giovedì 12 marzo 2015

INDUZIONE DEI SOGNI LUCIDI- TEORIA- PRIMA PARTE



INDUZIONE DEI SOGNI LUCIDI
TEORIA
PRIMA PARTE








Chi "ci" sogna? Il sogno lucido di Monsieur La Sceve 

"Notte molto calma.
Tu vivi sempre nei miei sogni.
Stanotte volavamo via insieme.
Ti tiravo tenendoti per la mano sinistra.
D'improvviso, hai lasciato la mia mano e sei volata altissima in aria.
Un sogno assai diverso da tutti quelli che ho fatto finora...
Fino a stanotte, durante tutti i miei sogni di volo, ero convinto di essere sveglio e mi stupivo di quanto fosse facile volare.
Durante il sogno di stanotte, ero al contrario sicuro che stavo sognando, e assistevo al nostro volo e alla tua fuga in aria da spettatore meravigliato.
D'improvviso, un'ondata piu' forte delle altre mi ha costretto a sorreggermi alla cuccetta, e il sogno e' svanito. Perche' questa nuova classe di sogni?...". 

(Dall'ultima lettera di Hugues La Sceve, inviata tramite il Conte di Lesseps a Beatrix Monthieu dalla fregata "Boussole", in navigazione nell'arcipelago delle isole Sakishima; Aprile 1787). 

Non si sa se il gentiluomo Hugues La Sceve, medico militare, naturalista, viaggiatore e "onirologo" per vocazione e diletto sia mai esistito in quel di Bouligneux - nella Dombes lionese - o sia piuttosto il frutto di una brillante invenzione letteraria di Michel Jouvet. Ma lo stralcio dell'ultima lettera di monsieur La Sceve alla sua amante descrive con esattezza cio' che a noi interessa maggiormente e che oggi, grazie a una fortunata espressione dello psichiatra olandese Frederik Willems Van Eeden, chiameremmo "sogno lucido". 

Ma che cos'e' un sogno lucido? Conosciuto fin dall'antichita' e indicato dai maestri di varie tradizioni mistiche ed esoteriche - quali il sufismo e il buddismo tibetano - come una pratica di iniziazione alla conoscenza, il fenomeno del sogno lucido transito' nella consapevolezza e nella conoscenza occidentale piu' recente attraverso i lavori pionieristici del marchese d'Hervey De Saint-Denis e dello stesso Van Eeden, fino ad ottenere, negli ultimi vent'anni, un posto privilegiato nelle ricerche sulla neurofisiologia degli stati di coscienza grazie ai lavori iniziati da Stephen LaBerge e dal suo gruppo dell'Universita' di Stanford. 

Il sogno lucido e' un "sogno cosciente", ossia un sogno vissuto con l'affascinante particolarita', piuttosto rara e fugace come evento spontaneo, della consapevolezza: si e' cioe' consapevoli di stare sognando. 

Com'e' immaginabile, il sogno lucido, per le sue caratteristiche, si presenta non solo come un promettente strumento di comprensione fenomenologica del fenomeno onirico nella sua generalita' e come un modo costruttivo e creativo di vivere una propria personale dimensione mentale, ma anche come un'occasione particolarmente adatta alla sperimentazione terapeutica, alla quale offre spunti di un certo interesse. 

Ma per rispondere piu' esattamente alla domanda su che cos'e' un sogno lucido bisogna anzitutto sapere cos'e' un sogno. 

I sogni costituiscono gli esiti rappresentazionali (mentali) di particolari stimolazioni bioelettrochimiche endogene sottocorticali (in particolare i potenziali ponto–genicol-occipitali) che, a partire dal tronco encefalico, coinvolgono la corteccia visiva e i depositi mnestici delle aree associative ed elaborative da cui viene tratto il materiale rappresentato. 

Questo processo avviene per lo piu' in una fase del sonno detta REM in cui, in concomitanza con una tipica risposta oculomotrice (i cosiddetti movimenti oculari rapidi, da cui la fase "REM"), vi e', in virtu' della natura stessa del processo, una particolare attivazione corticale con tracciato elettroencefalografico simile a quello della veglia, un aumento generale dell'attivita' metabolica del cervello, un'inibizione attiva del tono muscolare (che di fatto, e per fortuna, impedisce la partecipazione muscolare e corporea all'evento onirico) e una paradossale disattivazione temporanea del meccanismo omeotermico. 

Quale sia la finalita' di questa fase del sonno in cui vengono prodotti la maggior parte dei sogni (una quantita' di gran lunga superiore a quella dei sogni che riusciamo a ricordare al risveglio) non e' dato saperlo con certezza. 

Le ipotesi piu' accreditate, come quella di Michel Jouvet, dicono che essa sia il residuo di un momento necessario al processamento ricorrente di informazioni filogeneticamente rilevanti - come quelle sensoriali e motorie - destinate, a partire dall'evoluzione dei mammiferi, all'adattamento e alle strategie di sopravvivenza; informazioni che nella specie umana, in particolare, nel corso del tempo hanno subito una sostanziale "complessificazione" in rapporto alla sorprendente evoluzione del cervello. 

Il sonno REM-sogno ha nell'essere umano molto probabilmente un ruolo nell'attivazione e nel mantenimento dei circuiti neurali delle memorie e nell'elaborazione, percio', di tutte le informazioni in rapporto alle stimolazioni della vita di veglia. 

In effetti c'e' da chiedersi come una massa organica piuttosto piccola come il cervello riesca a contenere cosi' tanta informazione. 

Una risposta affascinante viene dal neurofisiologo Karl Pribram secondo il quale il cervello agisce come una macchina olografica che decodifica il "campo di frequenze" energetiche, costitutivo, in ultima analisi, della struttura della materia e della realta' percepibile, ricodificandolo all'interno della rete neurale secondo modelli di interferenza; proprio come gli ologrammi creati dal laser, che ricostruiscono l'immagine dell'oggetto trasferendovi, secondo un ordine frattale, un'enorme quantita' di informazione. 

La teoria olografica trova una spiegazione piuttosto semplice anche per il sogno lucido, che altro non sarebbe che un ologramma onirico il quale contiene al suo interno il punto di vista dell'osservatore. 

Fenomenologicamente il sogno lucido e' proprio questo: un'esperienza sensoriale - per lo piu' visiva - in cui si e' contenuti e si sa di esserlo, come nella veglia. 

Per questa ragione intrinseca viene in un certo senso a cadere la sensazione di una soluzione di continuità tra la veglia e il sonno, tra l'esperienza mentale e la percezione dello stato di veglia e l'esperienza onirica, tra due mondi considerati incompatibili in mezzo ai quali comunemente si 
interpone la frattura del risveglio, la quale sembrerebbe richiedere necessariamente un lavoro ricucitura, ovvero di traduzione, di collegamento e di interpretazione. 

I risultati delle ricerche sul sogno lucido - insieme alle acquisizioni piu' recenti della neurofisiologia degli stati di coscienza, entro le quali questi risultati vanno peraltro contestualizzati - suggeriscono almeno un critico ripensamento dell'ermeneutica, in generale, del sogno. 

Non tanto delle finalita' che questa si propone, e che sono giustamente collocabili entro un progetto psicologico di comprensione delle esperienze e dei vissuti del singolo individuo, quanto, piuttosto, della convinzione che sia un fatto dovuto e della consuetudine nell'applicarla, in rapporto ai contenuti figurali e iconici attraverso i quali i sogni si manifestano, secondo modalita' tradizionalmente piuttosto rigide. 

È vero, infatti, che chi ha la fortuna di vivere lucidamente in modo spontaneo i propri sogni non si pone particolari domande su un loro presunto "significato", ma si immerge nella qualità e nella vicenda emotiva che li accompagna e che determina la cifra e la misura innanzitutto del loro essere esperienza e solo secondariamente della loro possibile utilità in termini interpretativi ed epistemici. 

In cio' il sogno lucido sembra piuttosto essere una produzione che una rappresentazione; una produzione vitale e creativa della macchina desiderante dell'inconscio, come avrebbero detto Gilles Deleuze e Félix Guattari nel loro indimenticabile "Anti-Edipo" (3). 

La lucidita' onirica, sebbene sia una capacita' che sembra essere piu' un fine che un mezzo (soprattutto se si pensa alle difficolta' connesse al suo apprendimento), rivela tuttavia risvolti applicativi di un certo rilievo, non come fenomeno da interpretare, lo ripeto, ma come esperienza da vivere. 

Su questo versante ho condiviso l’ottimismo di due autori che della lucidita' onirica, del suo apprendimento e delle sue implicazioni pratiche e terapeutiche mi sono sembrati i principali fautori: Stephen La Berge e Paul Tholey, quest'ultimo prematuramente scomparso undici anni fa (1937-1998). 

Non ritengo particolarmente riduttivo l'essermi (ampiamente) riferito soprattutto a loro: le ricerche di questi due Autori, benche' non siano le uniche sul sogno lucido, appaiono infatti tra le piu' significative e complete. 

D'altronde questo lavoro - ed e' un mio auspicio - e' certamente suscettibile fin d'ora di ulteriori ampliamenti e miglioramenti, non solo per cio' che riguarda il carattere di semplice compendio di alcune riflessioni e di alcune ricerche nel campo delle neuroscienze e della neurofisiologia degli stati di coscienza, ma anche per cio' che concerne l'approfondimento degli specifici temi e dei contributi sul sogno lucido in esso espressi. 

Mi scuso per la quantità di note e osservazioni che ho ritenuto di inserire. 





Fenomenologia, coscienza e paradossi




"Senta dottore, rispose Pereira, mio padre mi ha insegnato che i nostri sogni sono la cosa piu' privata che abbiamo e che non bisogna rivelarli a nessuno. Ma lei e' qui in cura e io sono il suo medico, replico' il dottor Cardoso, la sua psiche e' in rapporto con il suo corpo, e io devo sapere cosa sogna" . 

Parlare di sogno lucido, ossia di un sogno sperimentato con la piena consapevolezza di stare sognando, pur nell'effettiva condizione di sonno, puo' apparire contraddittorio: se si dorme non si e' coscienti, se si sogna si dorme, quindi se si sogna non si e' coscienti. 

Ex vero non sequitur nisi verum.
L'operazione logica e' corretta e il ragionamento sembra ineccepibile. 

Entrambe le premesse del ragionamento, tuttavia, non sarebbero del tutto vere: la condizione "sogno", nella piu' ampia accezione, non coinciderebbe esattamente con la condizione "sonno", ma, soprattutto, la condizione "sonno" non escluderebbe completamente la condizione "coscienza", nel significato che attribuiamo a questo termine in riferimento alla vita di veglia. 

Puo' accadere, infatti, che una persona pur dormendo sia cosciente, e pertanto sia cosciente dell'unica cosa di cui puo' esserlo in quel momento, cioe' di sognare, ovvero di dormire. 

Stephen LaBerge cosi' presenta il paradosso:
"l'eccezione avviene quando ci "svegliamo" entro il nostro sogno senza disturbare ne' interrompere lo stato sognante, e impariamo a riconoscere che stiamo sognando quando il sogno e' ancora in corso.
Durante tali sogni lucidi, diventiamo e rimaniamo pienamente consapevoli del fatto di sognare, e quindi del fatto di essere addormentati.
In questo modo siamo, in certo senso, simultaneamente "svegli" e "addormentati"...
I sogni lucidi sono eventi molto rari per la maggior parte di noi.
Per lo piu' abbiamo sperimentato il sogno lucido almeno una volta nella nostra vita - per alcuni puo' essere stato solo un rapido bagliore - tuttavia per tutti noi, eccetto pochi, il sogno lucido avviene cosi' di rado da mettere in questione l'utilita' di questo stato di coscienza innegabilmente interessante. 

Se questa situazione dovesse dimostrarsi non solo usuale, ma anche inalterabile, l'applicazione del sogno lucido su vasta scala rimarrebbe qualcosa d'impossibile.
Se il sogno lucido dovesse rimanere nient'altro che un'insignificante eccezione alla regola generale dell'incoscienza del sogno, i sogni lucidi sarebbero condannati a restare una semplice curiosita' d'interesse teorico solo per gli studiosi del sogno e i filosofi" . 

Benche' possa essere una condizione rara e piuttosto effimera, sembrerebbe dunque che non sia vero che sognando, pur essendo addormentati, non si possa essere coscienti di sognare. 

Tuttavia sorge spontaneo un interrogativo. 

Si puo' essere del tutto certi, per esempio, che la condizione in cui i fenomeni onirici non coincidono con quella di sonno non sia in realta' la stessa condizione in cui il sonno non esclude completamente la coscienza? 

In tal caso l'eccezione di essere coscienti pur dormendo risulterebbe falsa, poiché non sarebbe vero, o non sarebbe del tutto vero che si dorme. 
L'effetto,allora, sarebbe anzitutto quello di essere coscienti non di dormire ma di non dormire, concludendo che i fenomeni onirici non sono strettamente legati all'effettiva condizione di sonno. 

Inoltre, il termine coscienza esige quantomeno delle precisazioni.
Con questo termine, in riferimento alla vita di veglia, vengono generalmente definiti due aspetti : 

1.l'aspetto fenomenico e funzionale connesso con le esperienze percettivo- sensoriali, con la loro focalizzazione selettiva e con la loro rappresentazione, in un processo continuo che coinvolge le informazioni memorizzate.
Quest'aspetto costituisce un'attivita' cognitiva costruttiva caratterizzata da uno svolgimento sempre attuale e un orientamento definito, ed e' accompagnata dal vissuto fenomenico di sentirsi come immersi nella realta' sensoriale. 

2. l'esperienza di se', nel senso di consapevolezza soggettiva. 

Il primo (coscienza primaria) implica la presenza obbligata di un "oggetto" di coscienza e la direzione su tale oggetto ("essere coscienti di..."), condizione che, da Brentano in poi, si traduce nella nozione di "intenzionalita'" (concetto che alcuni autori anglosassoni traducono con il termine "aboutness") . 

Il secondo, come in un gioco di specchi che tuttavia non risolve cio' che i filosofi chiamano scotoma cognitivo, si rivela allorche' e' la coscienza stessa, intesa nel primo aspetto, ad essere "oggetto di coscienza"; oggetto cioe' di una attivita' sovraordinata, di piu' alto livello (coscienza riflessiva). 

Durante la veglia questi aspetti sono praticamente indistinguibili: la consapevolezza di se' e' implicita nell'esperienza fenomenica della coscienza primaria  che risulta pertanto "intenzionata", cioe' diretta verso un oggetto, e, nel contempo, riflessivamente diretta verso se stessa. 

Il risultato e' quello di essere coscienti non solo dell'oggetto ma "coscienti di essere coscienti di quell'oggetto". 

In altre parole questo corrisponde non soltanto all'essere semplicemente presenti alle proprie percezioni e alle proprie sensazioni relative all'oggetto, ma al "sapere" di essere ad esse presenti. Ciò coinvolge, naturalmente, non soltanto funzioni di controllo volontario e di decisione, ma soprattutto funzioni metacognitive come quella di valutazione e di giudizio sulla natura e sullo stato di rappresentazione (9) dell'esperienza stessa, compresa la funzione di esame di realtà . 

Nel sogno lucido si crea una coscienza molto simile a quella della vita di veglia che abbiamo appena descritto. 

Sperimentare un sogno coscientemente vuole allora dire essere coscienti dell'"oggetto sogno" nel senso di esserne in completo contatto cosi' come, durante la veglia, si sente di essere in diretto contatto con l'esperienza percettiva e sensoriale (c. primaria), e nello stesso tempo "essere coscienti di essere coscienti dell'oggetto sogno", cioe' sapere che cio' che si sta vivendo e' un sogno e non e' la realta' (c. riflessiva). 

E' proprio quest'aspetto meta procedurale  la caratteristica che qualifica, nel nostro caso, il sogno lucido come tale. 

E nel modo che segue. 

LaBerge sostiene che nel peculiare vissuto fenomenologico del sogno lucido vi siano contemporaneamente due prospettive: una coincide con "l'osservatore onirico", un punto di osservazione impersonale e non figurato situato al di fuori del sogno, mentre l'altra si identifica con "l'ego onirico", o "attore del sogno", che rappresenta, in tutti i sogni, il se stesso del sognatore. 

L'ego onirico e' chiamato piu' o meno propriamente "coscienza onirica", poiche' e' dentro il sogno e ne e' una sua parte, cosi' come durante la veglia si e' dentro l'esperienza sensoriale. 

Nel sogno lucido, la contemporanea identificazione del sognatore con l'ego onirico e con un punto di osservazione esterno al sogno rappresenta l'emergere di una coscienza riflessiva analoga a quella della veglia, ma con una "doppia localizzazione". 

Questa nuova coscienza e' accompagnata da una constatazione di non-realta' del sogno, ovvero dal suo riconoscimento ("questo e' un sogno!") e da una deduzione sul fatto che in quel momento si sta dormendo. 

"In un sogno vi e' di solito un personaggio che il dormiente considera essere se stesso...
Questo personaggio onirico e' solamente una rappresentazione di noi stessi.
Io chiamo questo personaggio "l'attore del sogno" o "l'ego onirico".
Il punto di vista dell'ego onirico e' quello di un partecipante volente o nolente, apparentemente contenuto in un mondo simile a quello con cui sperimentate la vostra esistenza in questo momento... 

In altri casi, il sognatore puo' non essere affatto presente al sogno...
Io chiamo "osservatore onirico" questa proiezione senza corpo.
L'osservatore onirico non e' presente nel sogno ma si trova fuori di esso.
Ogni sogno contiene almeno un punto di vista con il quale ci identifichiamo: la parte che stiamo recitando nel teatro del nostro sogno. 

La natura della parte che recitiamo o scegliamo di recitare nel nostro sogno ci permette di variare i gradi del nostro coinvolgimento che vanno dalla completa partecipazione dell'attore al distacco dell'osservatore .
Cosi' la risposta alla domanda "chi e' il sognatore lucido?" sembra essere una figura composita, in parte l'ego o attore onirico, e in parte l'osservatore di sogno... 

Riassumendo, possiamo dire che l'ego onirico e' sperimentalmente dentro il sogno e parte di esso, mentre l'osservatore onirico non e' ne' l'una ne' l'altra cosa.
La combinazione di queste due prospettive e' caratteristica del sogno lucido e permette al sognatore lucido di essere "nel sogno ma non una parte di esso". 

Il sognatore lucido sembra richiedere un equilibrio tra il distacco e la partecipazione...
Secondo la mia esperienza, la partecipazione sembra un fatto essenziale perche' avvenga un sogno lucido...
In egual tempo un certo grado di distacco sembra necessario per tornare indietro dalla parte dell'ego onirico e dire "tutto questo e' un sogno"...
Cosi' il divenire lucidi richiede anche la prospettiva dell'osservatore e il sognatore lucido sembra possedere almeno due distinti livelli di coscienza.
Nei miei sogni lucidi ho trovato talora sconcertante l'emergere di questa doppia coscienza [double consciousness]". 

Il risultato onirico, finche' non sopraggiunge il risveglio, e' costituito sia dalla netta impressione di essere "nel" sogno, in virtu' dell’identificazione con l'ego onirico, sia dalla sensazione di esserne al 
di fuori (osservatore onirico), in un punto imprecisato dal quale vedere o percepire se stessi e assistere alla scena, sorprendendosi nel constatare di stare sognando. 

L'identificazione con l'ego onirico viene cosi' destituita del carattere coercitivo che ha nei comuni sogni non lucidi (dovuto all'impossibilita' di controllare o evocare volontariamente le immagini oniriche) acquistando una diversa prospettiva di immedesimazione con la quale e' possibile sentirsi protagonisti non coatti del proprio sogno. 

Se questo stato, soggiunge LaBerge, viene mantenuto per un tempo ragionevolmente lungo - una durata tale da permettere lo svolgimento di una sequenza di fatti (onirici) - il sogno lucido perde il suo improvviso, confuso e fugace bagliore acquistando spessore e realismo. 

La possibilita' di azione e di decisione offerta dalla paradossale consapevolezza di poter, pur dormendo, essere "svegli" dentro un vero sogno consente esperienze altrimenti impossibili, una sorta di realta' virtuale naturale. 

"La coscienza offre, negli stati di sogno, gli stessi vantaggi che offre durante la vita di veglia; di conseguenza quando ci svegliamo in sogno, siamo in una posizione unica per rispondere creativamente alle situazioni inattese che possiamo incontrare in quello stato.
Questo controllo flessibile, caratteristico dei sogni lucidi, ci porta a raggiungere una notevole serie di possibilità...". 

La diversa esperienza della coscienza nel sogno non lucido e nel sogno lucido, e' descritta con efficacia anche da Michel Jouvet: 

Ho sognato di volare.
Ero sicuro che non stavo sognando.
Ero sicuro di essere sveglio ed ero sorpreso di non avere mai tentato prima di volare, tanto era facile... 

Ho sognato di volare.
In quel momento ero sicuro di sognare, ma non mi sono mosso.
Ho assistito meravigliato alle mie evoluzioni in volo, senza sapere cosa sarebbe successo. E' una sensazione straordinaria. 

Sono questi i due tipi di coscienza onirica che si possono ottenere risvegliando dei soggetti che stanno sognando. Tutti, perlomeno coloro che ricordano i propri sogni, conservano il ricordo di un sogno di tipo A, il cui archetipo piu' celebre e' il sogno di Chuang-Tzu che sogna di essere una farfalla...
La nostra coscienza onirica reagisce come se fosse vigile. Pensiamo che non stiamo sognando.....
I sogni di tipo B sono molto piu' rari (1-2% dei ricordi dei sogni). Si e' convenuto di chiamarli "sogni lucidi"...
Il sogno lucido e' sicuramente un sogno autentico: alcuni sognatori lucidi sono stati sottoposti a registrazione per tutta la notte con degli elettrodi posti sullo scalpo, sulle orbite oculari e sui muscoli.
E' possibile, con queste procedure, verificare senza alcuna ambiguita' la comparsa dei segni classici del sonno paradossale (che e' impossibile da simulare).
Prima che si addormenti, si richiede al soggetto di segnalare che sta sognando muovendo per esempio un dito in modo concordato (per esempio 3 volte, 2 volte, 1 volta) .
Questo segnale puo' essere registrato sul poligrafo.
E' cosi' che, grazie ai lavori di LaBerge, possediamo qualche registrazione di sogni lucidi in cui appare un segnale concordato". 

Il sogno lucido e' dunque un sogno autentico. 

Come tutti gli altri sogni si sperimenta e si riscontra prevalentemente nella fase REM del sonno. Cio' risponde all'interrogativo posto inizialmente: i fenomeni onirici appaiono peculiari della condizione di sonno (gli altri costituiscono fenomeni oniro-simili che avvengono in condizioni differenti), mentre e' la coscienza (coscienza riflessiva) che sembra invece non essere prerogativa esclusiva dello stato di veglia, costituendo in vari gradi un denominatore comune (forse non continuo) tra diversi stati neurofisiologici. 

L'irrompere nel sogno di una coscienza riflessiva quale viene esperita in stato di veglia determina due fatti: da un lato modifica in un certo senso il sogno stesso, concorrendo senz'altro alla costruzione di un impianto onirico in parte strutturalmente atipico, dall'altro trasforma il rapporto tra sognatore e sogno. 

Il sogno lucido diventa cosi' fenomeno a se' stante e nel contempo strumento di esplorazione del mondo onirico in generale. 

"Il fatto che i sognatori lucidi sanno di essere addormentati, possono ricordare di compiere azioni previamente concordate e possono inviare segnali al mondo sveglio, rende possibile un approccio interamente nuovo alla ricerca sul sogno.
Gli "onironauti" particolarmente addestrati possono condurre ogni genere di compiti sperimentali, funzionando come soggetti sperimentali in stato di sogno". 

In questo modo l'equipe di LaBerge ha potuto realizzare una serie di esperimenti riguardanti alcune relazioni tra mondo onirico e realta' fisico-fisiologica. I parametri fisiologici dei sognatori lucidi sperimentali sono stati cosi' rilevati attraverso tracciati polisonnografici e incrociati tra loro. 

Rilevazioni oggettive fondamentali come l'elettroencefalogramma (EEG), l'elettro- oculogramma (EOG), l'elettromiogramma (EMG), hanno permesso a LaBerge e ad altri ricercatori di stabilire con una certa sicurezza anzitutto che il sogno lucido avviene (prevalentemente) nella fase REM del sonno , in particolare durante le ultime ore di sonno, quando cioe' la fase REM e' piu' lunga . 

In secondo luogo, non meno importante, hanno fornito la prova evidente dell'esistenza stessa del sogno lucido, grazie alle segnalazioni extraipniche - con intenzione comunicativa sull'inizio e la fine della lucidita' onirica - precedentemente concordate tra sognatore sperimentale e operatori di laboratorio ed effettuate durante il sonno (sequenze di movimenti oculari, evidentemente sotto parziale controllo del sognatore, e particolari contrazioni muscolari, soprattutto della muscolatura distale). 

In terzo luogo hanno messo in evidenza, molto probabilmente in relazione al compito stesso di segnalazione extraipnica ma anche a un maggiore aumento delle funzioni cognitive coinvolte, come il passaggio alla lucidita' onirica sia contrassegnato da una particolare attivazione fisiologica, rilevabile per esempio nell'aumento di parametri quali la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, la risposta elettrodermica e, naturalmente, la densita' dei movimenti oculari. 

Una prima conclusione sperimentale attendibile sul vissuto onirico concerne il rapporto tra la durata presunta di un sogno e la sua durata reale: secondo LaBerge  il tempo onirico sembra non discostarsi molto da quello reale della vita di veglia. 

I due tempi appaiono proporzionali, e un'azione sognata, percio', avrebbe una durata in ragione della durata dell'azione reale corrispondente. 

Questa conclusione contraddice la classica e tuttavia controversa ipotesi di Alfred Maury, secondo il quale la durata di un sogno apparirebbe enormemente dilatata rispetto alla sua vera durata . 

A sostegno delle osservazioni sperimentali effettuate con sognatori lucidi, LaBerge avanza a questo proposito una spiegazione, suggerendo che i sogni non possono essere istantanei o di brevissima durata per il semplice motivo che il cervello ha bisogno di tempo per sognarli , ossia per "rappresentarli" secondo caratteristiche e modalita' non cosi' diversamente strutturate rispetto a quelle della coscienza (di veglia), che, secondo il paradigma cognitivo-computazionale, e' un sistema che esige un'operativita' di tipo seriale , tale da escludere processi per l'appunto "istantanei". 

Un'altra conclusione a cui e' giunto LaBerge e la sua equipe riguarda la relazione tra azioni sognate e corrispondenti variazioni fisiologico-muscolari.
In altre parole sembra che vi sia una precisa corrispondenza tra il corpo "sognato" e il corpo fisico, reale del sognatore . 

In particolare, per quanto riguarda la respirazione, sembra molto probabile che "il controllo volontario dell'immagine mentale del respiro durante il sogno lucido si rifletta in cambiamenti corrispondenti alla nostra effettiva respirazione" . 

Tuttavia LaBerge precisa che "questo non significa che ogni variazione nel respiro durante il sonno REM sia correlata al contenuto del sogno. Per esempio, una pausa nel respiro su di un polisonnogramma non implica necessariamente che il sognatore stia trattenendo il respiro nel sogno. Ma se il sognatore lo trattenesse (per esempio se sognasse di immergersi in apnea), dovremmo aspettarci di vedere una pausa del respiro nella 

registrazione" .
Quanto detto si presta, sia pure cautamente, a una certa generalizzazione: "la stessa relazione 
si presenterebbe probabilmente vera per il camminare, il parlare o qualsiasi altra forma di comportamento se non per il fatto che la maggior parte dei nostri muscoli sono paralizzati durante il sonno REM" . 

Sempre sulla corrispondenza tra attivita' sognate e variazioni fisiologiche, un ulteriore risultato conseguito dal gruppo di LaBerge riguarda la sessualita' femminile e maschile.
A questo scopo l'attrezzatura messa a punto dall'equipe (in particolare una speciale sonda vaginale e un estensimetro penieno) ha reso possibile un controllo accurato dei parametri corporei dei sognatori lucidi di entrambi i sessi attraverso 16 canali di dati fisiologici . 

Lo studio dei dati fisiologici e dei resoconti soggettivi dei sognatori lucidi ha dato conto di 

esiti secondo i quali, in generale, "l'attivita' sessuale e l'esperienza dell'orgasmo in sogno lucido appare associata a cambiamenti fisiologici che sono molto simili a quelli che avvengono durante le corrispondenti attivita' in stato di veglia.
Un'importante eccezione a questa conclusione e' il fatto che solo leggeri aumenti del battito cardiaco hanno accompagnato l'attività sessuale in questi sogni lucidi". 

E altresi', se "...l'impatto di certi comportamenti di sogno sul cervello e sul corpo puo' essere del tutto equivalente all'impatto prodotto dai comportamenti corrispondenti nella realta'", ne segue che il sogno lucido, in particolare, costituisce un fenomeno molto interessante dal punto di vista del rapporto Mente-Corpo, con intuibili ripercussioni sul piano della ricerca clinico-terapeutica. 

Gli esperimenti di LaBerge dimostrano che "...il sogno lucido, e per estensione il sogno in generale, e' molto piu' simile al fatto reale che al fatto semplicemente immaginato". 

Il fatto, l'evento o l'oggetto immaginato costituiscono, in stato di veglia, percetti distinguibili (tranne le allucinazioni) da quelli determinati dalle stimolazioni sensoriali. 

Il sogno lucido, che si caratterizza per la discernibilita' delle immagini oniriche rispetto alla realta' (cosa che non avviene nel sogno non-lucido), non perde tuttavia ne' consistenza fenomenica ne' vivacita' percettiva e nemmeno realismo, e si presenta pertanto come "il paradosso del sonno paradossale". 

Il sognatore lucido, pur essendo consapevole che cio' che visualizza e' un sogno - ossia riuscendo ad operare una valutazione di realta' sulle immagini oniriche grazie all'intrusione di una coscienza riflessiva del tutto paragonabile a quella dello stato di veglia – vive il suo sogno con non diminuita vividezza e realistica partecipazione, quando invece questo sogno dovrebbe avere per logica una consistenza piu' vicina ad una situazione semplicemente immaginata. 

Per quanto riguarda gli elementi soggettivi del sogno lucido, espressi attraverso il resoconto onirico, una mia intervista condotta su un piccolo campione di sognatori lucidi spontanei e abituali  ha posto in evidenza – sia pure senza alcuna pretesa scientifica – alcune caratteristiche comuni: 

1. la consapevolezza del sogno e' descritta come un fenomeno transitorio, piuttosto labile e incostante: il sognatore passa con una certa frequenza da una situazione di lucidita', in cui avverte di essere contemporaneamente dentro il sogno e fuori dal sogno, rendendosi conto che cio' che sperimenta e' un sogno e non la realta' , a una situazione di non-lucidita' in cui partecipa al sogno oppure lo "osserva", ma scambiandolo per la realta'. 

Secondo alcuni sognatori il mantenimento della lucidita' richiederebbe un certo impegno, descritto come analogo a quello per restare svegli quando si ha sonno (per esempio mentre si guida un'auto, per evitare pericolosi colpi di sonno), e in rapporto alla capacita' di distacco emotivo dalla scena del sogno; 

2. la durata dell'azione onirica, in accordo peraltro con le conclusioni delle ricerche di LaBerge, sembra essere direttamente proporzionale alla durata della stessa azione se venisse effettuata realmente, mentre il senso del tempo sembra essere in relazione agli spostamenti onirici effettuati (spesso in volo) e alla consequenzialita' delle situazioni vissute; 


un livello troppo elevato di coscienza impedisce lo svolgersi naturale del sogno procurando il risveglio del sognatore o, poco prima del risveglio, deprivando il sogno della sua "oniricita'" ("dreamlikeness"), trasformandolo cioe' in un sogno descritto come "artificiale", "finto", "di plastica"; 


l'esperienza della propria immagine e' caratterizzata da una relativa difficolta' a vedere il proprio volto.
I sognatori vedono se stessi di fronte ma con il loro volto poco definito. Si vedono spesso da tergo, ossia da un punto situato alle spalle della loro stessa figura. 

In altri casi, quando l'identificazione e' avvertita come piu' "interna" all'ego onirico (la figura che rappresenta il sognatore e che puo' avere le sue stesse caratteristiche), vi e' difficolta' anche a vedersi da tergo.
Si e' in altre parole nella stessa situazione della cinepresa o della telecamera in soggettiva; tuttavia si avverte la sensazione di essere continuamente osservati e seguiti e contemporaneamente di seguire e osservare (se stessi). 

E' possibile che questi casi non rappresentino situazioni di lucidita' onirica, ma siano situazioni parziali definite pre-lucide; 

5.le emozioni particolarmente spiacevoli vengono evitate, mentre quelle particolarmente intense provocherebbero il risveglio.
Vengono invece evocate e costruite situazioni che si accompagnano a una certa eccitazione, descritta come un mix di stupore, tensione, rischio, senso dell'inusualita', piacere fisico a volte accompagnato da particolari esperienze estetiche, psicocinetiche e multisensoriali. 

Il tono dell'umore e' naturalmente variabile da sognatore a sognatore, mentre sembra abbastanza comune un certo senso di benessere, di appagamento, se non di gioia, che si protrae al risveglio; momento in cui il ricordo del sogno appare persistente e dotato di una notevole chiarezza e precisione di dettagli. 

Da questa brevissima indagine, svolta prevalentemente sotto forma di colloqui individuali, emerge, sia pure come impressione personale, un altro dato che a posteriori mi e' sembrato significativo: il vivo interesse introspettivo che nutrono queste persone che si dicono sognatori lucidi frequenti. 

Sembrano infatti essere accomunate dalla voglia e dalla curiosita' di conoscere e capire se stesse, dall'attenzione verso il proprio mondo psicologico e da alcuni tratti di introversione. 

Questo dato puo' essere associato con la buona capacita' di ricordare i sogni (alcune di queste persone tengono anche un diario dei sogni) che in generale mostrano di possedere. 

Sulla base degli studi che nei sognatori frequentemente lucidi hanno infatti evidenziato alcune caratteristiche personologiche - quali ad esempio un certo orientamento intrapersonale, un locus of control tipicamente piu' interno (cui si accompagna una particolare sensibilita' all'ansia) e una corrispondentemente maggiore campo-indipendenza  - mi auguro di poter svolgere in futuro una ricerca sulla storia personale e su altri aspetti cognitivi e di personalita' di coloro che posseggono naturaliter la capacita' di vivere coscientemente i propri sogni. 

Sono infatti convinto che tale capacita' abbia una corrispondenza, un'eco o degli indizi anche nella vita di veglia: nei modi di pensare, costruire e valutare le proprie possibilita', nei modi di percepire e di percepirsi in rapporto all’ambiente fisico e sociale, nei modi, infine, di vivere e comunicare le proprie emozioni. 

Puo' essere tuttavia un'ipotesi senza alcun fondamento; resta il fatto che i sognatori lucidi, contrariamente alla gran parte delle persone che al risveglio neppure ricordano i propri sogni, frequentemente possono durante il sonno estendere per un po' il campo della loro vita cosciente, raggiungendo momenti di vera e propria sperimentazione e integrazione psicologica  e di profonda comprensione emotiva grazie alla loro personalissima palestra onirica nella quale compiono, contemporaneamente, processi di identificazione e di distanziamento.

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