martedì 27 settembre 2016

UN CAPITOLO DEL MIO LIBRO DEL 1990 MAGIA LA SCIENZA ASSOLUTA_CAPITOLO 1_L'AUTOINIZIAZIONE

PUBBLICO UN CAPITOLO DEL MIO LIBRO DEL 1990 MAGIA LA SCIENZA  ASSOLUTA E PRECISAMENTE IL CAPITOLO SULLA AUTOINIZIAZIONE.
PROSSIMAMENTE QUESTO TESTO CHE E' TORNATO DI MIA PROPRIETÀ' VEDRA' UNA NUOVA EDIZIONE  AGGIORNATA E PIU' CORPOSA PER LA :EDIZIONI MRA
Buona lettura.
Riccardo Mario Villanova Sammarco
MRA

1. L’autoiniziazione
Vi sono vari metodi per l'autoiniziazione, così come vi sono molti aspiranti con una struttura particolare, adatta a seguire una determinata via anziché un’altra.
Non vi sembri impossibile, ma un sistema d’iniziazione che ha condotto un vostro simile allo sviluppo spirituale, non può in ogni caso essere adatto per tutti.
Iniziarsi, anzi: « autoiniziarsi » non è uno scherzo!
Siamo uomini, ma non siamo completi e non lo saremo finché non riusciremo ad avere un contatto immediato e reale con alcune energie che albergano in noi e fuori di noi. Queste energie non si manifestano al livello normale della coscienza, ma si palesano nel sonno ai suoi vari livelli, come nella trance e nell’ipnosi profonda.
Possono essere richiamate e risvegliate mediante alcune pratiche semplicissime anche se molto lunghe.
In questo libro appunto si farà cenno ad alcune di esse, ma non si garantisce la riuscita per tutti.
Questo libro vuole insegnare a sintonizzare le proprie antenne su un particolare stato di materia e a venirne in contatto.
In definitiva questo è il metodo cabalistico, uno dei migliori in assoluto di tutte le conoscenze del patrimonio iniziatico dell’uomo.
In realtà, fare ciò non è molto difficile, per questo il segreto è sempre stato nascosto. Solo oggi, per mezzo di autori modernissimi, quali il Kremmerz, il Crowley, il Regardie, il Butler e tanti altri (indipendentemente dal fatto che si approvino le loro imprese di vita o altro), si è aperto uno spiraglio conoscitivo su queste pratiche eccezionali.
Basti dire che, se messe in pratica costantemente per un certo nu- mero di mesi, raggiungono immancabilmente il loro effetto, sia in bene che in male. Sì! Anche in male: perché la Magia, risveglia delle energie,
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è vero, ma, a seconda dei contenuti mentali dell’aspirante, si colora di bene o di male. È essenzialmente per questo che in Magia si insiste molto sulla purificazione e sulla neutralità.
Molte notizie in merito si avranno più avanti quando si parlerà della Neutralità Iniziatica.
Per ora basti sapere che bisogna cominciare a coltivare le facoltà morali, non per moralità, ma per sicurezza d’opera\
Se qualcuno di voi ha letto almeno uno dei tanti libri sull’occulto
e sulla magia apparsi in scena, si sarà chiesto certamente il perché certi
simboli e certe cerimonie fatte da chi « se ne intende », funzionano, mentre se ci accingiamo noi stessi a farle, il miglior risultato è fiasco com
pleto!
Il « segreto » del loro funzionamento non è detto nei libri (tranne negli autori che ho citato prima che hanno esposto la base con molta onestà e senza nascondere veramente nulla).
Si è detto che il segreto lo si deve conquistare. È giusto! Ma almeno bisogna dare una chiave per poter cominciare questa conquista!
Naturalmente non si tratta di un funzionamento meccanico, ma questo all’inizio, infatti più si va avanti e maggiore diviene la capacità di mettere in atto le qualità necessarie affinché l’energia possa circolare e l’effetto raggiungersi con tutta sicurezza.
Dicevo che l’effetto non è meccanico all’inizio. Questo perché lo studioso deve fare un enorme sforzo di volontà per porre le condizioni del successo e nella maggior parte dei casi, lo sforzo annulla l’effetto desiderato.
È andando più avanti che si perdono di vista gli sforzi, avendo sempre e comunque a disposizione le basi del successo, e le operazioni riescono con una facilità impressionante, tanto da stupire anche l’operatore stesso.
Faccio un esempio: in vari testi, specialmente quelli medievali, si consiglia sempre di tracciare un cerchio protettivo quando si invoca o si evoca (in verità, maggiormente per il secondo caso, come difesa, mentre per il primo ha altro significato) ma come è intuibile, non basta certo scrivere per terra quattro segni con un cerchio affinché si abbia la protezione, il cerchio è solamente mentale, spirituale, astrale!
Inoltre per fare Magia, è necessaria una speciale attitudine, ma non confondetevi, non sto parlando di attitudine beatificante o religiosa.
L’attitudine di cui parlo in questa sede è ciò che Agrippa ha chiamato « dignificazione », raggiungibile solo con l’equilibrio assoluto della propria vita.
Inoltre prima di fare della Magia si deve aver vissuto. Cioè si deve essere maturi nel proprio spirito, si deve conoscere se stessi senza fallo e conoscere la vita e il suo corso con chiarezza ed esperienza.
L'autoiniziazione / 15
Procedendo a gradi, cominciamo con lo stabilire, in questo primo capitolo, il nostro primo obiettivo: Equilibrio e Neutralità.
Come detto in precedenza si avranno altre nozioni in seguito, ma prego di intendere bene ciò che esporrò in queste poche righe, da qui dipende il Vostro successo e la Vostra salute fisica e mentale.
Per prima cosa è molto importante stabilire nella propria vita una qualità centrale. La qual cosa vuol dire: non lasciarsi travolgere dagli eventi, controllando e trattenendo il gorgoglio delle emozioni che montano e sommergono tutto. Più innanzi, queste emozioni saranno sbrigliate e usate, ma tutto questo può essere fatto solo quando si saranno conosciute più a fondo le energie che fluiscono e che noi chiamiamo appunto emozioni.
In definitiva, moltissima Magia si compie proprio per mezzo di queste emozioni caricate al punto giusto da comprensione e immaginazione perfetta.
Poca Magia si può fare invece senza il fuoco che viene fornito da esse. Un rito freddo, anche se imponente per organizzazione, non raggiungerà mai l’effetto voluto!
Ma torniamo a quello che si diceva prima. La qualità centrale, si stabilisce anche con una meditazione e concentrazione che ogni giorno, infallibilmente, bisogna compiere: ecco qui di seguito la pratica.
Come prima cosa, non bisogna mai parlare con se stessi quando ci si accinge a eseguire la meditazione.
Bisogna imparare a lasciare fluire la comprensione e l’intuizione con naturalezza, senza discorrerci sopra.
Esempio: la meditazione consigliata è della Golden Dawn, non ne ho trovata una migliore per iniziare. Dunque, l’aspirante si segga o si sdrai, l’importante è che stia comodo e non abbia impedimento alcuno.
La prima cosa da fare è riuscire a rilassare il corpo perfettamente, senza questa capacità non si può andare molto avanti, perché le sensazioni fisiche sono di costante richiamo per la mente e le distrazioni non consentono la libertà di pensiero, che per noi significa libertà dello « spirito ». Ecco perché si raccomanda vivamente di « non parlare con se stessi » se non si desidera l’aborto prematuro delle proprie discipline.
Per rilassare il corpo inspirare profondamente fino a quando non ci si sente pieni d’aria fino alla gola e nel contempo immaginare quanto più chiaramente possibile che tutti i nostri muscoli si tendono con uno spasimo e immediatamente dopo si rilassano perfettamente. Si espiri regolarmente, ma questa volta alla seguente inspirazione, si tendano realmente i muscoli di tutto il corpo e all’espirazione li si rilasci come se fossimo privi di energia e di vita.
Si faccia questo per tre o quattro volte e se ne avvertiranno subito gli effetti benefici oltre che per la mente anche per il corpo.
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Fatto ciò quanto più perfettamente possibile, si tenti di approfondire lo stato di rilassamento, all’occasione possono essere utili le suggestioni. Infatti quando si è in questo stato, le porte che conducono dalla mente conscia alla mente subconscia sono socchiuse ed è possibile influenzare quest’ultima con suggestioni ben impostate del tipo: « Ogni minuto che passa il mio rilassamento aumenta! ». Oppure: « Ad ogni respiro i miei muscoli divengono freddi e senza energia, l’energia scompare gradatamente! ». A dire il vero, questa è la formula che ha più effetto, perché ha più impatto, anche se può apparire un po’ macabra, ed è proprio questo elemento di macabro che la rende efficace.
Comunque per chi non si sentisse di usare una formulazione del genere, consiglio di immaginare di essere in una vasca di acqua calda e si stia godendo uno dei più bei bagni della sua vita. Infatti il solo immaginarci immersi nell’acqua calda allenta le tensioni muscolari e nervose, da qui la regola magica di fare un bagno prima di ogni operazione, affinché l’energia scorra libera e senza impedimenti.
Comunque sia, raccomando vivamente di usare una formula positiva per la mente, di non pensare per esempio: « Non mi sentirò più teso! ». Quel non, deve essere eliminato. Usate formulazioni belle e attraenti per voi e trarrete il massimo beneficio dal vostro subconscio.
Un buon trattato sull’autoipnosi non sfigurerebbe nella vostra biblioteca.
Ottenuta la fase uno, si passa invariabilmente alla fase due.
Crowley afferma nel suo libro « Magick in Theory and Practice », che il rilassamento fisico non serve ad altro che per affrontare un problema ben maggiore, il rilassamento mentale o silenzio della mente!
È un’affermazione perfettamente in linea con le più alte concezioni dell’educazione mentale.
Difatti è vero che in Magia si deve sviluppare il corpo fisico, il mentale, l’astrale, nello stesso momento per avere l’equilibrio, ma è anche vero che la precedenza passa allo sviluppo e all’educazione dei due corpi superiori, da Kremmerz chiamati corpo Lunare e corpo Mercuriale, se si vuole avere accesso ad uno stadio di coscienza superiore « definito », nel corpo Solare.
Chiarito ciò, comprendiamo che ogni azione da noi compiuta fisica- mente, deve avere una rispondenza psichica e mentale per avere un valore effettivo di avanzamento.
Da questa angolazione possiamo intravedere gli orizzonti della Magia Rituale e Cerimoniale, da troppe persone mal capita e ridicolizzata.
La fase due consiste nel rilassare la mente sempre con un espediente fisico: « il respiro! ».
La respirazione, come tutti sanno, è un’apportatrice di energia, come di turbamento o di calma.
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Una respirazione breve e nervosa, accorcia la vita e rende nervosi, tenetelo sempre presente.
Ora, si tratta di rallentare il vostro ritmo respiratorio abituale per qualche minuto, all’inizio cinque, non di più!
Una volta rilassati e tranquilli, lasciate che la vostra mente divaghi piacevolmente; all’improvviso, introducete nel suo divagare un pensiero di connotazione sessuale, non so cosa possa stimolarvi maggiormente, mai in nessun campo come il sesso si è notato il più disparato e vario genere di immagini stimolanti.
Fatto questo, dopo che indugerete ancora qualche secondo sul pensiero da voi prescelto (nella vostra memoria, suppongo ve ne siano tanti, e sono proprio quelli che danno maggior soddisfazione), notate scrupolosamente la reazione del vostro cuore e del vostro respiro.
Saranno più accelerati, mentre la vostra mente parrà o come impazzita nel voltare e rivoltare il pensiero e l’immagine, nel tentativo di riafferrare quello che ha già provato, oppure sarà come bloccata, incapace di muoversi, per la profonda « emozione » provata. Notate che ho posto il termine « emozione » tra virgolette, c’è un motivo: una profonda emozione genera un certo tipo di concentrazione e quindi può essere utile per un mago. Pensateci!
Dopo ciò, acquietatevi nuovamente e pensate e immaginate con insistenza a qualcosa di piacevole che vi sia accaduto, attingete dalla vostra memoria come da un serbatoio, è la migliore cosa da fare in queste pratiche.
Dopo avere ancora indugiato con il pensiero sull’immagine, tornate a controllare i vostri battiti cardiaci e la vostra respirazione, che dovrebbe essere tranquillissima, come saranno regolari e tranquilli i battiti del cuore.
Dopo questa esplorazione conoscitiva di se stessi (è molto utile riuscire perché questa è una delle basi magiche: Saper Evocare a Volontà degli Stati Mentali e Psichici e saperli disperdere, porta al successo nella Magia operativa e nelle meditazioni che seguiranno), comincerete ad inspirare aria fino a quando non vi sentirete pieni fino alla gola, e contemporaneamente conterete un ritmo di quattro battute. Poi tratterrete il respiro mentre conterete nuovamente quattro battute. Nella fase seguente, espirerete contando sempre le quattro battute, e, infine, terrete i polmoni vuoti, sempre contando quattro battute.
Questo viene chiamato respiro a ritmo di quattro, o quadruplice, e deve essere usato prima di ogni esercizio mentale e dopo il rilassamento fisico, c’è da dire che questo modo di respirare per almeno cinque minuti, approfondisce il rilassamento.
Dopo i cinque minuti richiesti, tentate di stabilire mentalmente il passare del tempo, non innescate sveglie con suonerie, perché disturbe-
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rebbero e si sarebbe costretti a muoversi per farle tacere, notate i pensieri che vi sorgono nella mente, dovrebbero essere meno numerosi di quelli che abitualmente avete.
Se non avete fatto mai caso al numero di pensieri che vi attraversa abitualmente la coscienza, prima dell’esercizio, dovete sedervi pazientemente cinque o dieci minuti e stare semplicemente a guardare, con gli occhi chiusi, cosa vi passa per la testa. Noterete una confusione straordinaria: pensieri senza nesso apparente si presentano, altri tentano di attirare la vostra attenzione dicendovi quello che dovete fare da lì a poco, altri nasceranno come conseguenza dei precedenti e si mostreranno attraenti e allettanti, come se dicessero: « Passa il tempo con noi, fantastica! ». Ma non bisogna farsi trascinare troppo, ricordatevi che ogni immagine che vi si presenta non è voluta dal caso, e un buon conoscitore della Cabala e delle sue attribuzioni saprà chiaramente a cosa corrispondono tutti i gruppi di pensiero, a quale parte della mente sono da ascrivere e il perché si presentano, pensate al vantaggio di conoscere a fondo le attribuzioni, nulla può rimanervi celato, ogni energia che si presenta come immagine al cervello, può farsi comprendere ed accettare, può così essere catalogata e usata o respinta! Studiate le attribuzioni cabalistiche e ampliatele con altre scoperte da voi stessi.
Dicevo che i pensieri dovrebbero essere meno numerosi di quando siete nello stato di coscienza comune. Bene: questo sarà il vostro metro, se i pensieri sono meno numerosi, tanto da consentirvi di passare alla terza parte, vi passerete!
Se invece rimarranno sempre gli stessi, provate e riprovate, senza questa capacità di minimo rilassamento mentale, non potrete affrontare la meditazione seguente.
Comunque supponiamo che abbiate superato la prova con successo, la prossima mossa da fare è meditare!

Bisogna chiarire subito che Meditazione e Concentrazione non sono la stessa cosa. In Oriente, prima si impara a concentrarsi, poi a meditare, ma noi occidentali abbiamo capovolto il metodo: come via alla concentrazione usiamo la meditazione, questo perché la mente è mobile e si stanca presto degli argomenti presentatile se sono statici.
Così è stato studiato questo metodo, che oltre a condurre gradata- mente verso la concentrazione della mente, ne affina la capacità penetrativa, analitica e di sintesi.
Il metodo, come si è detto, parte dalla constatazione che è più utile concentrarsi su un singolo oggetto vedendolo mentalmente in tutte le prospettive possibili, collegandolo con tutti i suoi simili, oppure analizzandolo nei suoi componenti e accogliere così tutte le intuizioni che ci vengono da esso, per poi condurci ad una sintesi, che scontrarsi con una mente recalcitrante, che non vuole stare ferma nemmeno un decimo di
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secondo, che ci fa sparire dallo schermo della visione mentale l’oggetto, o cambiandolo con un altro o appannandolo ecc... Per fare ciò, si prenderà un oggetto comune, meglio se piccolo ma con tante componenti, una radio può aiutare, oppure una macchina per scrivere. Raccomando di usare, all’inizio, sempre oggetti inanimati, costruiti dall’uomo. I fiori, gli alberi, il mare, la terra e tutto quanto può attrarci, compresi gli animali e gli uomini e specialmente le donne se il praticante è un uomo e viceversa, siano lasciati per una fase ulteriore. Questo perché non si desidera accendere emozioni con il meditare, ciò fa parte di un’altra pratica che verrà data in seguito. La convergenza sul tema prescelto deve essere serena e calma bandendo ogni agitazione mentale che di solito sopravviene per mezzo delle emozioni animatrici.
Supponiamo che come oggetto di meditazione avete scelto una macchina per scrivere; ci si sforzerà di presentarla all’occhio della mente quanto più chiaramente possibile, e si noterà che la mente tende a inquadrare l’oggetto una frazione per volta, molto chiaramente, come in dei lampi improvvisi, e che ogni tentativo di vedere l’oggetto globalmente, sarà nebuloso e indistinto, senza le connotazioni che all’inizio ci si era imposti come identità dell’oggetto.
Non disperate e soprattutto non perdete la tranquillità sforzando la mente inutilmente, siate sempre calmi e controllati, non c’è alcun modo per rendere meno tedioso questo esercizio se non quello della pratica continua, tenace, come una goccia, altri han detto, che costantemente batte, e finisce per rodere il ferro. Dopo di ciò, cominciate a scomporre la macchina per scrivere e studiatene mentalmente i singoli pezzi, vedendo se hanno somiglianza con qualcos’altro.
Vedete e tentate di capire come sono stati costruiti, il tipo di materiale usato e da dove proviene, e così via per ogni pezzo, fino a quando non li si riunirà nuovamente insieme formando l’oggetto principale.
Da queste meditazioni, se si avrà un po’ di acume, si imparerà veramente tanto, inoltre si scoprirà di conoscere gli oggetti che abitualmente usiamo, in una maniera pressoché completa; non ci sono parole che possono essere usate per spiegare questa comprensione, bisogna provarla.
La mente, in questo modo, perdendo di vista la concentrazione, si è concentrata. Non ancora ai livelli voluti, ma è già sulla buona strada.
Più innanzi, si inseriranno nella pratica elementi vegetali, stando attenti ai sentimenti che suscitano e al perché li suscitano.
È molto utile avere un quaderno dove annotare i pensieri più importanti scaturiti dalla pratica, è molto gratificante, quando, aperto il quaderno, si scopre che un rivolo di consapevolezza scorre rileggendo le cose che abbiamo scritto.
Quando si è diventati abbastanza bravi in ciò, il che richiede più o meno un mese di pratica giornaliera con tempo variabile tra i dieci mi-
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nuti fino alla mezz’ora (non stupitevi se alla fine della meditazione scoprirete che sono passate ore!), passate a presentarvi periodicamente alla coscienza un oggetto, senza fare altro, i Cabalisti cominciano solitamente con un punto sopra un foglio. Non parlate con voi stessi, e se avrete eseguito bene la pratica precedente, appunto senza parlare, ma lasciando fluire solo immagini e consapevolezza, non dovrebbe essere difficile.
Guardate solo con l’occhio della mente il punto nero, prendendo coscienza dei pensieri che porta e tornando pazientemente a lui quando si divaga. Dovete riuscire ad immergervi talmente in voi stessi tramite il punto che le cose intorno devono cessare di esistere, solo voi e il punto e nulla più. Allora scoprirete cosa significa la parola Pacel
Il tempo necessario per questa pratica è variabile da soggetto a soggetto, normalmente per fare ciò, ci s’impiega dei mesi, per questo non ci si deve scoraggiare se all’inizio le cose sembrano andare veramente male.
Infatti, come scoprirà lo studioso da solo, ci sono dei periodi in cui lavorare con le immagini mentali e la concentrazione risulterà più facile di altri.
Ma non ci si scoraggi, anzi si persista con quella sicurezza d’intenti che contraddistingue sempre l’adepto all’arte della conoscenza.
In Magia la fretta non deve esistere, questo deve radicarsi profondamente nella mente, poiché altrimenti non si caverà un ragno dal buco.
E lo stesso dicasi per l’aspettativa. Quando praticate un esercizio, la condizione essenziale è quella di rimanere tranquilli e di fermare la mente quando corre avanti tentando di prefigurarsi l’esperienza che può derivare dalla pratica, che in genere, anzi sempre, è di contenuto diverso da quello immaginato.
Questo è un grossissimo scoglio da superare, dico sul serio!
In Magia si parla dell’agire senza agire.
Sembra un gioco di parole e invece è la più assoluta delle verità magico-operative.
L’agire senza agire, elimina completamente l’aspettativa, che per il principiante è fonte di guai, e radica maggiormente nella calma assoluta dello spirito, che a sua volta è foriera di assoluta concentrazione.
Ho parlato di calma dello spirito! Bisogna esercitarsi ad intendere i termini che si leggono e che molto spesso si usano.
Di solito siamo molto rigidi nella loro classificazione, e questo è normale, visto che il cervello sinistro (più giusto l’emisfero sinistro del cervello) domina completamente l’uomo d’oggi. Bisogna acquisire una certa elasticità, che in fin dei conti si mostra come vera intuizione, per comprendere delle cose che normalmente, né con le parole né con gli scritti si possono comunicare.
Con ciò intendo dire che quando si parla di calma dello spirito, si deve anche intendere raccoglimento e quindi concentrazione, e un’altra
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chiave del successo ci si palesa priva delle sovrastrutture che la nostra mente normalmente attribuisce a tutto.
Il Filalete parla molto e a lungo di questo Spirito che agendo su se stesso produce cose mirabili.
In Alchimia è l’azione del fuoco che agisce su se medesimo. Oppure è l’azione che uccide e rigenera. E ancora è la Natura che uccide la Natura e rinasce. Il serpente che si morde la coda. L'Ouroboros ermetico.
Diffìcilmente qualcuno ha parlato più chiaramente di così! Per questo intendete bene!
La concentrazione, si ottiene non con uno sforzo prettamente mentale e cerebrale, ma lo sforzo, se di sforzo si può parlare, deve essere costante, attivo, naturale, leggero ma continuo. Bisogna acquietare lo Spirito per acquietare la mente.
Ciò si ottiene anche e principalmente con la convinzione e l’entusiasmo che devono essere accesi. Risvegliatevi nello Spirito!
Tutto l’essere deve essere compenetrato di sicurezza e volontà. È molto arduo spiegarlo efficacemente, le parole non arrivano, perché è un sentimento dello spirito umano che sfugge alle regole.
Alcuni la chiamano fede, e forse farebbero meglio a chiamarla « convinzione interiore », e, aggiungerei io, maturazione delle proprie scelte, ben ponderate. In definitiva, la concentrazione, come ogni altra cosa, si manifesterà solo quando la si desidererà e si sarà maturi per essa.
Non basta pensare quanto sarebbe bello se..., ma bisogna sentirne l’intenso bisogno; direi quasi fisico.
E allora la mente si arrenderà divenendo docile e malleabile, tranquilla e serena.
Con questo chiudo le nozioni pratiche di questo primo capitolo. C’è abbastanza per andare molto avanti.
Il sentimento di centralità, con queste pratiche si risveglierà naturalmente, senza sforzo.
E questo sarà indice di Risveglio Interiore, di Attività completa.
Non più saremo passivi di fronte alle cose, ma le afferreremo completamente e come dice il libro dei Mutamenti, L’Y King, l’afferreremo per la parte giusta, ossia dal manico!

Per questo perseverate, ma lasciate perdere se non sentite dentro quel fuoco, quell’entusiasmo, che da solo smuove le montagne.