venerdì 4 agosto 2017

NOBILTA' OSCURA._CONTINUA




Tra i più antichi simboli impiegati – presenti addirittura nel tardo Paleolitico e nel Neolitico – sicuramente quello che ai giorni nostri è ancora universalmente conosciuto è la svastica, spesso impropriamente associata al solo nazionalsocialismo.
La svastica o croce uncinata è una croce a bracci uguali con un prolungamento ad angolo retto solitamente orientato a sinistra. Questo simbolo universale è stato trovato fin dall’antichità dall’Estremo Oriente al Mediterraneo, dall’Asia Anteriore all’Africa fino al nuovo continente. La svastica appare in alcune città-Stato della Mesopotamia, nell’Egitto predinastico, India, Tibet, Cina, Mongolia, Creta pre-ellenica, Mesoamerica, America del Nord, Europa, ecc. ed era usata come elemento simbolico o decorativo, basti vedere i motivi geometrici delle ceramiche greche o beote e, più in generale, nell’arte fenicia, etrusca, sabina, frigia, Vinča, scandinava, pellerossa e romana, fu persino impiegata nella monetizzazione classica . 
Presente in quella che è stata classificata come Età del ferro la svastica si è mostrata poi anche con i bracci ricurvi nell’arte sciatica e nell’arte indiana.
La teoria dell’invasione ariana dell’India postula che i dravidi, il popolo dalla pelle scura, fosse nativo dell’India poi, a partire dal XX secolo a.C., le terre del nord dell’India furono invase da una razza caucasica di guerrieri nomadi, i popoli arii chiamati anche “Ariani”. Gli Ariani invasori, probabilmente provenienti dall’area dell’Iran e ancor prima dal nord del Mar Nero, abbandonando il loro stile di vita nomade si stanziarono nella parte settentrionale del subcontinente indiano portando la loro cultura e religione. Si ritiene che siano stati proprio gli Ariani a produrre i sofisticati scritti vedici che sono il nucleo della religione induista.

Gli Ariani istituirono il sistema delle caste ben supportato dalla dottrina del Karma e dai loro testi sacri come la Bhagavadgītā, mettendo ai vertici la casta sacerdotale e guerriera per proteggere il loro sangue e la loro pelle più chiara dagli incroci con i dravidi. Lo stesso concetto di casta è il prodotto di una coscienza di razza e la stessa parola originale impiegata per designare “casta” significava colore. Nei Paesi conquistati gli Ariani costituivano la casta sacerdotale e guerriera e alla popolazione locale non era permesso svolgere ruoli di prestigio o di comando spesso confinandola al solo ruolo di schiavi. Ancora oggi questa forma mentis vige nel mondo in cui le stanze del potere non sono spartite con nessuno che non siano determinate famiglie che da millenni svolgono la funzione di classe di comando. Gli Ariani oltre che a spingersi in India si sono diretti anche in buona parte del continente europeo, dando vita a molte culture e imperi in cui era presente il concetto di casta. Molti storici hanno tracciato le origini degli Ariani nella regione caucasica, le cui montagne collegano l’Europa e l’Asia, da qui il termine “caucasico”, proposto dall’antropologo tedesco Johann Friedrich Blumenbach e impiegato per riferirsi alla razza bianca, ma è chiaro come con il termine “Ariani” ora s’indichi i popoli mediorientali che non sono bianchi se paragonati alle tribù nordiche. Diversi accademici sono giunti alla considerazione che gli Ariani furono coloro che portarono la dottrina e la tradizione che ritroviamo nei Veda indiani e ciò significa che gli antenati degli europei discendenti dagli Ariani, venerarono questi dèi e nel tempo li reinterpretarono dando vita ai vari culti e religioni. Le divinità vediche quali Indra, Mitra, Rama, Durga, Agni, Varuna, ecc. sono molto simili alle divinità che ritroviamo nello zoroastrismo iraniano, religione che si manifesta prima del VI secolo a.C., il tutto ovviamente ispirato al culto precedente che è lo stesso da cui nasce la religione vedica. 

La cosmogonia zoroastriana del conflitto tra il bene e il male è stata così ripresa nell’apparente monoteismo del giudaismo, del cristianesimo e dell’islam nonché dal paganesimo nordico, dal culto azteco, ecc. Le religioni abramitiche sono state profondamente influenzate dalla cosmogonia ariana, infatti entrambi, semiti e ariani, rappresentano Dio e il bene attraverso simbologie solari. Uno dei popoli semiti, nello specifico una tribù sumero-ebraica, in antichità era stanziato in alcune aree dell’attuale Kashmir, regione settentrionale del subcontinente indiano fra i territori di India e Pakistan. Ancor oggi si può osservare come parte della popolazione di quelle zone presenti gli stessi tratti somatici oltre che le medesime usanze di coloro che ora troviamo nel moderno Stato d’Israele. Il nome del Kashmir potrebbe derivare proprio dalla parola ebraica kasher, scritta anche kasher o kosher, riferito a un cibo preparato nel rispetto delle norme alimentari ebraiche, e ancora oggi i kashmiri chiamano la loro terra Kashir. A sostegno di ciò sono state ritrovate molte antiche tombe ebraiche e ci sono più di trecento nomi di città, regioni, zone, tribù, clan, ecc. che hanno lo stesso nome di quelle citate nella Bibbia, partendo da Amal e Atai citati in Cronache fino a Gaddi riportata in Numeri. Anche lo scudo di David, simbolo presente nella bandiera d’Israele, è identificabile negli antichi templi dravidici del Tamil Nadu, nell’India del Sud. Di fatto stelle a sei punte e svastica convivono pacificamente in India. Nel Kashmir ci sono molti luoghi con nomi biblici. Musqam-i-Musa ad esempio significa “il posto di Mosè”. A Bijbihara c’è una zona sulla riva del fiume chiamata “il bagno di Mosè” e c’è una pietra denominata Ka-Ka-Bal o Sangi-Musa: quest’ultimo nome significa proprio “Pietra di Mosè”, mentre alcune rocce presso Shadipur a nord di Sringar sono chiamate Kohna-i-Musa. Le dieci tribù perdute d’Israele deportate dagli Assiri, cui si dice siano sparite senza lasciar tracce, invece di far ritorno in Palestina devono aver preferito andare in direzione della loro Terra promessa, la terra dei padri, l’India. Non sorprende che il discepolo Tommaso sia stato sepolto a Chennai, in India e che in Kashmir ci sia persino la presunta tomba di Maria e Gesù Ora, quando sentiamo la parola “ariano” involontariamente la associamo all’ideale nazista della razza bionda con occhi azzurri. In realtà il termine ariano, dal sanscrito ariyà, “signore”, era un appellativo con cui i popoli iranici si chiamavano fra di loro ed era riferito alla classe di comando, da qui termini quali sumerian (sumero) e aristocrazia che impiegano la stessa radice ma la cosa peculiare è che tale classe di comando presentasse capelli biondi o rossi e occhi azzurri. 

Questo fatto è stato nuovamente occultato dalla storia ufficiale dopo la gola profonda nazista e solo recentemente sempre più ricercatori denunciano tale omissione storica, forti di diverse scoperte tra cui quelle avvenute all’Università di Copenaghen. L’Istituto di Genetica forense della capitale danese ha concluso che le persone con gli occhi azzurri condividono un antenato comune vissuto tra i 6000 e 10.000 anni fa nell’area del Mar Nero. Le ricerche hanno notato che l’esclusivo patrimonio genetico dei cromosomi nelle persone con gli occhi azzurri provenienti dalla Danimarca, Giordania e Turchia presentano identiche mutazioni genetiche nei cromosomi specifici degli occhi con pochissime variazioni sui geni. Questo ceppo dagli occhi azzurri (ma non dai capelli biondi) lo troviamo in molte popolazioni insospettabili, come ad esempio tra gli afghani, i cinesi, i giapponesi, gli indiani, ecc. Hans Eiberg, del Dipartimento di Medicina Molecolare e Cellulare presso l’Università di Copenaghen, sostiene che il ceppo dagli occhi azzurri presente nel nord del Mar Nero dopo l’ultima era glaciale sono gli Ariani che diffusero l’agricoltura in Europa occidentale e si spostarono in Iran e India. Questo popolo antidiluviano nel suo ceppo più puro (con i capelli biondi), che si spostava principalmente via mare, ha scritto più di ogni altro le pagine della storia nota e occultata poiché la casta guerriera e sacerdotale dei più grandi imperi conosciuti e non aveva la stessa linea di sangue e tratti somatici. Si sono trovate mummie nell’Antico Egitto, in Perù e altre aree del pianeta in cui erano presenti capelli biondi; questo non solo palesava una stessa matrice di rito funebre ma anche uno stesso ceppo genetico. L’élite sumera o fenicia anch’essa presentava tali caratteristiche genetiche e le possiamo notare anche in altre aree  in cui si è trovata tale testimonianza. La presenza della classe di comando ariana con gli occhi azzurri è stata riscontrata in numerosi reperti delle maggiori civiltà terrestri. Peculiare è come nel Canone Pali tra le trentadue caratteristiche di un grande uomo troviamo l’attributo degli occhi blu e il principe indiano Gautama Siddharta Buddha, fondatore del buddhismo, è stato rappresentato con tale caratteristica (peculiare è che anche la figura di Gesù sia stata legata alla classe di comando, con la stirpe degli Asmodei, e il suo appellativo di Kyrios stava a significare proprio “signore”). 

Anche la divinità Quetzalcóatl degli Aztechi è stata tramandata con le fattezze di un individuo dall’altezza prominente, con la barba e capelli biondi, pelle bianca e occhi color blu smeraldo. Ancor più peculiare è ciò che il frate francescano Juan Torquemada raccolse dalle tradizioni dei nativi del Vecchio Messico: «Quetzalcóatl aveva i capelli biondi e indossava una tunica nera cucita con piccole croci di colore rosso». La tunica nera e croci di colore rosso sono una costante nella storia degli ultimi millenni ed è un antico simbolismo probabilmente proveniente dalle società antidiluviane tutt’ora presente, come andremo a vedere, in molte società segrete e Ordini e più velatamente nelle cariche istituzionali o religiose.
Ai giorni nostri con la parola “ariano” s’indica una popolazione dalla pelle chiara rispetto al ceppo negride, ma non necessariamente bianca e non certo bionda con gli occhi azzurri corrispondente alle razze nordiche o alla classe di comando ariana che non si ibridava con altri ceppi. Di fatto nel nord dell’India non troviamo una discendenza genetica d’indiani biondi con occhi azzurri bensì di indiani dalla pelle più chiara rispetto ai dravidici, il popolo autoctono dell’India del Sud. Ora con il termine “Ariani” possiamo riferirci anche ad alcuni gruppi semiti stanziati nelle terre conquistate dagli Ariani. I Semiti sono un gruppo linguistico di razza europide che, stando al testo biblico, discendono da Sem figlio di Noè. In questo gruppo si comprendono Fenici, Caldei, Assiro-Babilonesi, Cananei, Aramei, Arabi, Morabiti, Etiopi ed Ebrei. Spesso gli storici, per una maggior chiarezza o coerenza delle loro tesi, conferiscono nuovi appellativi alle stesse etnie che nel corso dei secoli mutarono la loro posizione geografica e/ o il tessuto sociale, ma alla fine questa pletora di nomi tende a confondere ancor di più le torbide acque della storia artefatta che studiamo sui banchi di scuola. Ad esempio, nel bacino mediterraneo il vasto ceppo fenicio, generalmente definito con l’appellativo di “Popoli del Mare”, è stato rinominato in base alle diverse aree geografiche in cui risiedevano usando termini generici quali Tirreni, conosciuti anche come Etruschi se stanziati in Italia Centrale, oppure si impiegano termini selettivi come Sardhana (Sardi), Liguri-Sicani-Elimi, Siculi, Veneti, Egei, ecc. Nell’ibridazione culturale in cui il simbolismo e i culti ariani sono divenuti parte delle società semite si sono create nuove classi di comando in cui è sorta una terza figura oltre a quella del sacerdote e del guerriero, ossia il commerciante/ pirata, trasformatosi nel tempo nella figura del proprietario terriero, banchiere e industriale. La terza casta ha dato i natali alle cosiddette “Repubbliche”, ossia criptoligarchie in cui i detentori di potere sono coloro che possiedono le maggiori ricchezze acquisite con il commercio e lo scambio della moneta. Un esempio eclatante in Italia furono il Granducato di Toscana o la Serenissima Repubblica di Venezia in mano ai banchieri quali Medici, del Banco, Longhi, ecc. proprio come accade ancora ai giorni nostri con le moderne Repubbliche, apparenti Stati democratici in mano ai banchieri internazionali legati alle antiche dinastie di banchieri sarmato-sadducei presenti nella Penisola italica e trasferitesi in Germania, Svizzera, Olanda, Inghilterra, Scozia e in seguito nelle Americhe. Nel IX secolo d.C. la migrazione di numerosi Ebrei, molti dei quali residenti nella nostra penisola, diede origine a molte comunità renane di Ebrei ashkenaziti che nel tempo trasformarono la Germania in una potenza commerciale, così come successe in Olanda e Inghilterra. Gli Ashkenaziti discendono dai Kazari, una popolazione seminomade originaria dalle steppe dell’Asia Centrale convertita tra l’VII e il IX secolo al giudaismo. Tra gli Ebrei ashkenaziti – cui appartiene anche la schiatta ora denominata Rothschild, i cosiddetti “banchieri” del Vaticano – si presenta una notevole componente caucasica con una genetica definita “nordica”, con occhi azzurri e i capelli biondi o rossi. Dopo la scoperta della città di Troia da parte dell’archeologo tedesco Heinrich Schliemann, avvenuta nel 1870, si rinvennero nelle sue rovine moltissimi artefatti recanti la svastica della città. Dopo aver consultato Max Müller ed Emile Burnouf, due rinomati orientalisti, Schliemann si convinse che la croce uncinata fosse un importante simbolo religioso ariano. Burnouf ritenne che la svastica fosse una prova sia di una migrazione verso ovest delle tribù ariane in precedenza stanziatesi in India che di un collegamento tra la religione vedica e i culti europei e mediorientali. Anche gli studiosi anglofoni e americani furono propensi a questa ipotesi e già nel 1896 Thomas Wilson, curatore del Dipartimento di antropologia preistorica nel Museo Nazionale degli Stati Uniti, pubblicò il libro The Swastika: The Earliest Known Symbol and its Migrations ove ribadì la teoria della migrazione ariana e del simbolismo comune tra Oriente e Occidente.
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