sabato 14 marzo 2015

TECNICHE DI INDUZIONE DEI SOGNI LUCIDI- SECONDA ED ULTIMA PARTE


Tecniche di induzione dei sogni lucidi

Seconda ed Ultima Parte






INDUZIONE DI SOGNI LUCIDI 

La difficolta' principale nel riconoscere oggettivamente e con una certa sicurezza il momento del sogno lucido nel suo svolgersi e' data dal fatto che occorre un setting sperimentale particolare tale per cui sia possibile verificare le condizioni fisiologiche del sonno del sognatore mentre questi, contemporaneamente, comunica allo sperimentatore, attraverso segnali extraipnici precedentemente concordati ed evidentemente soggetti a un controllo volontario e quindi cosciente (come dimostrano gli esperimenti di LaBerge), l'inizio del suo sogno. 

Il resoconto onirico che il sognatore sperimentale potra' fornire immediatamente al suo risveglio, non sara' per molti aspetti dissimile da quello dei sogni che comunemente si fanno ogni notte; tuttavia la vividezza delle immagini che risalta nella narrazione, l'abbondanza e la chiarezza dei dettagli, precisi e minuziosi, e soprattutto la descrizione di come si sia sentito consapevole di stare sognando e in grado, entro certi limiti, di agire a suo piacimento, costituiranno chiare indicazioni, oltre a quelle strumentali, per riconoscere che il suo sogno e' stato un sogno lucido. 

La conclusione che se ne potra' trarre sara' inequivocabile nella sua paradossalita': il sognatore stava dormendo e stava sognando e tuttavia era cosciente come in stato di veglia; pertanto la narrazione onirica fornita in seguito non puo' riferirsi, molto probabilmente, che a un sogno lucido. 

Dunque con la definizione di "sogno lucido" va intesa una condizione di consapevolezza del soggetto durante lo stato sognante, piu' che un riferimento al contenuto mentale, riportato posteriormente, di tale stato. 

In altre parole il sogno lucido pone in rilievo il momento in cui il sogno viene "prodotto" piuttosto che il momento in cui viene ricordato e analizzato e quindi il suo essere esperienza. 

Appare percio' relativamente piu' importante "come" il soggetto partecipi a quel momento che non il contenuto partecipato. 

A ognuno di noi sara' forse gia' capitato di aver riconosciuto un proprio sogno come un sogno cosciente, naturalmente senza averne una sufficiente certezza, non avendo potuto del tutto escludere uno stato di impercettibile, brevissimo risveglio, seguito o da un completo risveglio o dal riaddormentamento. 

Le tecniche di induzione del sogno lucido sono state sviluppate (così come le tecniche di comunicazione extraipnica) con il preciso scopo di addestrare dei soggetti sperimentali selezionati a produrre sogni lucidi, per facilitarne cosi' lo studio (e quindi per consentire lo studio diretto del fenomeno onirico); nondimeno possono essere apprese da tutti per produrre sogni lucidi, diciamo, a proprio uso e consumo. In questo caso il criterio per riconoscere un sogno lucido resta comunque soggettivo, benché le ricerche che sono state fatte hanno permesso di individuare aspetti ed effetti fenomenologici tipici con cui confrontare la propria esperienza onirica con altre e valutarne così la lucidità.


In generale possiamo dire che gli elementi in comune a queste tecniche consistono nell'utilizzazione di un comando intenzionato, di una suggestione o di un particolare ragionamento memorizzati in stato di veglia o in prossimità del sonno (risveglio, addormentamento) . 

Un esempio di quanto la memoria interessi il sonno e di conseguenza il sogno e' costituito dal fatto, da chiunque sperimentato almeno una volta nella vita, di svegliarsi ad un'ora prestabilita senza alcun ausilio esterno (sveglia, telefono, ecc.). 

Al di la' di fattori che in qualche modo creano una certa tensione che investe ed influenza sia la qualità del sonno e della veglia precedente sia la qualità del successivo risveglio (la vigilia di un esame, di un concorso, di un viaggio desiderato, di un appuntamento importante, ecc.), resta appunto il fatto, apparentemente sorprendente, che l'elemento memorizzato - ossia il desiderio o la necessita', ribaditi mentalmente a se stessi, di svegliarsi a una certa ora - faccia la sua comparsa puntualmente (e' il caso di dirlo), procurando cosi' il risveglio. 

Questo non significa certo l'aver fatto un sogno lucido, benché "la capacita' di svegliarci "nei" nostri sogni può essere considerata come una sorta di perfezionamento della capacita' di svegliarci "dai" nostri sogni" . 

L'esempio e' utile per capire che il materiale memorizzato se da una parte puo' coinvolgere, influenzare e attraversare piu' o meno direttamente qualunque stato mentale sperimentabile nel corso delle ventiquattro ore, dall'altra puo' rispondere a gerarchie dipendenti da una decisione espressa in un certo momento e in un determinato stato mentale ; decisione che a sua volta resta fissata nella memoria quale priorita' attiva associata a quel determinato materiale. 

Ritornando al nostro esempio, e' da segnalare l'elevata corrispondenza tra l'ora di risveglio desiderata e quella in cui effettivamente avviene. 

Probabilmente il SNC, che controlla automaticamente i ritmi fisiologici dell'organismo soprattutto in rapporto alle variazioni climatico-ambientali (in base alle quali, e' bene ribadirlo, stabiliamo razionalmente la misura e la scansione del tempo), crea una associazione tra questi ritmi e il contenuto mentale intenzionale-intenzionato, costituito dal desiderio di svegliarsi ad un'ora determinata e dalla corrispondente rappresentazione della situazione di risveglio. 

Svegliarsi "in" un sogno potrebbe davvero essere una capacità analoga alla capacità di svegliarsi "da" un sogno, cioè dal sonno, dal momento che esisterebbe una periodicità ultradiana propria del sogno (del sonno REM) durante tutta la durata globale del sonno; periodicità che è caratteristica 

della specie ed è "...collegata abbastanza strettamente al logaritmo del peso corporeo, e quindi al metabolismo dell'organismo. Il periodo del "sogno" di un topo è di 10 minuti, quello del gatto è di 25 minuti, dell'uomo di 90 minuti e dell'elefante di 180 minuti. D'altro canto anche la durata media di ogni episodio di "sogno" è correlata con la specie, 2 minuti nel topo, 6 minuti nel gatto, 20 minuti nell'uomo. Cosi' il generatore periodico del sogno nel corso del sonno obbedisce a una legge relativamente semplice. Nella maggioranza delle specie il sogno occupa all'incirca un quarto del suo periodo 

Tuttavia decidere di svegliarsi in un sogno, supponendo che il deciderlo possa bastare, potrebbe essere un'intenzione per cosi' dire un po' troppo generica per il nostro cervello, se e' vero che il fenomeno onirico non e' esclusivo della fase REM. 

In questo caso tale intenzione potrebbe non risultare vincolata alla periodicita' ultradiana del sonno REM, e pertanto non si potrebbe escludere la comparsa di lucidita' in fase di sonno a onde lente (NREM), in cui resterebbe associata a fenomeni onirici in corso in quella fase. 

E’ bene comunque attenersi alle ricerche che sono state fatte e che hanno individuato la possibilita' di sviluppare coscienza nel sogno della fase REM, oppure nei fenomeni onirici dell'addormentamento (ipnagogismo). 

La lucidita' onirica, allora, sopraggiungerebbe nel sonno REM o verrebbe mantenuta, a partire da una condizione di coscienza di veglia, nelle prime fasi dell'addormentamento (e in questo caso darebbe luogo a un sogno lucido di tipo ipnagogico), ossia nello stadio 1 del sonno caratterizzato da movimenti oculari lenti (SEM). 

Secondo La Berge i sogni lucidi ipnagogici non sono veri e propri sogni lucidi per il fatto che non sono veri e propri sogni; lo stesso si potrebbe dire dei sogni fatti in sonno a onde lente. Secondo alcuni autori questi ultimi sarebbero piu' simili ai pensieri, quantunque altre ricerche non abbiano evidenziato in modo significativo delle differenze qualitative tra produzione REM e NREM. 

Questa puntualizzazione e' utile per capire innanzitutto la difficolta' ad attribuire categorie e definizioni a fenomeni molto complessi quali i sogni. 

A seconda dei due casi le tecniche che aiutano a sviluppare la lucidita' onirica si suddividono in altrettanti gruppi: un gruppo di tecniche aiuta il sognatore a ottenere consapevolezza quando e' gia' in stato di sogno; l'altro gruppo prevede dei metodi di mantenimento della coscienza di veglia a partire dalle fasi iniziali dell’addormentamento . Sebbene questi ultimi metodi sfruttino in generale proprio la fase di addormentamento, non necessariamente inducono sogni lucidi di tipo ipnagogico. 

Un terzo gruppo comprende le tecniche per intervenire sui sogni lucidi e manipolarli, almeno in parte. La capacita' di sognare lucidamente implica un approccio preliminare ai propri sogni: tutti sognano, ma non tutti, infatti, riescono a fissare il ricordo dei propri sogni, nonostante che per la stragrande maggioranza delle persone vi sia una buona probabilita' di risveglio nell'ultima fase REM, quella mediamente piu' lunga; fatto che da solo potrebbe comportare una certa probabilita' di ricordare i sogni data la maggiore quantita' di immagini oniriche prodotte. 

Fissare immediatamente il ricordo del sogno nel momento del risveglio, tuttavia, e' soprattutto un'abitudine, che consente al soggetto un avvicinamento al proprio mondo onirico; primo passo per riuscire successivamente a sognare in modo lucido attraverso l'acquisizione di una delle tecniche che descriveremo, o una variante personalizzata di queste. 

La conferma del fatto che l'allenamento al ricordo del sogno sia in qualche modo anche un allenamento alla consapevolezza del sogno proviene dagli stessi sognatori lucidi, i quali riferiscono concentrazione e la meditazione prima dell'addormentamento) vi e' anche quella di tenere un diario personale dei sogni .


La consapevolezza del sogno ne implica il ricordo, tant'e' vero che la frequenza di sogni lucidi costituisce una misura correlata al ricordo dei sogni . 

Se i sogni lucidi possono essere indotti per mezzo di appropriate tecniche e' d'altra parte possibile, come abbiamo detto, manipolarne almeno in parte i contenuti. 

Questa possibilita' ha senz'altro un'applicazione terapeutica, benche' l'argomento sia controverso e tutt'ora dibattuto. 

Verra' comunque sviluppato nel corso della trattazione proprio in relazione alle implicazioni soggettive del vissuto della lucidita' onirica e delle tecniche per indurla e controllarla. 

i



TECNICA DI INDUZIONE MNEMONICA 

La prima che mi accingo ad esaminare, elaborata da Stephen LaBerge, e' la tecnica detta di "induzione mnemonica dei sogni lucidi" o MILD (Mnemonic Induction of Lucid 

Dreams) la quale "...e' fondata su niente di piu' complesso o esoterico della nostra capacita' di ricordare che vi sono azioni che desideriamo compiere in futuro. Oltre a scrivere dei promemoria (...) noi riusciamo a farlo formando una connessione mentale fra cio' che vogliamo fare e le circostanze future in cui vogliamo farlo. Questa connessione e' molto facilitata dall'accorgimento mnemonico di visualizzarci nell'atto di fare quello che intendiamo 

ricordare. E' anche utile verbalizzare l'intenzione..." . 

In altre parole la tecnica trasforma in un comando mnemonico, differito al momento dell'azione da compiere, l'intenzione verbalizzata e attuale di compiere quell'azione in quel dato momento, purche', soggiunge LaBerge, tale intenzione sia sostenuta da una certa motivazione. 

Nel nostro caso l'azione che si ha intenzione di compiere è precisamente quella di "rendersi consapevoli o accorgersi di stare sognando", e il momento è proprio quello in cui si entrerà in uno stato sognante, sicché la frase rituale che riassumerebbe questa intenzione affidata alla propria memoria è, secondo LaBerge: "la prossima volta che sognerò voglio ricordarmi di accorgermi di stare sognando" . 

Il procedimento consta di quattro fasi e la prima e' quella del risveglio spontaneo da un sogno, possibilmente durante le ultime ore di sonno (per lo piu' nella fase REM finale).
L'autore suggerisce, immediatamente dopo il risveglio, di ripensare varie volte al sogno fatto finché non lo si e' definitivamente memorizzato. 

Una seconda fase prevede che venga effettuata, mentre si e' ancora a letto magari cercando di riprendere sonno, la verbalizzazione convinta della frase rituale che prima abbiamo riportato. 

Nella terza fase, sempre prima di riaddormentarsi, dovra' essere visualizzato il sogno fatto, ma con questa particolarita': bisognera' vedere se stessi nell’ atto di essere consapevoli di sognare quel determinato sogno. 

L'ultima fase e' quella della fissazione mnemonica nella quale dovranno essere ripetute le fasi due e tre finche' l’intenzione di voler accorgersi, in un prossimo sogno, di stare sognando, non risulti perfettamente acquisita, oppure, soggiunge l'autore, fino a quando sopraggiunge nuovamente il sonno. 

LaBerge conclude sostenendo che, nel migliore dei casi, in breve tempo si sperimentera' un sogno lucido, ma la tecnica naturalmente dovra' essere ripetuta fino a quel momento e anche in seguito. 

Sempre secondo l'autore la MILD sembra essere molto piu' efficace se praticata subito dopo il risveglio mattutino da un sogno e prima di un possibile riaddormentamento (periodo indicato da LaBerge come "...miglior momento per trasferire le nostre intenzioni di sogno lucido dalla mente vigile alla mente sognante") . 

L'autore inoltre raccomanda che, se la maggior parte dei sogni lucidi avviene nell'ultima fase REM, per apprendere e sperimentare la tecnica e' necessaria una certa disponibilita' di tempo al mattino, oltre che una collaudata capacita' di ricordare e annotare i propri sogni. 

E' evidente che il sogno fatto, dal quale ci si sveglia e che viene ricordato nella prima fase della MILD, e' associato, quale sfondo esemplificativo, all'elemento di volizione e di decisione rappresentato dalla fase rituale verbalizzata nella seconda fase. 

Il risultato di questa associazione e' la terza fase della MILD, ossia la ri-visualizzazione del sogno fatto, ma reinterpretato come modello condizionante di circostanza futura, entro la quale sperimentare la ricordata condizione di consapevolezza onirica, quale scopo del proprio intendimento. 

La tecnica descritta puo' sembrare abbastanza semplice ma proprio nella terza fase trova una cruciale difficolta' che sembra richiedere una particolare capacita' di concentrazione. 

Non e' molto facile, infatti, riuscire a visualizzare le immagini di un sogno fatto anche poco prima come se si trattasse di un sogno cosciente, riuscendo cioe' in modo abbastanza realistico a vedervisi sia come parte integrante sia come spettatori di se stessi. 

E tutto cio' da svegli, ossia in una condizione che gia' discrimina, in un certo senso "dall'esterno", tra il sogno visualizzato (il ricordo che se ne puo' avere), quale elemento prettamente mentalizzato, e la condizione data dal soggetto sveglio che si percepisce mentre pensa e visualizza il suo sogno. 

L'autore tuttavia - che ha sperimentato questa tecnica su se stesso varie volte prima di farla apprendere con successo a un certo numero di soggetti impiegati poi come sognatori lucidi sperimentali - assicura una significativa comparsa di sogni lucidi durante il sonno notturno in un periodo variabile tra due o tre settimane e due mesi circa e ribadisce i prerequisiti dell’ addestramento alla MILD: una buona motivazione, necessaria a sostenere i tentativi e gli sforzi dell'apprendimento, e una buona capacita' di ricordare i propri sogni. 

L'autore riporta inoltre la descrizione di alcuni esperimenti in cui e' stata usata con successo la tecnica ipnotica per indurre sogni lucidi e suggerisce che tale tecnica e' consigliabile per quegli individui sufficientemente suggestionabili che possono trarre utili vantaggi dalla condizione di lucidita' onirica, ma sono assolutamente incapaci di raggiungerla da soli.


Una tecnica simile, peraltro ancora in fase di studio, sfrutta il non infrequente fenomeno di incorporazione onirica di uno stimolo sensoriale, in questo caso usato come segnale di lucidita', capace di indurre direttamente una esperienza di lucidita' onirica a condizione che lo stesso stimolo sia di tipo verbale e contenga l'asserzione esplicita relativa a cio' di cui il sognatore intende diventare consapevole, ossia "questo e' un sogno" . 

Un esperimento condotto presso il laboratorio del sonno e del sogno dell'Universita' di Stanford da S. LaBerge e L. Nagel "...mostro' che i sogni lucidi possono realmente essere indotti per diretta suggestione verbale durante il sonno REM". 

I due ricercatori usarono un messaggio registrato con la stessa voce del sognatore, in 

quanto pensavano che "...l'essere avvertito dalla propria voce sarebbe stato piu' simile a un ricordo naturale, e, secondariamente, perche' in uno studio precedente era stato riscontrato che quando i soggetti sentono la propria voce registrata, durante il sonno REM, ne conseguono sogni in cui essi sono piu' attivi, piu' assertivi e 

indipendenti di quanto sentono registrazioni di altre voci". Gli esperimenti da parte dei due ricercatori continuarono: 

"chiedemmo a quattro persone interessate al sogno lucido di passare una o due notti nel laboratorio del sonno. Ciascuna registro' la frase "questo e' un sogno" che veniva ripetuta ogni quattro o otto secondi.
Il nastro venne fatto scorrere a volume sempre piu' alto da cinque a dieci minuti dopo l'inizio di ogni periodo REM.
I soggetti furono avvertiti di segnalare con un paio di movimenti oculari da destra a sinistra (?) ogni volta che udivano il nastro o si accorgevano di stare sognando. 

Il tecnico arrestava il nastro immediatamente dopo avere osservato sul poligrafo il segnale dei movimenti oculari. Se i soggetti non si svegliavano da soli entro due minuti dal segnale, il tecnico li svegliava e chiedeva la relazione del sogno. 

Lo stimolo del nastro venne applicato per un totale di quindici volte e produsse la lucidita' in un terzo dei casi..." , di cui oltre la meta' con incorporazione lucida dello stimolo. 

In questi casi i soggetti riferirono di aver udito nel sogno il nastro registrato e di aver effettuato la segnalazione concordata mentre stavano ancora sognando (ovviamente in modo lucido).
In tutti i restanti casi i ricercatori ottennero risultati di risveglio, di incorporazione dello stimolo senza lucidita' e di lucidita' senza incorporazione dello stimolo. 

Queste e altre ricerche posero perlomeno degli interrogativi sul momento piu' opportuno per somministrare lo stimolo, sulla forma dello stimolo verbale e sulla possibilita' e il modo di utilizzare stimoli differenti. 

Uno studio per certi aspetti analogo, ma che non riguardava propriamente il sogno lucido quanto la possibilità di ottenere resoconti onirici direttamente verbalizzati dal soggetto dormiente durante lo svolgimento del suo sogno, fu condotto da Mario Bertini e da alcuni suoi collaboratori presso l'Istituto di Psicologia dell'Universita' Cattolica di Roma sulla base di risultati di ricerche precedenti svolte dallo stesso Bertini presso il Downstate Medical Center di New York. 

Lo studio concerneva il tentativo di indurre sperimentalmente nel soggetto dormiente la verbalizzazione "in diretta" dell'eventuale contenuto onirico per mezzo di un precedente condizionamento dello stesso soggetto, il quale, in stato di rilassamento ed esposto a un campo 
fotocromatico omogeneo, doveva rispettare la consegna di verbalizzare per associazioni libere ogni qualvolta (e per l'intera durata) gli veniva somministrato un segnale acustico particolare, destrutturato e monotono, chiamato "white noise" o "suono bianco" .


Il soggetto, "preparato" alcuni giorni prima attraverso un training di condizionamento, veniva cosi' sottoposto alla seduta sperimentale. 

Tramite l'elettropoligrafo i ricercatori potevano controllare le varie fasi di sonno e ogni volta che il soggetto presentava una fase di sonno REM veniva diffuso, nella camera sperimentale dove il soggetto dormiva, il "suono bianco", che udiva e al quale era stato condizionato. 

Il soggetto allora iniziava a verbalizzare i contenuti mentali che, evidentemente, in quel momento sognava: "di fatto ottenni delle verbalizzazioni chiaramente onirico-simili, in alcuni casi con contenuti drammaticamente bizzarri e allucinatori, espresse spesso al tempo presente" . 

I sogni, per quanto possibile, erano cosi' raccolti in tempo reale in registrazioni, senza alcuna mediazione cosciente. 

Questi risultati, pero', non trovarono in seguito l'interesse che inizialmente sembravano suscitare per il fatto che le verbalizzazioni oniro-simili - che indubbiamente rappresentavano l'espressione quantomeno di un certo prodotto mentale soggettivo non spurio - si accompagnavano ad ambigui tracciati elettropoligrafici relativamente alle fasi di sonno REM. 

Bertini sostenne, a fronte dell'utilizzazione a posteriori del materiale raccolto, una 

prospettiva di studio tesa a intravvedere la "...possibilita' di intervenire direttamente nel corso di svolgimento del sogno stesso...
L'idea di utilizzare il momento particolare in cui tutto l'organismo e' disponibile sul piano psicofisiologico alla produzione onirica per una applicazione delle tecniche fondate sull'immagine sembra altamente suggestiva. Tecnicamente è possibile diminuire e poi gradualmente alzare il livello del white noise per comunicare con il soggetto. 

L'intervento dello psicoterapeuta potrebbe richiedere od evocare uno stato di risveglio piu' o meno parziale. Tuttavia questo non dovrebbe necessariamente pregiudicare l'effetto. Klein e Bokert (1966) applicando il T.A.T. immediatamente dopo sia la fase REM sia la fase NREM, hanno potuto riscontrare che nel primo caso la produzione fantasmatica era piu' elaborata in senso onirico-simile.
Questo starebbe a dimostrare che le proprieta' istintive della fase REM, attivate da definiti processi neurofisiologici e neurochimici, possono perdurare e infiltrarsi anche nella fase immediatamente susseguente al risveglio.
Se tanto si puo' avere in condizioni di esplicito risveglio, vi sarebbero buone ragioni per ritenere tecnicamente realizzabile l'intervento direttivo nell'ambito della metodologia descritta.
Spingere il soggetto ad associare e ad "agire" nel contesto stesso della vicenda onirica potrebbe in effetti costituire una modalità nuova nella tecnica psicoterapeutica il cui significato e valore pratico e' assolutamente prematuro ipotizzare". 

Le riflessioni di Bertini sembravano preconizzare gli studi sul sogno lucido e in particolare la tecnica di induzione mnemonica e di visualizzazione messa a punto da LaBerge proprio intorno alla possibilita' di sfruttare le risorse dell'immediato periodo di risveglio dal sogno. 

Tra le tecniche di induzione del sogno lucido hanno una particolare e suggestiva caratterizzazione quelle messe a punto da Paul Tholey, ricercatore dell'Università di Francoforte.
Questo autore ha riassunto i risultati delle sue ricerche, condotte per alcuni anni con piu' di duecento soggetti, in una serie di circostanziate conclusioni. 

Il materiale di base su cui l'autore ha orientato la sua ricerca sperimentale e' costituito sia da circa millecinquecento sogni coscienti, riportati da persone di sesso, eta' ed occupazione diversi, sia da precedenti studi svolti da altri ricercatori universitari e da esperienze cliniche condotte da psicoterapeuti. 

L'autore distingue, tra i metodi di induzione, quelli che permettono alla lucidita' di sopraggiungere durante il sogno da quelli che permettono di "trattenerla" a partire da una condizione di addormentamento, e, a differenza di LaBerge, considera i sogni lucidi ipnagogici indotti da queste ultime tecniche solo apparentemente diversi da quelli ottenibili durante il periodo REM, e, comunque, soltanto per quanto riguarda la loro fase iniziale. 


TECNICA DI RIFLESSIONE 

La prima e più importante tecnica per ottenere la lucidità durante il sogno descritta da Tholey e' la tecnica chiamata "di riflessione". 

"Questa tecnica si basa sui seguenti assunti di base: se un soggetto sviluppa, mentre e' ancora sveglio, un'attitudine critico-riflessiva verso il suo momentaneo (attuale) stato di coscienza chiedendo a se stesso se sta sognando o no, allora tale attitudine può essere trasferita allo stato di sogno... 

L'effetto della domanda critica, concernente lo stato di coscienza, sull'induzione di sogni lucidi e' soggetta a tre fattori: frequenza, prossimità temporale, somiglianza.
Questo significa che per indurre i sogni lucidi il soggetto dovrà porsi ("ask himself") la domanda critica: 

1. il più frequentemente possibile
2. nel momento più vicino a quello in cui si sta addormentando
3. il più spesso possibile in situazioni o condizioni che siano molto simili a un’esperienza di sogno. 

Il fattore di frequenza è di primaria importanza per indurre il primo vero sogno lucido.
All'inizio la domanda critica dovrebbe essere posta dalle cinque alle dieci volte al giorno...
Il fattore della prossimità temporale è prevalentemente significativo per sognatori lucidi esperti che vogliono avere sogni lucidi in notti specifiche.
Applicando la tecnica di riflessione il soggetto può rendersi conto che sta sognando sia dopo un periodo di dubbio, in cui pone a se stesso la domanda critica ("sto sognando o no"), sia immediatamente dopo un'esperienza insolita, o, alcune volte, per nessuna ragione apparente.
Per rispondere alla domanda critica (sogno o stato di veglia), il soggetto può contare su un numero di criteri nessuno dei quali tuttavia e' totalmente affidabile (sono criteri di riconoscimento comunque soggettivi).
Poiché le esperienze oniriche nella fase riflessiva (nella quale il soggetto si pone la domanda critica) sono di regola meno bizzarre che nella precedente fase del sogno, e' importante, per riconoscere lo stato onirico, che il soggetto cerchi di ricapitolare ("recollect") gli eventi (gli eventi onirici precedenti) immediatamente prima di porsi la domanda.
Il soggetto in questa maniera avrà più probabilità di incontrare esperienze insolite...
Inoltre (un soggetto) sperimenta delle discontinuità della memoria durante tale processo; questo lo aiuta a rendersi conto di stare sognando". 
Nella tecnica di riflessione l'accesso chiave al sogno lucido e' determinato da uno schema, un'abitudine, un atteggiamento "critico-riflessivo" rivolto sia verso i contenuti e i percetti che popolano e costituiscono la vita mentale nel normale stato di veglia sia verso quelli piu' simili al sogno, ovvero quelli occorrenti in condizioni di rilassamento, in stati di coscienza non proprio vigile oppure nelle esperienze particolarmente inconsuete, tali da eludere o confondere, sia pure per breve tempo, il senso di realta' connesso alla dimensione dell'ordinario e del quotidiano; o ancora nelle meno frequenti esperienze trans-sensoriali o in quelle accompagnate da fenomeni sinestesici, da fenomeni ecmnesici non patologici o da fenomeni di intensa partecipazione emotiva. 

Particolare rilievo viene infatti dato dall'autore alle frequenti situazioni oniriche che si presentano come insolite o bizzarre, che colpiscono cioe' per la loro stranezza e che dunque potrebbero non essere percepite dal sognatore come se fossero reali (come tipicamente accade invece nel sogno non lucido), trasformandosi cosi' in preziosi indicatori del fatto che si stia sognando (percezione di incongruenze). 

La capacita' di riconoscere questi elementi (che possono connotare una condizione di pre-lucidita') e', secondo l'autore, decisiva nel riconoscere il proprio stato di sogno, e dunque viene assunta quale criterio di riconoscimento in relazione allo schema critico-riflessivo acquisito in stato di veglia. 

Mi sembra importante sottolineare un aspetto che emerge da quanto riportato, sebbene lo avessi anticipato all'inizio di questo lavoro: un sogno lucido si caratterizza anzitutto per un riconoscimento consapevole del proprio sogno "come tale" e mentre lo si sta facendo.
Questo riconoscimento è una attività che dipende dalla relazione tra la coscienza e se stessa (riflessività). 

Come lo stato di veglia ha quale normale correlato l'essere coscienti di essere coscienti dei propri percetti (condizione in cui e' implicita l'esperienza di se'), analogamente lo stato sognante in lucidita' ha come caratteristica fondamentale, exceptis excipiendis, l'essere consapevoli del proprio sogno, quale "oggetto" di coscienza. 

La tecnica di riflessione viene citata anche da LaBerge che cosi' sintetizza: "secondo Tholey il metodo piu' efficace per raggiungere la lucidita' e' di sviluppare un "atteggiamento critico-riflessivo" riguardo al nostro stato di coscienza chiedendoci da svegli se stiamo o no sognando.
Egli sottolinea l'importanza di porci spesso, almeno cinque o dieci volte al giorno, la domanda critica ("sono sveglio o no?"), in ogni situazione che sembra simile al sogno. 

E' buona norma porci questa domanda al momento di andare a letto e mentre ci addormentiamo.
Tholey afferma che seguendo questa tecnica la maggior parte dei soggetti avra' il suo primo sogno lucido entro un mese, e alcuni vi riusciranno perfino la prima notte". 

LaBerge conclude le sue osservazioni sulla tecnica di riflessione di Tholey accostandola ad alcune pratiche della meditazione trascendentale e affermando che non c'e' ragione per non ritenere possibile un trasferimento allo stato onirico dello schema critico-riflessivo acquisito durante la veglia, aggiungendo infine che "...quanto piu' spesso consideriamo criticamente il nostro stato di coscienza da svegli, tanto piu' e' probabile che lo facciamo sognando". 

Sostanzialmente l'acquisizione dell'atteggiamento critico-riflessivo si traduce in una sorta di autoeducazione attraverso un metodo che va a toccare il cuore stesso del problema, ossia la necessita' di perfezionare la capacita' di rendersi consapevoli dei contenuti di coscienza tanto durante la veglia quanto nello stato mentale onirico, cioe' durante il sonno; capacita' che alcune tradizioni mistiche indicano come una via di iniziazione alla vera conoscenza.
Questo porterebbe a sviluppare una certa consapevolezza di non-stare-sognando allorche' si e' tentati, in alcune particolari situazioni della vita di veglia, a credere il contrario e a concludere, viceversa, di stare sognando teoricamente tutte le volte che durante il sonno si crede di vivere in una situazione reale. 
Come tutte le altre tecniche di induzione anche questa richiede un certo impegno sostenuto da una forte motivazione.




TECNICA DI INTENZIONE E DECISIONE 

In particolare nella tecnica cosiddetta "dell'intenzione", che presenta analogie sia con la tecnica di induzione mnemonica di LaBerge sia con la tecnica di riflessione appena descritta, l'impegno mentale da parte del soggetto e' indirizzato a "immaginare di stare sognando" durante tutte quelle situazioni reali della vita di veglia nelle quali e' in qualche modo possibile riscontrare delle affinita' con l'esperienza onirica. 

A detta dell'autore, "la tecnica dell'intenzione e' particolarmente adatta per indurre un sogno lucido durante un periodo di tempo specifico" e inoltre si rivela efficace "specialmente quando uno si sveglia nelle prime ore del mattino" , un momento che sembra essere molto adatto a questo tipo di esercizi, come rileva anche LaBerge. 

D'intesa con le osservazioni di LaBerge, Tholey, riprendendo alcune considerazioni di Kurt Lewin, osserva che "...i processi della memoria, specialmente le associazioni mentali, giocano solo un ruolo subordinato nelle azioni intenzionali". 

Tuttavia noi siamo convinti che i fattori dovuti ai processi di memorizzazione e quelli dipendenti dalla decisione e dalla motivazione, in queste tecniche quantomeno interagiscano continuamente, reciprocamente rinforzandosi. 

TECNICA DI AUTOSUGGESTIONE 

La rassegna sulle tecniche di induzione della lucidita' in stato di sogno sarebbe incompleta se, prima di descrivere la tecnica "combinata", non facesse cenno a quella "dell'autosuggestione", nella quale, semplicemente, "...il soggetto suggerisce a se stesso, se possibile immediatamente prima di addormentarsi e mentre e' in stato di rilassamento, di sperimentare un sogno lucido". 

Questa tecnica si avvicina a una sorta di autoipnosi.
Secondo l'autore "l'efficacia delle formule suggestive puo' essere migliorata impiegando speciali tecniche di 

rilassamento. Nella nostra ricerca", prosegue, "abbiamo trovato che il training autogeno e' una tecnica di rilassamento di successo ("we have found autogenous training to be a successful relaxation techniques")". 
Le immagini mentali che si creano durante il training autogeno o durante una qualsiasi tecnica di rilassamento e visualizzazione non vanno tuttavia confuse, benche' possano esistere delle affinita', con il sogno lucido, che potrebbe sopraggiungere magari in forma ipnagogica. 


TECNICA COMBINATA 

La tecnica "combinata" rappresenta la sintesi delle precedenti e viene illustrata con una certa chiarezza dall'autore attraverso una serie di punti esplicativi, i piu' significativi ed essenziali dei quali esporro' qui di seguito. 

Perno del metodo combinato e' la tecnica di riflessione che, secondo l'autore, ha mostrato di essere quella piu' efficace per indurre i sogni lucidi, in particolare nel caso di soggetti che non avevano mai avuto una simile esperienza. 

Oltre all'esercizio mentale per acquisire uno schema critico-riflessivo, la tecnica combinata integra elementi di autosuggestione e di intenzione . 

La base imprescindibile di questa tecnica consiste dunque nell'apprendere il modo giusto di porsi la domanda critica ("sto sognando o no") numerose volte durante il giorno, ossia nell'acquisire un atteggiamento critico-riflessivo verso i propri stati di coscienza e i propri contenuti mentali. 

Il soggetto nel contempo, e forse in un modo che puo' sembrare paradossale, "...dovrebbe cercare di immaginare intensamente di trovarsi in uno stato di sogno, e che tutto quello che lui percepisce, includendo il proprio corpo, 

e' soltanto un sogno".
Il terzo punto della descrizione della tecnica combinata prevede che "mentre pone a se stesso la 

domanda critica, il soggetto dovrebbe concentrarsi non solo su avvenimenti contemporanei ma anche su eventi che sono gia' avvenuti". 

Inoltre il soggetto in questa fase preliminare dovrebbe comprendere, come l'autore ha già sottolineato nelle precedenti tecniche, che la domanda critica deve essere assunta quale 

"...regola in tutte le situazioni che sono caratteristiche di un sogno, cioè quando avviene qualcosa di sorprendente o di improbabile, oppure ogni volta che sperimenta forti emozioni ("...or whenever he experiences powerful emotions")". 

Il quinto punto è particolarmente interessante: "è di grande aiuto per poter sognare lucidamente avere un sogno ricorrente. Per esempio, se il soggetto ha frequentemente sentimenti di paura o vede spesso dei cani nei suoi sogni ("...or often sees dogs in his dreams..."), egli dovrebbe porre a se stesso la domanda critica che riguarda il suo stato di coscienza tutte le volte che si trova in una situazione di paura o che vede un cane durante il giorno". 

Appare chiaro che il sogno ricorrente, ben presente nella memoria del soggetto e periodicamente reiterato, offra una notevole facilitazione all'acquisizione dello schema critico-riflessivo e al trasferimento di quest'ultimo dallo stato di veglia allo stato onirico. 

L'esercizio risulta maggiormente semplificato se il sogno ricorrente contiene elementi normalmente riscontrabili durante le esperienze del giorno. 
La descrizione prosegue con il suggerimento di provare a immaginare intensamente delle esperienze certamente insolite come "volare" o semplicemente meno frequenti come "galleggiare". Queste esperienze sembrano invece abbastanza comuni nei sogni. 

L'esercizio di immaginazione che viene proposto dovrebbe cercare di recuperare dal patrimonio di esperienze reali del soggetto - naturalmente qualora esistano - quelle sensazioni connesse al galleggiamento, alla sospensione nel vuoto e simili per trasferirle allo stato di sogno. 

Successivamente l'autore si sofferma sulla necessita' di sviluppare una buona memoria dei propri sogni, necessita' che si comprende intuitivamente e che viene sottolineata da LaBerge e da altri e qui ribadita: l'accesso ai sogni e' infatti determinato inizialmente dal loro ricordo. 

Percio' "se il soggetto ha delle difficolta' nel ricordarsi i suoi sogni dovrebbe impiegare dei metodi per migliorarne la memoria, cosi' come descritto nella recente letteratura sul sogno.
In molti casi tuttavia la pratica dell’ottenere uno schema critico-riflessivo della mente migliorera' la capacita' del soggetto a ricordare i suoi sogni" . 

L'autore inoltre raccomanda che nel momento in cui si va a dormire pensando di poter ottenere una condizione di consapevolezza durante lo stato di sogno, tale pensiero non venga, a questo punto, vanificato da un accanimento (fin troppo razionale) della volonta'. 

Forse appare sufficiente un'intenzione ferma, motivata e stabile ma priva di insistenza, utile specialmente "...quando il soggetto si e' appena svegliato al mattino e ha la sensazione che stara' per riaddormentarsi" ; momento, lo ricordiamo, indicato da LaBerge per mettere in pratica la tecnica di induzione mnemonica. 

L'autore conclude affermando che in base alle ricerche e ai risultati sperimentali raggiunti chiunque segua o metta in pratica questa serie di suggerimenti potra' imparare a sognare in modo lucido.
Precisa altresi' che "i soggetti che non hanno mai avuto esperienze di sogno lucido avranno il primo dopo un tempo medio di quattro o cinque settimane con una grande deviazione interindividuale...". 

In seguito i sogni lucidi potranno avvenire anche senza una preparazione adeguata: la tecnica a quel punto dovrebbe ormai appartenere alle modalità di esperienza del soggetto e al suo modo di pensare. 

Anche le tecniche fondamentali elaborate da Tholey per "trattenere" la lucidità vengono riportate da LaBerge e giudicate efficaci specialmente per chi e' incline all'ipnagogismo. 

"Tholey ha descritto tre tecniche simili per mantenere la lucidita' mentre dormiamo.
I metodi sono fondati sulla generale procedura di addormentarsi pur rimanendo svegli, con varianti dipendenti dall'oggetto dell'attenzione"). 

I tre metodi si sviluppano in varianti e combinazioni per un totale di sette tecniche che conducono il soggetto alla conservazione della consapevolezza attraverso il sonno. 
"Per quanto riguarda la capacita' di apprendere queste tecniche cio' avviene con grosse differenze interindividuali", specialmente per quanto riguarda il tempo di apprendimento e il momento della comparsa della prima esperienza di sogno lucido. 

Tholey soggiunge che anche queste tecniche "...per trattenere la lucidita' possono essere usate con successo nelle prime ore del mattino, sia immediatamente dopo essersi svegliati da un sogno sia dopo un periodo di piena veglia" , e comunque prima di riaddormentarsi. 



TECNICA DELL'IMMAGINE 

La prima tecnica di mantenimento della lucidita' e' quella detta "dell'immagine". 

"In questa tecnica il soggetto si concentra, mentre si sta addormentando, solo su immagini visive ("...only on visual images").
Sebbene esistano considerevoli differenze tra gli individui, la seguente sequenza di immagini è stata spesso osservata. 

Inizialmente il soggetto vede dei lampi di luce che rapidamente cambiano in forme geometriche. In seguito giungono le immagini di oggetti e di volti finche' sopraggiungono scenari completi che inizialmente appaiono e scompaiono, ma poi si stabilizzano" . 

I fenomeni ipnagogici descritti, soggiunge l'autore, appartengono a un flusso di immagini di natura piuttosto indistinta, sicche' "...e' necessaria una notevole pratica per seguirli con attenzione". 

L'autore prosegue affrontando il problema di come "entrare" nelle immagini e nelle scene ipnagogiche focalizzando nel contempo l'attenzione su di esse per trattenere la lucidita' del proprio stato mentale. 

L'autore suggerisce innanzitutto di "mantenere una certa passività che possa permettere al sognatore di spostarsi gradualmente e quasi inavvertitamente all'interno della scena onirica; parallelamente consiglia di svolgere una semplice ma 

particolare azione" , che, suggeriamo noi, può essere, per esempio, il contare con le dita delle mani. 

Questo accorgimento a suo dire si e' rivelato molto utile per sostenere una certa attenzione e conservare cosi' la condizione di lucidita' onirica per un periodo di tempo relativamente lungo. 



TECNICA DEL CORPO E DEL DOPPIO CORPO. LE ESPERIENZE EXTRACORPOREE 

"Il secondo metodo di Tholey, la "tecnica del corpo" e' collegato alle procedure che mirano a produrre una OBE...", ossia una esperienza extracorporea (Out of the Body Experience), connessa con una esperienza di movimento. 

La tecnica ha intrinsecamente due varianti e nasce da una osservazione effettuata durante gli esperimenti condotti con la tecnica dell'immagine: 

"e il soggetto si concentrava, mentre stava per addormentarsi, sul suo corpo, spesso accadeva che il suo corpo iniziava a diventare immobile ("...it often happens that the body begins to become immobile").
A seconda del metodo con cui il soggetto supera questa immobilita', possiamo distinguere una tecnica "a corpo unico" e una tecnica "a doppio corpo"" . 
Secondo Tholey "la tecnica a corpo unico e' piu' semplice; un soggetto semplicemente rende il corpo immobile un corpo che si muove nuovamente.
Il soggetto cerca di immaginare di trovarsi in una situazione differente dal corpo fisico quale e' quello che dorme nel letto... Se il soggetto si rende conto che il suo corpo non si trova piu' nel letto allora la sua immobilita' svanisce dopo un breve periodo di tempo. 

Un altro metodo per rendere il corpo immobile un corpo nuovamente mobile consiste nel dissolverlo apparentemente in una forma aerea e poi solidificarlo in un corpo mobile". 

L'autore sostiene che i sognatori lucidi esperti sono capaci di creare questa esperienza extracorporea prima della comparsa della condizione di immobilita'. Inoltre descrive un dato interessante per il riconoscimento, in generale, dell'esperienza extracorporea: 

"quando si applica la tecnica del corpo, l'ambiente circostante ("surroundings") dapprima appare scuro, poi diventa piu' chiaro allorche' ci si sposta dalla locazione iniziale" . 

Per quanto riguarda la variante del "doppio corpo" si puo' dire che questa tecnica introduca, appunto, uno sdoppiamento: 

"il soggetto si stacca da se stesso, dal corpo immobile, attraverso un secondo corpo..." con il quale compie determinate azioni. 

L'autore avverte che di questa tecnica "l'unica cosa importante e' cercare di immaginare intensamente di avere un secondo corpo che si muove e col quale si puo' uscire (attraverso il letto) ("through the bed..."), rigirarsi o in altro modo staccare se stessi dal corpo immobile.
Dopo la separazione dal corpo immobile, il secondo corpo, che inizialmente e' aereo o etereo, si solidifica fino a 

quando appare completamente identico al solito corpo che si ha quando ci si risveglia". 

Sia ben chiaro che queste esperienze sono puramente mentali, per quanto molto vivide e realistiche. Il problema sembra piuttosto quello di collocarle entro la definizione di sogno lucido. Su questo punto l'opinione di LaBerge sembra condurre alle conclusioni di Tholey. 

La descrizione fornita da LaBerge circa le esperienze extracorporee e' sostanzialmente concorde con le osservazioni sulla tecnica "del corpo". 

"La OBE assume una varieta' di forme che confonde. Una persona che ha una OBE, puo' trovare il suo senso di indentita' associato con un secondo corpo non fisico...
In stato extracorporeo si puo' anche fare a meno di qualsiasi sorta di corpo e sperimentarci come un punto luminoso o un centro di coscienza che si muove liberamente. 

In alcune OBE si puo' avere l’impressione di vedere il nostro corpo fisico addormentato, mentre in altri casi si vede un letto vuoto o con dentro qualcuno di completamente diverso". 

Tuttavia LaBerge afferma che l'esperienza extracorporea (meglio sarebbe chiamarla "sensazione extracorporea") non e' necessariamente accompagnata da una condizione di chiara lucidita', avvicinandosi in questo senso all'esperienza del sogno pre-lucido che e' piuttosto il risultato di un’ osservazione critica parziale o inadeguata della realta' onirica, ossia un sogno lucido incompleto, non sufficientemente accompagnato dalla consapevolezza che sia un sogno e contenente elementi di incoerenza e contraddizione, dei quali il sognatore non riesce a fornire un'interpretazione corretta in termini di realta' o di non-realta'. 
Secondo LaBerge non e' vero infatti che il sogno lucido sia talora considerato come una forma inferiore di OBE, piuttosto e' vero il contrario. La lucidita' incompleta nel sogno e' una condizione che e' caratterizzata "...da un'amnesia parziale, da un'inadeguata osservazione della realta' [onirica] e dall'interpretazione dell'esperienza come un fenomeno extracorporeo (creduto reale) invece che un sogno". 

Molte persone inizialmente si spaventano per questo fenomeno e provano molta angoscia, ritenendolo una manifestazione anticipata del momento della propria morte, e in seguito, riacquistando fiducia, una prova della propria trascendenza. Niente di tutto questo in termini strettamente scientifici. 

LaBerge continua spiegando che "una delle ragioni per cui si e' indotti a considerare queste esperienze come delle OBE (reali) invece che sogni e' che esse sembrano avvenire mentre si e' svegli.
Ovviamente, se si e' svegli non si puo' sognare e se non sogniamo dobbiamo fare realmente quello che ci "sembra" di fare: viaggiare "fuori del corpo". 

Tutto questo sembra abbastanza semplice, eccettuato uno strano fatto: in molte circostanze puo' essere estremamente difficile decidere se si e' addormentati o svegli, se sogniamo o vediamo realmente.
Questi stati di confusione avvengono specialmente durante la paralisi da sonno, che talora si presenta quando una persona si sveglia parzialmente dal sonno REM e si trova incapace di muoversi". 

LaBerge ipotizza che il sistema motoinibitore , situato nel tronco encefalico come i centri regolatori del sonno, per qualche ragione continui a funzionare nonostante che il soggetto sia in un certo senso gia' sveglio. 

Questo breve risveglio e' sufficiente affinche' il cervello del soggetto registri la posizione esatta assunta dal suo corpo. 

Il soggetto si riaddormenta rapidamente e inconsapevolmente, credendo cioe' di essere ancora sveglio in virtu' dell'informazione sensoriale (reale) che riceve. 

Invece i suoi sistemi sensoriali sono gia' inibiti e la sensazione di immobilita' che conserva e' dunque un ricordo che interferisce con la sua conseguente decisione, a questo punto onirica, di superare tale immobilita' attraverso un movimento corporeo. 

L'esito, spesso, e' esattamente quello descritto a proposito delle OBE: il cervello del sognatore crea un'immagine onirica del suo corpo, sovrapposta e in contraddizione al ricordo della sensazione di immobilita' connessa invece con l'esatta informazione circa l'orientamento spaziale assunto realmente dal suo corpo . 

Al sognatore, il quale non sa o non sa ancora che sta sognando, solitamente sembra percio' di muoversi davvero in un altro corpo che "esce fuori dal suo corpo", steso immobile nel letto. 

Quest'ultima anomalia (indicativa della condizione di pre-lucidita'), spiega LaBerge, potrebbe di per se' risvegliare la consapevolezza di stare sognando dando cosi' luogo, nel proseguimento dell'esperienza, a un sogno lucido. 

LaBerge continua infatti dicendo che molti degli "onironauti" che partecipano ai suoi esperimenti "...descrivono sogni lucidi, iniziati durante un breve risveglio da periodi di REM, come la sensazione di "lasciare il corpo"...". 
Allo stesso risultato condurrebbe la tecnica di Tholey, sebbene in fase ipnagogica. 
Convincenti alcune osservazioni finali di LaBerge che si adattano molto bene a quanto dicevamo a proposito dello schema "critico-riflessivo" suggerito da Tholey in relazione alla capacita' di riconoscere in ogni condizione i propri percetti e i propri stati mentali: 

"da tutto questo si puo' imparare che non e' sempre facile stabilire in quale modo si stia vivendo in un dato momento: distinguere i sogni dalla realta' non e' una cosa da nulla. Ne' l'evoluzione biologica ne' quella culturale ci hanno preparato in modo considerevole a questo compito.
Distinguere uno stato di coscienza da un altro e' una capacita' cognitiva imparata esattamente nello stesso modo in cui abbiamo imparato da bambini a capire i suoni confusi che sono diventati il nostro linguaggio: per pratica. Quanta piu' pratica abbiamo del sogno lucido, tanto piu' facilmente troveremo che non bisogna confonderlo pensando di essere svegli mentre stiamo sognando. 

Quanta piu' esperienza avremo avuto nel riconoscere i falsi risvegli, la paralisi da sonno e altri fenomeni associati con il sonno REM, tanto piu' e' probabile che, quando "lasciamo il nostro corpo", ci rendiamo conto che si tratta di un sogno lucido", e non di un fenomeno di spiritismo. 



TECNICA DELL'IMMAGINE CORPOREA 

La tecnica che combina la tecnica dell'immagine con quella del corpo e' chiamata 

"dell'immagine corporea", nella quale "il soggetto si concentra non solo sulle immagini visive, ma egualmente sul suo corpo. Se il soggetto suggerisce a se stesso in uno stato di rilassamento che il suo corpo e' leggero e puo' muoversi liberamente, allora puo' accadere che questo "corpo fenomenico" ("phenomenal body") inizi a muoversi. 

Sembra quasi che possa scivolare nella scena del sogno o perfino guidare o cavalcare... se viene immaginato anche un appropriato veicolo. 

Il corpo avrà più probabilità di entrare in (questo) stato di scivolamento (dentro il sogno) se precedentemente appare nel campo visivo l'impressione di un moto uniforme ("unified motion"), come frequentemente osservato durante il processo di addormentamento.
Nello stato iniziale il soggetto osserva dei punti che si muovono; piu' tardi si stabilizza una scena, egli vede per esempio un gregge di pecore, uno stormo di uccelli o qualcosa di simile. 

Se il campo visivo e' riempito a questo modo, con oggetti che si muovono uniformemente, allora il movimento degli oggetti puo' trasformarsi nel movimento del corpo che si muove nella direzione opposta, cosi' che (a quel punto) gli oggetti o stanno fermi o si muovono con una velocita' ridotta.
I soggetti esperti possono intenzionalmente influenzare il movimento del corpo entro certi limiti, controllando la direzione dei loro sguardi. 

Lo stato di scivolamento alcune volte finisce con un rapido cambio di scena". 

Con questa tecnica, nella quale come rileva l'autore si ha una sensazione di lievitazione corporea connessa con quella di galleggiamento e sospensione nel vuoto (considerate in precedenza), l'aspetto principale e' costituito dal "movimento uniforme" immaginato nella scena onirica. 

Questo movimento, rappresentato da una serie di oggetti che si spostano nella stessa direzione, facilita il movimento stesso del corpo, svincolato e reso leggero, e favorisce cosi' la sua "entrata" nel sogno (sensazione di scivolamento). 

Il corpo e' chiaramente il punto di focalizzazione cosciente del sognatore, sicche' la sua entrata o il suo scivolamento nella scena onirica, che fa invece da sfondo, produce quella commistione necessaria affinche' compaia la lucidita' onirica. 
Curiosamente il corpo, rispetto al sistema di riferimento costituito dal movimento degli oggetti che occupa la scena onirica, si comporta coerentemente con il principio galileiano della reciprocità del moto. 

Infatti il moto uniforme degli oggetti in una direzione (vettore V), rispetto allo stato di quiete del corpo, si trasforma rapidamente e indifferentemente nel movimento del corpo in direzione opposta (vettore - V) rispetto allo scenario onirico rappresentato dagli oggetti che ora risultano praticamente in quiete. 

In altre parole ego onirico e osservatore inerziale praticamente coincidono, con la particolarità che l'ego onirico-inerziale vede e "sente" se stesso anche all'esterno di se stesso (osservatore onirico); particolarità tipica dello sdoppiamento della coscienza ("double consciousness") nel sogno lucido. 



TECNICA DEL PUNTO-EGO 

L'ultima tecnica e' detta "del punto ego" e "...implica il concentrarci mentre ci addormentiamo sull'idea che presto non percepiremo piu' il nostro corpo. Appena ci addormentiamo ci sara' possibile fluttuare liberamente come un 

punto di coscienza in uno spazio che sembra essere identico alla stanza in cui siamo andati a dormire".
Questa tecnica ha una sua variante nella tecnica del "punto-ego dell'immagine" la quale 

"...differisce dalla precedente soltanto nel fatto che il soggetto si concentra anche sulle immagini mentre si addormenta. Se si e' stabilizzata una scena visiva del sogno, allora e' possibile viaggiare dentro lo scenario. Il punto-ego puo' in certe 

circostanze entrare nel corpo di un'altra figura del sogno e assume il suo sistema motorio". Tholey riporta in aggiunta alcune osservazioni: 

"sebbene tutti i dettagli e le varietà delle tecniche per trattenere la lucidità non possano essere qui descritti, si spera che questi riferimenti siano sufficienti. Soprattutto e' importante inizialmente raccogliere una vasta gamma delle proprie esperienze mentre ci si addormenta per scoprire quali delle varietà descritte sopra siano le più adatte. Le tecniche per trattenere la lucidità richiedono una notevole pratica, ma danno il grande vantaggio di permettere di indurre i sogni lucidi in un momento deciso da se stessi, aumentando cosi' considerevolmente la loro frequenza" . 

L'autore tuttavia precisa che il risultato, costituito dal raggiunto stato di lucidita' onirica, puo' essere ostacolato da una situazione ingannevole di "falsa permanenza in stato di veglia ("false remaining awake") paragonabile al "falso risveglio"" che secondo LaBerge puo' caratterizzare proprio il termine della stessa lucidita' onirica, specialmente in sognatori esperti. 

Capita anche che "...i falsi risvegli avvengano ripetutamente, e il sognatore lucido abbia l'impressione di svegliarsi piu' volte, scoprendo ogni volta di stare ancora sognando. 

In alcuni casi sognatori lucidi hanno riferito di avere addirittura dozzine di falsi risvegli prima di svegliarsi, infine, realmente" . 

Il falso risveglio può essere dapprima vissuto come una situazione piuttosto divertente, ma poi può trasformarsi in una circostanza piuttosto angosciosa, dalla quale non si riesce a uscire. 

Il fatto che avvengano piu' spesso in sognatori lucidi esperti, per i quali il termine della lucidita' e' comunque rappresentato dal risveglio dal sonno, e' giustificabile per un effetto di aspettativa legato alla frequenza: 

"... quanti piu' sogni lucidi abbiamo avuto, tanto piu' associamo il risveglio con lo svanire del sogno lucido e cosi' ci "aspettiamo" piu' fortemente di svegliarci quando il sogno svanisce" . 

Durante la fase terminale della lucidita', che puo' essere caratterizzata come abbiamo visto dal falso risveglio, LaBerge suggerisce di utilizzare un metodo da lui ideato per conservare la lucidita' onirica e produrre nuovi scenari. 

Il metodo consiste nella produzione di una forte sensazione di movimento: 

"la tecnica e' molto semplice.
Appena la mia visione comincia a svanire nel sogno lucido, io cado all'indietro o giro come una trottola (nel sogno, naturalmente).
Perche' il metodo funzioni e' importante sperimentare un vivace senso di movimento.
Di solito questo processo genera una nuova scena di sogno che spesso rappresenta la stanza da letto in cui sto dormendo.
Ripetendomi continuamente che in questo passaggio sto dormendo posso continuare a sognare lucidamente nella nuova scena.
Senza questo particolare sforzo di attenzione, di solito scambio il nuovo sogno per un risveglio, e questo nonostante le assurdita' spesso evidenti nel contenuto del sogno" . 

In base ai risultati raggiunti con un campione di sognatori lucidi, LaBerge sostiene che tale metodo puo' anche essere utilizzato ogni qualvolta si desideri una modificazione dello scenario onirico. 

Il movimento sembra dunque essere una componente fondamentale che influenza e stabilizza la produzione onirica. 

L'autore offre in proposito una ipotesi neurofisiologica: 

"le informazioni sui movimenti della testa e del corpo, quali sono registrate dall'apparato vestibolare (che ci permette di tenerci in equilibrio), sono strettamente integrate dal cervello con le informazioni visive per produrre una visione stabile del mondo: cosicché, per esempio, sappiamo che il mondo non si e' mosso quando capovolgiamo la testa. 

Poiché le sensazioni di movimento durante il girare in sogno sono completamente vivide come quelle che si hanno durante i movimenti effettivi, e' molto probabile che gli stessi sistemi del cervello siano attivati nello stesso modo nei due casi.
Un'interessante possibilità e' che la tecnica girante stimoli il sistema vestibolare del cervello , e faciliti cosi' l'attività delle vicine componenti del sonno REM. 

Poiché i neurologi hanno ottenuto la prova indiretta dell'intervento del sistema vestibolare nella produzione dei rapidi movimenti oculari del sonno REM, il collegamento proposto non è interamente privo di fondamento" . 

L'autore fa riferimento, nella conclusione del brano, agli esperimenti effettuati da Pompeiano e Morrison, i quali "...ottennero la eliminazione dei "bursts" dei REM mediante lesione elettrolitica bilaterale dei nuclei vestibolari mediali e spinali". 
Il sistema vestibolare, in virtu' del collegamento con il sistema oculomotore sembra quindi essere coinvolto anche nella regolazione dei movimenti oculari rapidi che avvengono durante il sonno REM, peraltro dietro influenza dei generatori ipnici della formazione reticolare pontina. 

Sarebbe molto interessante riuscire a verificare se la tecnica di rotazione onirica suggerita da LaBerge, parallelamente all'ipotesi di una retroazione di tale rotazione sull'apparato vestibolare, sia in grado di produrre degli effetti di nistagmo rotazionale e postrotazionale. 

In tal caso tra il movimento coscientemente sognato e la sensazione dovuta al movimento effettivo, potrebbe esistere, come sostiene LaBerge, soltanto una virtuale differenza. 

Di avviso analogo allo osservazioni di LaBerge sembrano essere quelle di Paul Tholey, il 

quale sostiene che "un controllo appropriato della direzione della visione puo' finire, prolungare o alterare i sogni lucidi.
Fissare un punto stazionario in un ambiente del sogno causa al sognatore il risveglio dopo 4-12 secondi.
In questo processo il punto fisso inizia a sbiadirsi e l'intera scena del sogno comincia a dissolversi. 

Soggetti esperti possono usare questo stadio di dissolvimento per formare l'ambiente del sogno in accordo coi propri desideri. 

Ristabilire il sogno attraverso movimenti rapidi degli occhi puo' impedire il risveglio". 

Sembrerebbe che i movimenti oculari intenzionali, effettuati dal soggetto durante il sogno, abbiano anch'essi una retroazione sul sistema vestibolare che indurrebbe a sua volta sia una sensazione di movimento, tale per cui avverrebbe un cambiamento della prospettiva onirica (o dello scenario del sogno), sia una stimolazione diretta dei generatori pontini del sonno REM. 

E' probabile che i due Autori si riferiscano a fenomeni simili o forse ad un unico fenomeno, il quale potrebbe essere collegato a complessi meccanismi di feedback regolati, in un certo qual modo, dall'intenzionalita' cosciente del sognatore lucido. L'effetto e' comunque il prolungamento del sogno (e quindi della lucidita') attraverso la modifica diretta dello scenario o la variazione del proprio punto di osservazione. 



NOTA FINALE

SPERO CE QUESTE DESCRIZIONI VI PORTINO NEL PROFONDO DEL MONDO ONIRICO CON COSCIENZA E QUINDI CON LA CONSAPEVLOEZZA DI RIUSCIRE A CAPIRE CHE NON E' SOLO LA COSCIENZA DI VEGLIA LA COSA IMPORTANTE MA ANCHE E SOPRATUTTO ANCHE LA COSCIENZA DEL SOGNO DOVE IL VERO POTENZIALE DEL'ESSERE UMANO SI APRE E DIVIENE ASSOLUTO! 

MRA