiamo parlando? cosa è la volontà? siamo sicuri di conoscere bene cosa si intende con questo termine?
La volontà è un infusione di amore completo verso la cosa che si desidera o appetisce. Quindi la volontà è amore. Ma qui si intende amore esteso su tutti i piani dell'essere e non solo come particolarità del suolo cuore. Quando si desidera una donna o un uomo lo si desidera completamente e totalmente e non solo spiritualmente o fisicamente. Se lo si desidera solo parzialmente dunque non si sta vivendo la vera Volontà in azione. Un uomo amato o una donna amata, porta l'essere tutto a infondersi dentro la cosa amata. se questo non avviene nulla può accadere.
Questa è una legge che viene rappresentata magnificamente nella natura. Si attribuisce la lettera I a Iside come esempio della femminilità che il mago deve coltivare come metodo di azione verso la cosa da conquistare.     Esiste anche un significato che viene tenuto segreto da sempre e che è connesso con la produzione di energia in altra maniera. In ogni caso questa lettera è da sempre connessa alla forza e alla potenza che si sveglia se la nostra anima si "accende" in qualche maniera. Non è possibile in ogni caso fare la magia dell'IAO se il cuore e l'anima tutta non ardono di amore puro e totalizzante per la cosa desiderata. Il desiderio deve essere forte e potente come quando desideriamo una giovane vergine ( per gli uomini) e non facciamo altro che pensare a lei. O ricordaiamo gli occhi di un bellissimo uomo ( per le donne)  che ci ha guardato e trafitto il cuore. La nostra mente e il nostro cuore non deve fare a meno di posarsi sul pensiero di lui o di lei.
La grande magia di IAO è anche nella sua capacità di spostare questo tipo di energia magica dal basso all'alto. e quindi di iniziare nelle emozioni e spostarsi nei sentimenti che portano all'accensione del cuore vero e proprio.
Una spiegazione connessa con l'alchimia interna è che la "I" è la canna fumaria dell'apparato alchemico. La "A"  è il corpo dell'apparato alchimico e la "O" la sorgente di energia dell'apparato o fuoco interno. Un altra spiegazione invece ci dice che la I è il fuoco aperto, la A è la materia e la O il fuoco chiuso.
L'alchimia da sempre è stata avara di spiegazioni e significati reali e fissi e questo perché è una scienza dell'Immaginario e si appoggia completamente alla forza della fantasia che è il motore delle spiegazioni di questo tipo di scienza. Questo non significa che sia non reale o aleatoria o ingannevole. L'alchimia usa le immagini per colpire la parte di noi che è più profonda dentro la nostra mente e metterci in contatto con il vero significato delle immagini e dei termini. Si dimentica sempre che nell'alchimia tutto è simbolo e doppia spiegazione o tripla o quadrupla. Gioco di significati che si appoggiano al rebus e all'enigmistica, al fonema delle parole e alle assonanze, ai significati delle parole nelle vecchie lingue molto spesso estinte. I nomi degli ingredienti chimici non sono mai quello che sembra e l'operare non è mai l'operare chimico puro e semplice. e se si opererà con un fuoco esterno aperto ecco che deve essere sempre usato un fuoco interno e chiuso che agendo su se stesso possa trasformare la materia esterna ed interna contemporaneamente.
IAO spiega proprio a modo suo queste fasi.
Prendi la materia A; accendi un fuoco sotto di essa I; accendi un fuoco anche dentro di essa O.
Ora il segreto alchilico è tutto in queste parole poiché si parla sempre di fuoco doppio in alchimia e non di un fuoco isolato. Nel' corpo dell'essere umano la I dunque deve essere intesa come qualcosa che ha possibilità di scaldare la materia dall'esterno o di scaldarci dall'esterno in maniera che la materia cominci a cuocere dentro di noi. Il fuoco non deve per forza essere di un tipo ma di diversi tipi a scelta. L'importante è che CI SCALDI E FACCIA CUOCERE LA MATERIA COME DETTO. Questo lascia una possibilità di manovra molto ampia all'alchimista che così può decidere come indirizzarsi a secondo della sua preferenza per il tipo di fuoco scelto.
Quindi prendete Il vostro fuoco di carboni o di cannello del gas o altro e accendetelo. Ponete sopra il fuoco una piccola pentola e dentro di essa una materia. Avete cominciato il processo IAO.
Dentro divo i dovete fare lo stesso: Accendetevi con qualunque mezzo a vostra disposizione e scaldate la materia che è già dentro di voi e che avete messo dopo averla liberata dalle scorie mediante il processo della O.
O è Osiride , colui che muore e rinasce e questo significa che una materia viva che è dentro di voi deve morire per poter rinascere pura dalle scorie preliminari che di solito ha.
A è Apophis , colui che è l'uccisore della materia. Esso è una forza molto pericolosa se non viene dominata ma necessaria poiché senza di esso non è possibile uccidere Osiride e quindi distruggere la vecchia materia affinché si purifichi e rinasca. Apophis è il serpente potente e pericoloso. Potete avere coscienza della sua forza se un giorno comincerete a svegliarlo o con il respiro o con la sessualità o con l'amore o con l'emozione o con le droghe o con il pericolo ecc.
Esso è una forza veramente potente e NECESSARIA. Esso vi aiuta a comprendere veramente chi siete altrimenti senza lo shock che esso crea non vi svegliereste.
Immaginate che state camminando per strada e vedete una persona che fa risuonare tutta la vostra passione…allora vette conosciuto uno degli aspetti di Apophis. ma questo fuoco che ss ha svegliato è oscuro e denso, fatto di materia e volto verso il basso mentre a voi serve un fuoco che sia volto verso l'alto. Quindi non per creare ma per distruggere in via preliminare. La creazione sarà fatta in seguito una volta che il vostro vecchio io sarà morto oppure che la vostra materia sia stata uccisa dal calore del fuoco trasformante. Voi non avete idea della potenza di questo fuoco che nelle antichità veniva svegliato nei Neofiti a questa Arte e Scienza con arte sottile dalle sacerdotesse Agubiche. Quindi come è stato scritto accendete il vostro fuoco e e respirate a fondo per fare in maniera che non si spenga mai. Il respiro sia circolare e concentrato nell'addome affinché esso si muova come un serpente in tondo. Non riempite completamente i polmoni, basta solo che riempiate la parte che corrisponde al diaframma. rimanete calmi e continuate a respirare finchè il fuoco che avevate svegliato non si disperde per tutto il corpo. Appena sentite questo richiamate il fuoco in qualche maniera a voi semplice e respirate ancora. ma in questo momento sostituite il desiderio che sentite per una cosa bassa e materiale con un immagine e un aspirazione alta e divina…il miracolo si compie perché la materia si purifica.  Lo stesso fuoco che vi faceva cadere ora vi farà salire. Non c'è bisogno di essere spirituali per accendere il fuoco, nessuno lo è veramente nel mondo di oggi, ma ce bisogno di usare le cose che abbiamo a nostra disposizione e noi abbiamo un fuoco sporco e materiale e denso ma pur sempre un fuoco….e l'Alchimia non dice che per praticarla BASTA SOLO UN FUOCO E NON HA IMPORTANZA DI CHE MATERIALE SIA??
Ma non abbiamo parlato molto della A o materia. Beh! non ce molto da dire se non che essa è ovunque e si trova anche dentro di voi dunque. Essa è la materia che potete anche inspirare con il naso o…la bocca!
La ha è da sempre la prima lettera di ogni alfabeto e l'inizio di ogni cosa e quindi noi sappiamo dalle nostre attribuzioni che essa è lo spirito divino in ogni dove e che aleggiava sulle acque. Ma quali acque?
I mari? Il cielo? I fiumi? I laghi? Le paludi? Le pozzanghere? 
Dove trovate la vostra acqua dentro di voi signori?Abbiamo un lago naturale dove si raccoglie naturalmente ogni giorno e ogni notte. per via della legge di gravità essa acqua va sempre verso il basso e la troviamo sempre sotto la nostra mano quando serve. Per virtù della legge dell'Unitarietà ogni cosa è simile e quindi se un Lago o un mare attira questa forza, tanto farà l'acqua che è dentro di voi, salina come il mare. Li vi è un mistero che può scuotere le fondamenta del vostro essere. La A si raccoglie dunque in quel posto oppure sopra ogni pozza d'acqua che è sopra la terra. Poiché di notte discende come cascata dal cielo. Ce ne illustra con sapienza e dovizia il Libro Muto e ci dice come fare e come raccoglierla.

Nel Terzo Ordine vi verrà insegnato come usare l'acqua di vita che vi dona l'Immortalità e salifica la vostra materia facendola diventare FISSA e non più VOLATILE.
Ho parlato troppo chiaramente direbbero i miei fratelli e superiori nel Terzo Ordine. Ma l'amore mi spinge a farlo.
L'amore per il mio discepolo prediletto Lux et Septentrionis che mia ha incitato e stimolato a scrivere per voi sui misteri, in maniera più chiara di quanto non si trovi altrove. Leggiamo insieme uno scritto poco conosciuto di Tritemius. La Pietra d'Acqua dei Saggi.
MRA
Con il consenso dei 12 Maestri Anziani.


                                                             








                                                              I.A.O.
Uno scritto Alchemico di Tritemius commentato da MRA



La pietra d’acqua dei Saggi 
(J.A. Siebmacher, «Wassestein der 
weisen», 1541)
Nello specifico trattasi di un «estratto da un opera ermetica» del celebre abate benedettino Giovanni Tritemio (in latino Johannes Trithemius, 1462-1516). 
L’autore fu mago, astrologo, alchimista e cultore di tutte le scienze esoteriche e cabalistiche. Inoltre (e ciò la dice lunga sulla sua competenza) fu maestro e guida di altri due illustri personaggi dell’esoterismo occidentale, vale a dire Paracelso e Cornelio Agrippa.

Lo scritto che vi propongo è stato tradotto dal francese e si colloca nell’ambito della così detta «filosofia ermetica» che, dal «Corpus Ermeticum» sino ai nostri giorni, costituisce un unità omogenea di pensiero nonostante l’apparente eterogeneità.
In effetti l’Unità fondamentale di tutte le cose proclamata dagli alchimisti non può tradursi in una serie di opere e trattati sconnessi gli uni con gli altri.
Perciò l’estratto che segue si inserisce armoniosamente in una concordanza filosofica fondamentale che si traduce in un meraviglioso universo di rimandi nel quale «libro apre libro» e «luce rimanda a luce». 

E’ bene osservare che questo universo filosofico non è affatto facile da comprendere se non in apparenza. In effetti la composizione dei trattati alchemici appare (in una prima istanza) semplicissima e chiara, mentre, al contrario, essa è oscura e nasconde il senso delle parole. Con ciò il lettore è avvertito. 

Prima di lasciare il campo all’abate Tritemio farò qualche piccola riflessione sul testo.
V’è da notare, infatti, che nell’estratto (e nelle opere alchemiche in genere) sono spesso utilizzati i termini «materia» (ossia «le cose tali come noi le vediamo»), «forma», «essenza» e «sovra essenza». 
Probabilmente questa terminologia è stata presa a prestito dal linguaggio «aristotelico».
In pratica ogni singolo elemento della natura (uomo, leone, albero, tavolo, minerale, ecc.) è costituito dall’unione di due elementi che Aristotele chiamava materia (hyle) e forma (eidos, morphé).
La forma è la «natura» specifica di una cosa, è ciò che la rende quella che è e la distingue dalle altre; è dunque la sua «essenza», il suo fondamento, il suo «essere dell’essere».
La materia è invece ciò di cui una cosa è fatta, ciò di cui è composta (ad esempio un leone è fatto di carne , ossa, muscoli e pelle; una sfera è fatta di metallo, legno, ecc.), ed è dunque un elemento passivo, che viene organizzato strutturalmente dalla forma, nel senso che è la forma che rende ad esempio l’uomo «animale razionale», mentre la materia sarà il corpo dell’uomo.
Entrambe però, la materia e la forma, sono necessarie per comporre un qualsiasi elemento naturale: non può esistere un uomo senza il corpo (materia), né l’anima (o forma) senza il corpo.

Nella figura abbiamo da una parte la 
Vergine che riceve e riflette il flusso 
luminoso e lo restituisce a suo Figlio. 
Dall’altra il raggio solare passa 
attraverso due lenti e accende il 
Fuoco. (Raimondo Lullo)


Da questo ragionamento possiamo dire che i termini «forma» ed «essenza» sono praticamente sinonimi. La «sovra essenza» invece è (come dice la parola) un qualcosa che va oltre l’essenza, cioè oltre la forma connaturata. 
Certamente si tratta di un ente più «universale» dal quale attingono tutte le forme del Creato. Questo ente universale è l’argomento centrale dello scritto di Tritemio in oggetto così come dell’alchimia intera.

Ultima nota veloce: proseguendo nella lettura ci si accorgerà che si fa spesso riferimento alla Luce ciò in perfetto accordo con i testi biblici ed alchemici.
Ad esempio (uno dei tanti) nel vangelo di Giovanni (8,12) si leggono queste parole del Cristo:

«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

Dal  punto di vista «umano» e «terrestre» la Luce più grande in natura è quella del Sole astro che alimenta il fenomeno che chiamiamo «Vita» sul nostro pianeta. 
In effetti uno degli appellativi del Cristo è «Sol Invictus» («Sole invitto»).

Come dicevo, anche nei testi alchemici spesso si fa riferimento alla luce come nel caso del Cosmopolita quando afferma:

«la natura ha una sua propria luce che non è accessibile ai nostri occhi; per i nostri occhi l’ombra della natura è il corpo ; ma se la luce della natura illumina qualcuno, a quello è tolta immediatamente l’oscurità degli occhi, e può scorgere senza impedimento il punto del nostro magnete che corrisponde a entrambi i centri dei raggi, cioè del sole e della terra.» (Nuovo Lume Chimico)

Come si sarà compreso il segreto su questa misteriosa «Luce» o «Fonte di Vita» è coperto da pesanti e oscuri veli. Tuttavia ritengo valga la pena cercare di risolvere l’enigma, con studio, meditazione e pazienza.
E’ vero, il compito è faticoso, nondimeno «vincendo senza rischi si trionfa senza gloria». 
Con ciò vi lascio al decantato estratto di Tritemio, possa la Luce eterna della Sapienza accompagnare il vostro cammino.





Un immagine alchemica tratta da un
manoscritto cattolico. In essa si vede il
Sole (con il «libro della vita») e la Luna
(con le «tavole della legge»).
I due astri ermetici sono uniti nella
croce cristica della putrefazione.
(Gabriel Biel, «Canone Missae», 1541)
Estratto da un opera ermetica di Tritemio

Dio è un fuoco essenziale e nascosto, che risiede in tutte le cose e specialmente nell’uomo. Questo fuoco crea tutte le cose.
Egli le ha generare e le genererà in futuro, e ciò che è creato è la vera luce divina che esiste per tutta l’eternità. 
Dio è un fuoco ma nessun fuoco può bruciare, nessuna luce può manifestarsi in natura senza l’aggiunta d’Aria che determina la combustione; e lo stesso lo Spirito Santo deve agire in noi come un «Aria» o un «Soffio» divino, facendo sgorgare dal fuoco divino un soffio sul fuoco interiore dell’anima, in modo che la luce appaia, poiché la luce deve essere alimentata dal fuoco, e questa luce è Amore, Felicità e Gioia nella divinità eterna.

Questa Luce è Gesù, che è emanato dall’eternità di Geova. 
Colui che non possiede questa Luce dentro di sé è immerso in un fuoco senza luminosità; ma se questa luce è in lui, allora Cristo è in lui, s’incarna in lui, ed egli conoscerà questa Luce tale com’essa esiste nella Natura.

Tutte le cose, tali come noi le vediamo, sono interiormente Fuoco e Luce, dove si nasconde l’essenza dello spirito. Tutte le cose sono una Trinità costituita da Fuoco, Luce e Aria.
In altre parole lo «Spirito», il «Padre», è una Luce «sovra essenziale»; il «Figlio» è la Luce che si è manifestata; lo «Spirito Santo» è un aria mobile, divina e sovra essenziale.
Questo fuoco risiede nel Cuore e invia i suoi raggi in tutto il corpo dell’uomo, e determina la vita.
Ma nessuna luce nasce dal fuoco senza la presenza dello spirito di santità...

Tutte le cose sono state fatte dalla potenza del verbo divino, che è lo Spirito o Soffio divino emanato dal principio della fonte divina. Questo soffio è lo «Spirito» o «Anima del Mondo» ed è chiamata «Spiritus Mundi».
Inizialmente era simile all’«Aria», poi si è concentrato in una nebbia o sostanza nebulosa e, infine, si è trasmutato in «Acqua». Quest’«Acqua» era inizialmente Spirito e Vita, poiché essa era impregnata e vivificata dallo spirito.
L’oscurità colmava l’abisso; ma con il proferire del verbo, la Luce fu generata, le tenebre illuminate dalla Luce, e l’«Anima del Mondo» fu procreata.
Questa Luce spirituale, che noi chiamiamo «Natura», o «anima del mondo» è un corpo spirituale che, per mezzo dell’Alchimia, può essere reso tangibile e visibile; ma siccome esiste allo stato invisibile, viene chiamato «Spirito».

«Ecco l’incontro tra Eudosso e
Pirofilo che dialogano sulla via secca
e che hanno ai loro piedi il geroglifico
del soggetto ed il crogiolo che
racchiude il fuoco segreto in attività.
La grotta ed il dragone che si divora
la coda, danno origine alla corona di
regalità divina tenuta dal discepolo.»
Eugène Canseliet


Si tratta di un Fluido universale e vivo, diffuso ovunque in Natura, e che pervade tutti gli esseri.
È il più sottile di tutte le sostanze, il più potente a causa delle sue qualità intrinseche; esso penetra tutti i corpi, e determina le forme in cui opera la sua azione. 
Con la sua opera, esso libera le forme da ogni tipo di imperfezione; rende puro l’impuro, perfetto l’imperfetto, e immortale ciò che è mortale, fissando in se.

Questa «Essenza» o «Spirito» è emanata dal Centro fin dall’inizio, e s’incorpora nella sostanza di cui è formato l’universo.
Questo è il «Sale della Terra», e senza la sua presenza, l’erba non cresce, ne i prati verdeggiano e più questa essenza è condensata, concentrata e coagulata nelle forme, e più esse hanno la stabilità.

Questa sostanza è la più sottile di tutte le cose, incorruttibile e immutabile nella sua essenza, essa riempie lo spazio infinito.
Il Sole e i Pianeti non sono che dei coaguli di questo principio universale, dal loro cuore palpitante distribuiscono l’abbondanza della loro Vita, e l’inviano alle forme dei mondi inferiori e a tutti gli esseri, tramite il proprio centro, e elevando le forme sulla «via della perfezione».

Le forme in cui si fissa questo principio vivente, diventano perfette e durature, in modo ch’esse non siano alterate, né siano deteriorate, ne mutino più al contatto con l’aria; l’acqua non può più dissolverle, né il fuoco distruggerle, ne gli elementi terrestri divorarle.

Questo spirito si ottiene nello stesso modo in cui è comunicato alla Terra dagli Astri; ciò è fatto per mezzo dell’Acqua, che gli serve da «veicolo».
Questa non è la Pietra dei Filosofi, ma essa può essere preparata fissando il volatile.

Vi consiglio di prestare molta attenzione all’atto di far bollire l’Acqua; non lasciate che il vostro spirito sia turbato da cose di poca importanza.
Fatela bollire lentamente, poi lasciatela putrefare fino al punto in cui ha raggiunto il colore conveniente, poiché l’«onda di vita» contiene il germe della saggezza. Attraverso la bollitura l’Acqua si trasformerà in Terra. 

Questa Terra si trasformerà in un puro fluido cristallino che produrrà un eccellente Fuoco Rosso; ma quest'Acqua e questo Fuoco, ridotti in una sola essenza, producono la grande Panacea, composta da dolcezza e da forza: l’Agnello e il Leone sono uniti.
Il LEONE E L'AGNELLO SONO IL SANGUE E IL SEME CHE DA LA VITA
NOTA DI MRA

MRA 
CON IL CONSENSO DEI 12 MAESTRO ANZIANI